Freschi, atletici, frizzanti e – finalmente – con un qualcosa sonico dalle prospettive luminose, lontani dalle attualissime cupezze esistenziali. Sono i lombardi L’Orso con il loro secondo disco, Ho messo la sveglia per la rivoluzione, dieci brani, un brusio di fremiti, pensieri, considerazioni e – perché no – un riprendersi un pò di vita propria da gestire come si vuole, fuori da questa ripetizione seriale di quotidianità che ci tocca vivere.
Indie pop a go go, ma anche una cantautoralità slegata dalle pastoie consuete, un primissimo Samuele Bersani, Brace, Inserire Floppino che si agitano nell’urbanità esistenziale ma con un preciso messaggio positivo – più messaggi – ovvero “rivoluzionare con l’amore” il proprio battito umano e quello di chi ci circonda, accorciare le distanze tra noi e noi per poi abbracciare lui, il mondo che ci sta intorno.
La voce di Mattia Barro e le atmosfere disincantate del resto della band, nonché la produzione di Enrico “Carota” Roberto de Lo Stato Sociale e Matteo Costa Romagnoli, boss di Garrincha Dischi, fanno di questo registrato una piccola istigazione a fare e pensare fitto, un fondersi perfettamente con le necessità di esserci e contare a tutto punto per non essere ombre negli angoli bui, e tracce come il beat shake Il tempo ci ripagherà, Io che ho capito tutto, Giorni migliori, la chicca Motown style I buoni propositi o l’ossessione shuffle che fustiga Baader-Meinhof bastano per rappresentare un disco che – con una precisa personalità – svela con intelligenza tutto il suo vortice indipendente di alt-fascino.
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