Dalla patria mondiale della fisarmonica agli imperi alati di un prog rock empirico e psichedelico come pochi. Da Castelfidardo il vortice strumentale degli Atom Made Earth con Morning Glory, secondo album di carriera per questa formazione, una trasfigurazione fluida e struggente che si nutre con bramosia anche di soluzioni oscure, nero seppia che si fanno cerebrali man mano che la tracklist scioglie tutte le sue potenzialità profonde.
Dentro non c’è la solita parata di tecnicismi sbruffoni ma una sincera capacità ad esplorare elementi e sonorità che fanno rimanere l’ascoltatore concentrato al massimo, nonché privilegiato “aviatore” sulle onde fluide che gli AME distribuiscono tra attitudini ancestrali e un’anima –sotto sotto – di sangue metallizzato. L’ascolto del disco è un trip tra lo ieri e l’oggi, un abbandono totale e mentale che conduce alle corti di certi King Crimson Reed, verso melme Sabbathiane Thin e rimandi Floydiani October pale, Stac, un viaggio “mistico”, elettrico e distorto che scava in un luogo inesplorato dell’animo, succhiando tutto.
Ballate, radenti, contrappunti, zig zag, ricami e una dedizione totale alle “sciarade prog” sono le soluzioni anthemiche che la band stratifica a bizzeffe, ma è l’intro luciferino che apre il tutto Noil e il pathos siderale finale di Lamps like an african sun a lasciare un impatto psicotico mentre le direttrici impazzite di Baby blue honey portano gli AME al podio di protagonisti assoluti della nuova scena rock prog a divenire.
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