Dai laidi sotterranei di Los Angeles ecco sbucare fuori i Dub Thompson, duo di giovanissimi scalmanati qui all’esordio ufficiale con 9 Songs, un insano innesco elettrico che – dalle sintomatologie primarie del punk – si evolve e si confonde in scariche rock noise e post hardcore variegato di certi This Heat e Fugazi dai quali ne traggono – giusto alcune concrezioni – linfa e sangue marcio per proseguirne la strada.
Matt Pulos chitarra e voce, Evan Laffer batteria si pongono un traguardo ambizioso, cioè quello di trasfigurare un corridoio di concreta – anche stramba – pezzatura multicode dello stimolo punk con un suono eterogeneo, che abbia a che fare sia col garage d’antan che con l’hardcore 80,s americano, col krautrock e i bollori dell’indie rock, un gran bailamme che a fine giro conquista interesse ed un posto di rilievo tra le nuove proposte “fuori riga” che girano ultimamente.
Otto tracce con l’intenzione vera di stravolgere l’ascolto attraverso le loro sfaccettature e gli spigoli sonori che coniugano in sequenza, e onestamente superati i primi momenti di dubbio poi il fluire diventa compattezza d’intenti e tutto comincia a girare di autonomia propria; il dub in levare No time, le bordate di pedaliere Mono, i rifferama progressive della titletrack e il baccanale Hc di Pterodactyls, una serie di epilettismi programmati decisamente muscolari che già hanno quel lontano sentore di internazionalità.
Da testare ad alto volume.
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