LITTLE BOYS, l’esplosivo Power Duo italiano nato artisticamente in Giappone, hanno pubblicato due nuovi brani – IZAKAYA e SIMILE A ME – e due relativi remix a opera del musicista giapponese DURAN – nell’EP TOKYO ADDICTED.
Laura “Elle” Bertone e Sergio “Esse” Pirotta portano avanti con determinazione e grinta il progetto nato per caso a seguito di una scommessa su un volo aereo nel 2020 diretto verso il Giappone. Poliedrica, eccentrica, tormentata lei, riservato, eclettico e riflessivo lui, i due musicisti si compensano e si stimolano a vicenda, contagiati da punk, rock e delta blues che fanno da colonna sonora a testi audaci e senza filtri, cantati dalla voce a tratti soave, a tratti acuta e distorta, di Elle.
Partiamo da “Tokyo Addicted”: come sono nate le due nuove tracce “Izakaya” e “Simile a Me”? Ci sono eventi o esperienze personali che vi hanno ispirato?
Elle: Queste canzoni sono nate al ritorno dal nostro tour di marzo in Giappone. Hanno addosso l’odore dei locali in cui siamo stati, il suono delle notti di Tokyo e quella sensazione di essere perfettamente fuori posto nel modo giusto. “Izakaya” è una polaroid di certe serate infinite, mentre “Simile a Me” è più un riflesso – di chi incontri, di chi diventi quando sei dall’altra parte del mondo.
Sergio: La sera di Izakaya sono stato a un passo dall’aver dominato il mondo con la forza del sake. Tutto nella mia testa.
I remix di Duran danno una nuova veste ai vostri brani. Com’è stato collaborare con lui e in che modo ha trasformato il vostro sound?
Elle: Duran è una di quelle anomalie statistiche che capitano una volta ogni tot vite. Lavorarci insieme è stato istruttivo.
Ha preso i nostri brani, li ha distorti, stirati, piegati, eppure alla fine suonano ancora come noi – solo sotto una luce psichedelica e con una gravità tutta loro.
Esse: Ho affidato i brani a Duran perché mi è bastato così poco tempo con lui per capirne i gusti e le intenzioni che non ho avuto nessuna preoccupazione. Dopo il primo rough mix gli ho detto: procedi e non farti problemi.
Avete in programma un nuovo tour in Giappone o collaborazioni future con artisti del posto?
Elle: Assolutamente sì, torniamo in Giappone a maggio e questa volta ci spingiamo ancora più a sud. Abbiamo deciso di suonare con ogni band locale che incontreremo; per noi, collaborare è la cosa più entusiasmante. Non vediamo l’ora, perché ogni viaggio sprigiona un’infinità di occasioni che plasmano la nostra realtà. Non so come spiegarlo, è metafisica!
Elle, il tuo modo di suonare la chitarra è unico e anticonvenzionale. Quanto questo approccio influenza la vostra scrittura musicale?
Elle: Il mio modo di suonare la chitarra? Certamente si, solamente mi adeguo a quel modo di suonare trovando soluzioni a problemi, come se fossi un esploratore distratto che, non prestando attenzione ai dettagli, finisce per prenotare il posto sbagliato e si ritrova in avventure assurde. Questa ricerca inconscia dell’inaspettato si riflette nella nostra musica, tutto è casualità e deviazione, Il risultato? Brani che nascono da errori voluti, modelliamo, tolleriamo e includiamo.
Esse, il tuo percorso musicale è passato attraverso diverse esperienze, dal basso alla batteria, fino alla produzione. Come ha influenzato il tuo background il sound dei Little Boys?
Esse: L’influenza è stata una vera e propria influenza. Dopo anni di sudore da adolescente al basso, anni di torpore e sigarette al pc nel “produrre” musica, finalmente mi sono riammalato di quella cosa che ti dà alla testa e ti fa suonare. Curante ma poco curante. Come il sound dei Little Boys che è frutto di ciò e dei nostri lati chiaroscuri. E confesso che siamo ancora spugne, pronti a cambiare se sarà bello cambiare.
Il vostro sound mescola punk, rock e blues con testi diretti e audaci. Quanto è importante per voi mantenere questa spontaneità e sincerità nei vostri brani?
Elle: non saprei … non me lo sono mai domandata, credo autentico o non autentico siamo due facce della stessa medaglia, non è importante attenermi fedelmente a quello che creiamo perché siamo anche infedeli quindi potremmo cambiare la linea che ci ha contraddistinto fino ad ora non appena ne sentissimo il bisogno.
Esse: Creatività è sempre figlia di mamma follia e papà raziocinio.
C’è un filo conduttore che lega tutti i vostri lavori fino a oggi? Quali sono i temi ricorrenti nelle vostre canzoni?
Elle: Forse il tema più ricorrente di tutti è proprio il piacere dell’imprevedibilità.
Amiamo l’opinione diversa, qualcosa che smuova l’anima, che non lasci indifferente. Per noi, è tutto un gioco di ricerca e sperimentazione, un viaggio che può elevare l’essere umano e catapultarlo in un’esperienza trascendentale, dove ci si identifica con noi, con quello a cui tendiamo. È la ricerca spasmodica di luce e verità, quella frenesia che ci guida. Noi siamo quel flusso libero, quella danza.
Siamo dei ricercatori, e se dovessi definire i Little Boys, li definirei proprio così: dei ricercatori che fanno esperimenti.
Esse: Per quel che mi interessa il filo conduttore del mio fare è e sarà sempre il grottesco. Laura è per me fonte inesauribile d’ispirazione con questo sapore che assaggi e mentre sorridi ti uccide dissanguandoti. Che bello.
Il vostro album “Ricordati Che Devi Morire” ha un titolo molto evocativo. Come nasce questa scelta e cosa volete comunicare con esso?
Elle: l’album “ Ricordati che devi morire” nasce come intuizione profonda della fallacia a cui tutti facciamo parte, dalla costante paura della morte e dalla ricerca di riempire il vuoto in ogni momento, semplicemente ricorda, penso che questo tipo di attenzione possa cambiare la direzione di certe nostre scelte.
Esse: Ascolta il brano e vedi risposta precedente.
