“Tu mi fai” è il titolo del nuovo singolo dei LAMETTE. Il brano prodotto con Simone Sproccati parla di una storia d’amore nata d’estate, delle notti passate in macchina ad appannare i vetri, uno di quei amori stagionali che ti lasciano alla fine l’amaro in bocca e la sensazione che tutto ciò non sia stato abbastanza. Con i precedenti singoli hanno totalizzato oltre 200 mila streams e sono stati inseriti da Spotify e gli altri store digitali tra i nomi caldi delle playlist editoriali (New Music Friday Italia, Scuola Indie, Una vita in università, Released, Rising) .
Il nuovo singolo dei LAMETTE è ruvido, passionale come una rosa, tagliente come le sue spine. Una fitta al cuore, come un colpo di pistola sparato dritto in mezzo al petto. Forse successo tutto troppo in fretta, quasi da non accorgersene. Lei troppo bella per resisterle, ma forse non era ancora il momento giusto.
Abbiamo chiesto i loro 5 brani fondamentali.
Somebody Else – The 1975
Avevo da poco compiuto 18 anni, ed uscivo da una relazione abbastanza importante per quell’età (o almeno per me lo era).
Già dall’intro questo brano mi rapì, il malinconico giro di accordi eseguito da un semplice piano rhodes e la voce tagliente, quasi sofferente di Matty Healy mi catapultarono nel mondo dei 1975, mondo dal quale, probabilmente non sono mai uscito. Già dalle prime prime parole del ritornello cominciai a rispecchiarmi totalmente in quel mood creato dal brano.
“I don’t want your body but I hate to think about you with somebody else”
There Is a Light That Never Goes Out – The Smiths
Uno dei gruppi che ha probabilmente segnato la mia adolescenza.
Un brano iconico, rimasi affascinato da questo pezzo in particolare, probabilmente anche grazie alle sonorità tanto “sporche” quanto perfette, ed anche grazie alla forte impronta data da uno dei più forti “Guitar Heroes” di sempre: Johnny Marr. Questo brano risale al 1986, ma ogni volta che lo riascolto mi chiedo come faccia quel testo a risultare così fottutamente attuale…
“And if a double-decker bus, crashes into us, to die by your side, is such a heavenly way to die”
505 – Arctic Monkeys
Una canzone perfetta, un gruppo perfetto, più passa il tempo più mi rendo conto di quanto Alex Turner sia un artista a 360 gradi. I sui testi sono così semplici quanto “efficaci”, la sua voce così unica e caratteristica.
“I’d probably still adore you with your hands around my neck”
The Last of the English Roses – Pete Doherty
Una canzone dal testo abbastanza astratto, ma comunque di un efficacia tagliente.
Nel ritornello c’è una svolta meno malinconica a livello strumentale, ma la voce “dannata” di Pete riesce comunque a mantenerti in quel mood “ombroso” che caratterizza la maggior parte della sua discografia. Gran parte della discografia di Pete ha segnato la mia adolescenza.
“It’s fine and take what I, Coming out, coming alive”
Objects in The Mirror – Mac Miller
Con questo pezzo ho conosciuto Mac, un artista che in breve tempo mi ha completamente rapito. Nel testo parla di come una ragazza possa essere fatale per chi se ne innamora.
La sua voce così “sporca” viaggia sul beat in modo perfetto ed i suoi cambi di flow riescono a tenerti attaccato alle cuffiette e ad immedesimarti nelle sue parole.
Grazie Mac.
“just a little taste and you know she got you”