Recensioni

Desaparecidos – Payola

2015 Epitaph Records

Ad infiammare ulteriormente questo inizio estate 2015 non poteva certo mancare il “ritorno di fiamma” di Conor Obrest per i suoi amorini Deasparecidos, e riesplode quella bella ribellione elettrificata a mille, quel vacuum distorto e depravato di punk-emo che questa volta prende il nome di Payola, quattordici saette al fulmicotone che tra intelligenze coscienziali e un dispiego energetico molto “college” autorizza chiunque e a fare stage-diving dentro e fuori la proprie esigenze da sfogare.

Certo, Obrest da frontman tutto intimità e solitudine dei Bright Eyes a scapestrato istrione di questa formazione “parallela” la differenza si sente, qui tutto è immerso in una tensione emotiva che solo in alcuni frangenti (uno) – forse il brano di apertura The left is right – si scioglie in favore di una tranquillità riflessiva, ma poi tutto quello che satellita intorno, in largo e lungo è una siderurgia serrata, un arrembaggio di pedaliere, ugole arrossate e speed scapigliante che scuotono lo stereo al pari di un terremoto.

Con Obrest i fidi Ian McElroy, Matt Baum, Denver Dalley e Landon Hedges, più una accolita di amici che lungo la tracklist fanno capolino e spessore tra cui Laura Jane Grace degli Against Me! in duetto su Golden parachutes, Tim Kusher dei Cursive e i punkers So So Glos che si sgolano in Slacktivist, dunque un disco dall’alto tasso sonico che nei riff a gancio di MariKKKopa, Ralphy’s cut, Search  the searches e Von Maur massacre da il meglio, ma è con Te amo Camila Vallejo (traccia dedicata alla leader del Movimento Studentesco Cileno delle rivolte del 2011) che l’intero lotto da anatroccolo amplificato si trasforma in cigno maestoso!

Stupendamente contro!

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