Questo giovane anglo-giamacaino, dopo una lunga esperienza come busker one-man band ha deciso di registrare le sue canzoni, ridando valore al blues urbano, per niente patinato. Nelle tracce di “One man & his 30w pram” emergono i riferimenti ai grandi padri del blues, in particolare a Muddy Waters e John Lee Hooker (“Good news”), ma anche a quello più recente degli anni ’90 di quella macchina da guerra che fu la Blues Explosion (“Man’s ruin”).
Il disco scorre in modo molto piacevole, soprattutto per chi ama il blues più sporco e meno convenzionale, dato che l’artista britannico si diletta spesso a rendere sferragliante la sua sei corde, infiammando i brani (“The devil’s workin’”) o portandoli verso i territori del punk-blues (“Rickety Ol’roller coaster”) e crepitanti, come in “Went to a party”, brano accostabile a certa produzione degli White Stripes.
Tuttavia, non mancano momenti meno frenetici come il folk blues di “Sentimental values” o evocativi (“Way out there”) o ancora dilatati (“Magic carpet”). Questo disco aggiunge poco al blues, ma riesce a dare nuovo ossigeno al genere.
Vittorio Lannutti