Istituita nel 2012 dall’Assemblea delle Nazioni Uniti, lo scopo della Giornata Mondiale dei Genitori è ricordare che loro sono i primi autentici educatori dei bambini.
La festa pone l’accento sull’importanza di queste figure nell’educazione dei figli, nella costruzione della loro identità di persone. Si tratta di una responsabilità enorme, perché significa influenzarne la loro crescita in qualità di individui, di cittadini del mondo.
E l’influenza è senza dubbio anche musicale. Per la giornata mondiale in questione, abbiamo chiesto a vari artisti di segnalarci quale brano hanno ascoltato per colpa o merito dei propri genitori.
Ecco cosa ci hanno raccontato!
Frank Past
Tanta voglia di lei dei Pooh
L’inizio sognante mi ha accompagnato per tutta l’infanzia. Una ninna ninna tragica per uno dei testi più belli della storica band. Avrei capito diversi anni dopo il significato di quelle strofe, devastanti nella loro semplicità. Il tradimento come ferita perpetua, una carezza che viene negata da un amore più grande. Genesi del brano complessa e un sapore agrodolce che ancora oggi rappresenta per me una superba narrazione di un episodio che non vede né vincitori né vinti.
ilmostrodellaband
Ma che freddo fa di Nada
Quando non riuscivo a dormire era il pezzo che preferivo cantato da mia madre.
Michele Gatto
Rose rosse di Massimo Ranieri
Un brano che mi fa pensare a mio padre è “Rose rosse” di Massimo Ranieri. Più che farmelo ascoltare, ricordo che tutte le volte che lo sentivamo da qualche parte (trasmissioni tv/radio) lui partiva sparato a cantare a squarciagola ed era proprio tener
Hesanobody
Il Mio Canto Libero di Lucio Battisti
In loop insieme a tante altre canzoni di Lucio negli spostamenti in macchina con mia madre. Da piccolo avevo un po’ il rifiuto dettato dalla tipica voglia di fare il bastian contrario coi genitori e provavo quindi a boicottare i suoi dischi. Col tempo ovviamente me ne sono innamorato e un classico del genere è perennemente nei miei ascolti settimanali, quindi grazie mamma!
Diletta
Ho visto un prato di Sergio Endrigo
“Ho visto un prato” è una canzone dalle dolci malinconie. Fa parte dell’album “Ci vuole un fiore” del ‘74 che ha travalicato i decenni e ancora lo farà. I testi sono di Gianni Rodari, le musiche di Sergio Endrigo e Luis Bacalov. Due grandi della musica italiana e un gigante della letteratura fantastica. Tutti conosciamo il brano eponimo, ma tutte le canzoni hanno una carica emotiva e una poesia che merita di essere ricordata e tramandata. Canzoni per l’infanzia sì, infantili no.
Paul Giorgi
Amore grande amore libero de Il Guardiano Del Faro
Me la fecero sentire una volta i miei a cena. E fu amore a primo ascolto. Non ricordo di cosa stavamo parlando ma era estate e mi fece venire la pelle d’oca
Benestare
Shock in my town di Franco Battiato
Ricordo il giorno che mio padre tornò a casa da lavoro con il cd (masterizzato) di Gommalacca. Ero bambino e rimasi incuriosito da quella strana copertina con quella che mi sembrava essere la boccetta di un profumo. Subito la prima traccia mi riempì di meraviglia, non avevo mai sentito niente di simile.
Subuteo
50 Special dei Lunapop
Essendo tutti abbastanza giovani, questo pezzo rappresenta pienamente le nostre infanzie, chi di voi non ha mai sentito questa canzone d’estate ad una festa nei primi anni 2000?
Adelasia
La città vecchia di Fabrizio De Andrè
Mia madre è stata la spacciatrice di musica in casa, ha sempre ascoltato molta musica ma sa suonare alla chitarra una sola canzone: La cittá Vecchia di De Andrè quindi non posso non scegliere quella. È la canzone che ha fatto nascere il mio amore per De André e il cantautorato italiano.
Pagano
Lieve dei CSI (Marlene Kuntz cover)
Mia madre me la faceva cantare in macchina in continuazione quando mi riportava a casa dopo scuola.
Granger
Can the Can di Suzi Quatro
Quando ero piccola volevo fare la rockstar, così mia mamma mi portò a comprare il Greatest Hits di Suzi Quatro, e ricordo ancora la faccia shockata della commessa quando le chiesi quel CD. Ogni volta che salivamo in macchina lo facevamo partire, questa è la canzone che cantavamo di più, mi ricorda la mia infanzia e la mia meravigliosa mamma!
Neverbh
Indaco dagli occhi del cielo di Zucchero
Riascoltare questo brano è struggente, lo metteva sempre mia madre quando mi riportava a casa da nuoto. Credo sia uno dei miei brani preferiti di sempre.
