Per essere un debutto, viaggiano a vele spiegate e non hanno nessuna intenzione di stopparsi. Vhs è l’official dei bolognesi Dade City Days, una estrazione musicale, una “sostanza tecnica e notturna” che sulla lunghezza di dieci brani – e con una bella abilità a manovrare i 90,s della Londra post punk e la contemporaneità waveing della Big Apple – mettono in circolo un condensato sintetico di psichedelia gazer, screzi gotici, sogni e deliri senza perdere mai una battuta che sia una battuta.
Il trio ruota intorno ad una forte personalità d’intenti e pathos, mettono all’ascolto quelle forti pulsioni elettroniche con la dolcezza smarrita di uno stordimento incontrollato, una sequenza di intrecci vocali, stimoli dance e raffinati chiassi stroboscopici che riportano in testa i bui dissoluti di Slowdive Lurex, My Bloody Valentines, più in la i Curve, praticamente una piccola internazionalità di cui i DCD ne rielaborano linfe e concezioni trasformandole in un perfetto incubo tutto da ascoltare e godere.
Tra ricordi e nuove visioni, il vortice compulsivo di Siderofobia, echi della decadenza Sheffieldiana Fernweh, Polaroid o il noise industrial che Benzedrina sbatte in faccia e negli orecchi, tutti assaggi di un debutto che se non fa gridare al miracolo però una infinitesimale “santità” sì .
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