Peter Dio e Freddie J IV – i Left Lane Cruiser – allargano a tre la loro cablatura di duo con l’arrivo di Joe Bent e tutto ritorna a prendere fuoco e fiamme nel laido quanto stupendo hard blues che li consacra nuove stelle della mid-America, quella dei bikers tatuati, degli aliti viziati di sesso e litri di Wild Turkey, quella delle strade a perdita d’occhio e falò dove ingigantire fottutissime storie con puttanelle di turno.
Dirty Spliff Blues è il sesto disco per questa formazione dell’Indiana, un’accolita di musicisti che suonano divinamente gli insegnamenti sporchi e sliddati di ZZ Top, l’anima nera di Howlin’ Wolf, per avvicinarsi ai più contemporanei Eric Sardinas e Black Keys, una lezione – la loro – che spacca i coni stereo e abbassa – con i distorsori a manetta e i miasmi di un Mississippi infestato di demoni – le difese immunitarie di tantissimi nerd urbani in cerca d’identità.
Dieci “suonate” tutte riff, ritmi ossessi e fuzz bluesy che stordiscono e dove inneschi di garage e psichedelie varie Heavy honey, Cutting trees entrano in circolo nell’insieme dei grooves tanto da completarne la vitalità e l’energia, tutte cose di cui la tracklist ne va in overdose. Il trio americano ci fa perdere nei mille rivoli del Delta, ci entusiasma e circuisce, trascinandoci a fondo del loro animo virulento, non ci fa respirare tra un brano e l’altro, tutto è veloce e stupendo Barrachos, Whitebread n’ beans, derive stoner All my damn day, una slide tiratissima e contorta Skateboard blues per finire stritolati nei distorsori serrati di She don’t care, dopodiché se vi rimane ancora una stilla di sangue in cerca di tranquillità potrete definirvi miracolati da chissà quale santo di passaggio in quel momento.
Let’s go baby!
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