Manfri
Falling in love with you degli UB40
Uno dei pezzi preferiti di mio padre, ho trascorso l’infanzia con quella traccia fra le orecchie.
[lessness]
Pretty In Pink dei Psychedelic Furs
I gusti musicali miei e dei miei genitori non hanno mai avuto punti di incontro. Sopportavano però (a stento) quando mettevo su la cassetta degli Psychedelic Furs. Chissà poi perché. Vi voglio bene per tutte le volte che vi siete tappati le orecchie fingendo di credere che tutte quelle cassette fossero per esercitarmi in inglese.
Lena A.
La gatta di Gino Paoli
Mio padre, stonato come una campana, per addormentarmi aveva il suo rito: mi prendeva in braccio, facendo accoccolare la mia testa sulla sua spalla e camminava avanti e indietro, per tutto il corridoio, cantando, o almeno provandoci, Gino Paoli.
Ylyne
Via Lattea di Franco Battiato
Ho avuto la fortuna di crescere fin da piccolissimo con la musica di Battiato, che considero uno dei più importanti autori di musica italiana in assoluto, artista straordinario.
Kolè
Non è per sempre degli Afterhours
Leggera, viva.
Florilegio
Sotto il segno dei pesci di Antonello Venditti
Tutto il disco in generale è stato compagno di molti viaggi in macchina quando ero bambino. In particolare, associo l’omonima titletrack del disco ai miei genitori e alla mia infanzia per davvero tantissimi motivi che mi fa strano scrivere. Uno dei tanti è che siamo tutti e tre del segno dei pesci.
NOVE
Ti sento di Matia Bazar
Durante i viaggi per le vacanze la mettevamo in macchina a tutto volume e la cantavamo tutt’e tre insieme.
MANI
La leva calcistica del 68 di Francesco De Gregori
Ho un’immagine vivida nella mente. Di un pomeriggio con mio padre mentre rientravamo a casa col furgone e la radio a tutto volume. Ogni volta che passava quella canzone fuoriuscivano attorno ai suoi occhi delle rughette d’espressione. E non importa quanto fosse stata pesante la giornata, lui iniziava a cantare col sorriso e il braccio fuori dal finestrino. Sto parlando de “La leva calcistica del ‘68” di Francesco De Gregori.
“E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
Di giocatori tristi che non hanno vinto mai
Ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
E adesso ridono dentro al bar
E sono innamorati da dieci anni
Con una donna che non hanno amato mai
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai”
De Gregori è stato parte della sua infanzia, e di conseguenza anche della mia. Ogni volta che mi capita di ascoltarlo, ecco che subito, mi viene da pensare a mio padre, a come spensierato schiocca le dita e nel modo implicito con il quale mi ricorda sempre di essere coraggioso come Nino.
DITE “VI VOGLIO BENE” PIÙ’ SPESSO AI VOSTRI GENITORI, STANNO FACENDO DEL LORO MEGLIO.
Piccoli Bigfoot
Take Me Home, Country Roads di John Denver
Con questo capolavoro di John Denver andavo a comprare le focacce con mio padre (Papà Bigfoot) per le strade di campagna Abruzzesi durante il periodo estivo. Ogni volta che la riascolto vengo catapultato prepotentemente in quel periodo di spensieratezza e in quei paesaggi spettacolari con il mare all’orizzonte al sapore di focaccia. Pelle d’oca! Ma poi, quanto sono buone le focacce in Abruzzo!?
Saera
E’ per te di Jovanotti
Mia madre me la metteva sempre prima di andare a dormire, una sorta di ninna nanna.
Entropia
Yesterday dei The Beatles
Un esempio in cui la grande qualità della scrittura permette ai fab four un arrangiamento minimale: chitarra acustica, voce e archi. Uno dei primi momenti di incontro fra song rock e cultura classica europea.
SOUL
Ti ho voluto bene veramente di Marco Mengoni
È la canzone perfetta, mia madre me la fece ascoltare dicendo che le venivano in mente un sacco di ricordi. Penso che sia la canzone perfetta da dedicare a un genitore. La prima volta che me la fece sentire aveva le lacrime agli occhi. E io non era da meno.
Dado Bargioni
Got To Get Into My Life dei Earth, Wind & Fire
Se oggi sono un Beatlesiano fino al midollo, lo devo ad una musicassetta (doppia) dei Bee Gees (e non solo) che i miei genitori hanno ascoltato per un lungo periodo nelle domeniche del 1978. Era la colonna sonora del bruttissimo film (appena uscito): “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” che però vantava, tra i tanti rifacimenti di brani dei Fab Four, forse quella che è, a mio mio modesto parere, la loro miglior cover in circolazione: Got To The Into My Life eseguita, in una magistrale versione super funk, dagli Earth, Wind & Fire. I Beatles li ho scoperti così…e così anche i gusti musicali dei miei. La riascolto spesso pensando a loro…
