“Si può fare una canzone con qualsiasi cosa”. Cantava così Mario Venutì in una sua famosa canzone, ed è vero ma vorremmo anche aggiungere una particolare, anche con quell’equilibrismo poetico frammisto ai ricordi che ne impastano – poi in fondo – la vera tempra, la genuina screziatura emozionale. Tutto questo umore è contenuto nel bell’esordio Ultimi, album degli umbri Il Geometra, undici tracce che – in una dinamica pop cantautoriale doc – avvinghiano storie, espressioni e dettagli sia di vita (di ieri e oggi) che ci girano intorno sia nella sfera riflessiva del cantante, e il risultato è una disco che scorre come sangue dolce forte nei suoi elementi costitutivi che nei pensieri profondi.
La formazione di Foligno, Lorenzo Venanzi, Jacopo Magrini e Francesco Bitocchi, mette al centro della propria fascinazione poetica la scuola cantautorale 70s, da Lo Cascio, Locasciulli Biblioteche comunali, Ferradini Restiamo nascosti, Castelnuovo, spennate, fingerpicking Prima dell’isola, Banco ambrosiano, suoni acustici, fragranze e filamenti elettrici Knopfleriani Infiniti mondi, un semplice giochi di luci e ombre con ceselli inaspettati per una band che ha già gli assi vincenti per venire a galla dall’oceano underground.
Il caracollare cristallino di Francesco non (r)esiste lascia in bocca/orecchio il sapore di un bel lavoro, la sensazione che certi dischi sganciano “eccellenza” senza magari rendersi conto appieno che suonando storie, sono già loro stessi piccole storie a sé. Fateci sopra più di un pensiero.
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