E’ uscito il 13 gennaio 2022 in distribuzione Believe Digital il nuovo singolo di Forse Danzica dal titolo Noir. Un nuovo capitolo electro-pop dalle venature post-punk del progetto di Matteo Rizzi dedicato a tutti quelli che, almeno una volta, si sono sentiti immersi nel sentimento dello spleen. Noir è la nuova colonna sonora dell’isolamento milanese e Matteo Rizzi lo racconta così:
“La cosa che mi è sempre piaciuta dell’immaginario noir è che in un certo senso i protagonisti di quei film sono le vittime. Questa canzone è stata scritta in un momento in cui mi facevo molta tenerezza, quasi pena, che è una cosa che detesto, in cui quindi mi sentivo una vittima per varie ragioni. Parla in ogni caso di spleen, noia, nevrosi, angoscia, ma anche di richiesta di comprensione e di compassione, a partire dall’idea claustrofobica di una stanza opprimente e angosciante, da dove vorresti scappare, ma oltre alla quale non hai nulla, perché quella stanza è in realtà tutt’uno con i tuoi pensieri“
Per l’occasione gli abbiamo chiesto quali sono i suoi 5 brani preferiti.
I Never Learnt To Share – James Blake
Credo sia il primo brano ad avere davvero sconvolto la mia concezione della musica pop, non so se sia più impressionante la tensione che riesce a creare per tutto il pezzo o il drop con cui la scioglie. Inoltre mi piace tantissimo l’idea del mantra, di qualcosa che si ripete potenzialmente in eterno (my brother and my sister don’t speak to me but i don’t blame) e sono sempre affascinato dal contrasto tra questo mantra e la schizofrenia dell’accompagnamento musicale, e dal fatto che ne risulti un pezzo che è al contempo sempre uguale e sempre in mutamento. Come l’identità!
There Is A Light That Never Goes Out – The Smiths
L’avrò ascoltata un milione di volte, per almeno cinque anni al liceo quando mi chiedevano quale fosse la mia canzone preferita rispondevo con questa. E a quanto pare lo faccio ancora. Per anni sotto la doccia ho fatto le imitazioni di Morrissey che agita la piuma (nel mio caso spugne, doccini, flaconi ecc.) con anche discreti risultati.
Prospettiva Nevskij – Franco Battiato
É una di quelle canzoni che mi porto dietro fin da quando ero bambino, e che nonostante i miei continui cambiamenti negli anni, non ha mai smesso di darmi qualcosa, quasi come se anche lei crescesse con me.
Now, O Now, I Needs Must Part – John Dowland
Mi ha sempre incantato come pochissime altre cose, il fatto che suoni così antica e così simile a me mi tiene davvero in sospensione, è una di quelle cose che ascolto quando voglio essere trasportato in un tempo e in uno spazio totalmente lontani da quelli in cui si svolge la mia esistenza reale, senza però sentirmi disperso o spaesato.
Heavenly Bodies – Douglas Dare
Fa parte di Milkteeth, che è uno dei miei album preferiti in assoluto, per il senso di nudità, fragilità e debolezza che trasmette. Questa in particolare è tutta costruita su “Ah Vous Dirai-je maman”, la ninnananna francese che oggi conosciamo più che altro come “Twinkle Twinkle Little Star” ed è una cosa che mi devasta emotivamente.