Recensioni

LaMente – Un passo indietro

2014 Garage Records

Togliendo i tanti panegirici che in occasioni come queste “orpellano” senza remore una uscita discografica, possiamo indubbiamente dire che gli aretini LaMente – qui al loro debutto con Un passo indietro – sono una di quelle band (con componenti non nuovi dei palchi) che sanno scrivere buone canzoni e le sanno trasmettere agli ascolti allargati.

I LaMente non soffrono di nevrosi o trascinano gli orecchi in disincanti sciovinisti rockeggianti, la loro musica è una specie di – lo è – cantautorato pop d’antan profondo e senza tanti vincoli modaioli, hanno una certa indolenza intima e pensierosa che nella dinamica di nove brani danno fondo ad un inconfondibile charme dalle tinte Ottantiane Difendimi, Rosso, orecchiabile nel senso che ti si fissa nelle visioni e non nelle “ricanticchiabilità” vacue e – cosa non di poco – disco dai contrasti mid-vintage Italo-sessantiani che da Il Vento a Chiedi se, passando per la cantilena dondolante di Un viaggio, danno il tepore, la consolazione caratterizzante di un qualcosa che si vive e rivive deviando per i ricordi ben conservati in fondo al cuore.

Nessuna miracolistica o novità nella loro poetica pop, ma una onestà ben architettata che fa piacere agli orecchi, tra il suadente e il languidume di una finestra dai vetri appannati dove con un dito si inseguono disegni e sogni, le direttrici di una condensa umida che si intrecciano con i tunf tunf di un cuore melanconico.

Buona la prima!

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