Un bel disco d’esordio che con la sua proiezione sonora pare dare alito a certi frame Zappiani. Della serie facciamolo strano ecco Caona (Vocacledo) – che tradotto sta per Come Avrei O Non Avrei Voluto Che Andasse Con Le Donne – disco stracolmo dello schizoide estro del cantautore bolognese Gin Gerani, una saturazione di creatività sagace e anarchica che nella gittata di dieci tracce zigzaga dentro una teatralità cabarettistica e una scrittura “punkyes” caratteriale da cardiopalma, una lettura “trasversale” di un Don Giovanni sfigato e versatile in caccia di femminili virtù che paiono sempre girare al largo o a “darsela” a gambe.
Gerani è una scossa elettrica, poesia, sfrontatezza, verve e atmosfere trasognanti, irreali se non addirittura metafisiche fanno il corredo sonoro a questo artista completo e polistrumentista, una suggestione multi sfaccettata che ricorda molto da vicino il Bugo delle prime armi Salvador Dalì, l’intelligenza stravolta di Freak Antoni Dottor seduttore, X+Y=Z, un brividino Gaberiano Musita e un qualcosa che prende di Elio Musiverso, una energia urbana e strampalata che percorre il circuito sanguigno delle belle cose, delle cose schiette travestite da inconcludenze.
La ballata da musical Che cosa vali e la decantata poesia che stimola Vento completano il cerchio astruso/estroso che questo giovane cantautore disegna in un underground oramai in calma piatta, una sveglia personalissima destinata a mettere sull’attenti ascolti su ascolti come una febbre a divenire.
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