In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Citra Scina”, Youssef De Luna ha condiviso cinque brani che, nel tempo, hanno lasciato un segno profondo nel suo modo di vivere e intendere la musica.
Più che semplici influenze, sono canzoni che hanno contribuito a plasmare il suo sguardo artistico: dalla forza espressiva della voce alla ricerca della parola giusta, dalla ribellione che nasce dal ritmo fino all’accettazione dell’oscurità e alla vertigine dell’amore assoluto.
Cinque ascolti fondamentali, accompagnati dai suoi commenti.
1. David Bowie – Heroes
Con questa canzone ho capito cosa significa cantare: vivere ciò che si sta dicendo, sentirlo con ogni fibra del proprio corpo, vederlo e toccarlo lì davanti a sé. Ma, soprattutto, lasciarsi toccare: vivere, appunto. Senza difese. “And the shame was on the other side”.
2. Bob Marley & The Wailers – Them Belly Full (But We Hungry)
La ribellione e la rivoluzione sono – ancor prima che nelle parole – nel ritmo, nei suoni, nel taglio della voce. E nel corpo che balla. “Forget your troubles and dance”.
3. Fabrizio De André – Cantico dei drogati
“Ho licenziato Dio”. Che inizio! De André mi ha insegnato il lavoro di scalpellino sul testo. La parola nella canzone è al servizio della musica e viceversa, non si può pretendere di scrivere pura poesia.
Ma bisogna comunque avere un rigore poetico: avere la pazienza e il coraggio di sostare su quella parola che c’è, o che manca, perché possa aprire dei nuovi mondi.
4. Black Sabbath – Into the Void
L’oscurità fa parte della nostra vita, non possiamo ignorarla. I Black Sabbath sapevano coglierla e restituirla.
Muovere il corpo, far ondeggiare la spina dorsale sulla viscosità dei loro riff, fin da quando avevo 13 anni, lo trovo liberatorio, catartico.
5. Giuseppe Verdi – Già nella notte densa (da Otello)
Duetto dell’opera lirica Otello tra Otello e Desdemona. Una composizione senza epoca: quando si va a tali profondità, sia il tempo che lo spazio vacillano.
L’amore, la morte, l’estasi: l’abisso sensuale della dolcezza.