Recensioni

Black Tail – Springtime

2015 MiaCameretta Records/VDSS Records

Con un oceano di mezzo e la complicità fortunata dei boschi fuori Boston, nasce il progetto Black Tail, progetto che man mano diventa band e che va ad esordire di lusso con Springtime, nove tracce delicate e scosse, decisamente colme di pathos, corrente elettrica e poesia sommessa, tutte da scoprire piano dentro i loro involucri di americana, post rock, field things tattili e intenzioni di rinnovare l’underground (e ci siamo), un disco che con disinvoltura entra immediatamente nel cuore.

Santi protettori certi Wilco romanticoni e  Pavement disillusi, come assemblaggio strutturale ottimo e quel mix di dolce/amaro che si addentra nelle convinzioni d’ascolto con un gusto molto ben dosato, questo il tratteggio di un bel disco, di questo “allunaggio” american flavour che fa centro ancor prima di presentarsi. Cristiano Pizzuti, Simone Sciamanna, Roberto Bonfanti e Luca Cardone sono il prototipo delle “cose fatte bene”, di quegli ingranaggi sonici che macinano senza fare caos, e la bella cavalcata easy alla Byrds Loose Talks, la piaggeria British The day before TV, November e Oak tirano le somme su di un lavoro che riempirà di buono – ma già lo fa – il nuovo anno.

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