Jacopo Ratini è un artista non convenzionale ma dotato di una forza cantautorale notevole.
Dopo una partecipazione al Festival di Sanremo nelle Nuove Proposte, ha all’attivo tre dischi, è ideatore del Salotto Bukowski (un reading-musicale tra teatro e canzone, in cui le poesie di Charles Bukowski s’incontrano a livello tematico con gli artisti che hanno reso grande la canzone d’autore italiana) ed è fondatore dell’etichetta musicale “Atmosferica Dischi”.
Il 12 gennaio è uscito il suo nuovo singolo “Non sono più io”.
Sei un musicista impegnato su mille fronti: quanto il tuo lato artistico si riflette nella vita di tutti i giorni?
La creatività è presente a trecentosessanta gradi nella mia vita. É una componente fondamentale del mio mestiere ma allo stesso tempo è anche la mia più grande passione. Quando lavoro con l’Accademia del Songwriting aiuto gli artisti a migliorare o a sbloccare il loro lato creativo; nel tempo libero, invece, scrivo, leggo, penso, immagino, creo, e studio. Il mio lato artistico e la mia vita, quindi, s’influenzano costantemente.
Lo scorso 12 gennaio è uscito “Non sono più io”, il tuo nuovo singolo. Che sensazione hai provato il giorno dell’uscita, a tre anni dall’ultimo singolo?
É sempre meraviglioso tornare sulle scene con qualcosa di nuovo. Da un lato c’è una grande emozione nel vedere la tua canzone che dal giorno alla notte diventa di tutti e dall’altro c’è la curiosità di scoprire come verrà accolta dal pubblico e dagli addetti ai lavori. E devo dire che anche stavolta sono stato accolto con enorme affetto. Sono molto grato alle persone che mi seguono.
I tuoi brani sono sempre eterogenei e ricchi di differenze. Da cosa prendi ispirazione?
Dalla vita che mi circonda e dal mio mondo emotivo. Sono una persona che si fa mille domande ed analizza spesso tutto con estrema curiosità. Scrivere canzoni per me è dare una risposta alle mie domande e trovare un senso a ciò accade dentro e intorno a me. E poi condividere il tutto con il pubblico.
C’è una frase particolare o una parola, che sei solito ripeterti quando le cose vanno male? O ovviamente anche quando le cose vanno bene?
Quando le cose vanno male cerco di visualizzare i momenti belli che ho vissuto e mi ripeto sempre che da lì a breve tutto passerà e nell’arco di qualche giorno o qualche settimana ogni cosa si sistemerà e tornerà al suo posto. Quando le cose vanno bene mi appunto delle frasi o delle parole, legate a quel momento, su un foglio oppure scatto delle foto che immortalino quella determinata situazione. Per visualizzarle nuovamente in futuro o per rileggere quelle parole, quando le cose andranno meno bene.
Ci sono argomenti che secondo te sono ancora molto tabù nella musica italiana? Credo che tematiche come il suicidio, la malattia o la morte siano sempre molto difficili da trattare all’interno di una canzone. Sono argomenti delicati che richiedono grande coraggio, sensibilità ed empatia. Ogni tanto mi capita di ascoltare qualche autore impavido che prova a sfidare questi temi e magari riesce anche a trattarli, in modo nuovo e originale.
Da piccolo chi sognavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato?
Ho avuto un’infanzia felice, ricca di esperienze formative e di amici importanti; un animo istintivo, curioso, inquieto e passionale. Da piccolo volevo diventare calciatore, psicologo e scrittore di canzoni. Diciamo che due sogni su tre li ho realizzati; mi potrei anche accontentare.
Ringraziandoti per la chiacchierata, vorremmo chiederti se i nostri lettori possono sperare in qualche data dal vivo.
Il 19 febbraio all’Asino che Vola di Roma.
Come ogni anno sto organizzando “Selenamente”, un evento di raccolta fondi per la ricerca sul tumore ovarico in nome di Selena Palma, la mia ex ragazza, che è venuta a mancare nel 2014. Anche per questa edizione ho chiamato a raccolta alcuni amici cantautori e artisti che si esibiranno, insieme a me durante la serata.