di Thanks For Choosing
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Arashi, nome d’arte per Riccardo Schiara: il suo è un pop d’autore alternativo e raffinato che ha segnato la scena indipendente milanese.
– Cos’è successo con “Incubo”, un cambio di mood o di percorso?
Sono cresciuto, ho sentito il bisogno di conoscermi meglio e ho sperimentato.
– In definitiva, di cosa parla “Incubo”? Una rottura?
È il senso di delusione che si prova anche se la colpa non è di nessuno, la monotonia che si oppone all’innamoramento. Tutti pensiamo che “non sarà un’avventura”, ma non sempre ci si riesce.
– Come e dove è stato registrato “Incubo”? Qualche aneddoto dallo studio?
Ho conosciuto Maiole a Milano durante una session, a ottobre sono stato da lui a Caserta e abbiamo registrato Incubo. È stato figo lavorare con Marco, mi sono sentito libero di sperimentare soprattutto perché in studio si è creata una bella intesa.
Abbiamo ricercato il sound fra le nostre esperienze, il mix è stato micidiale.
Un giorno in studio ho suonato le Conga, le abbiamo registrate per un altro pezzo.
– Esiste una scena musicale milanese? Chi ne fa parte?
Ne esistono diverse in realtà, nella mia ci sono Camilla Magli e Mahmood, ci conosciamo da tanti anni e sono i miei amici. Milano è una città con mille risorse ed è piena di ragazzi come me con la voglia di mettersi in gioco, confido nel potenziale delle nuove generazioni.
– Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?
Durante l’estate ho ascoltato molto cantautorato italiano.
Carella, Vecchioni, Tenco e Paoli sono artisti affascinanti che apprezzo molto. Vado fuori per la disco music e per il Funk, Oh Honey (Delegation) è il disco che ho ascoltato di più nell’ultimo anno.
– Cosa c’è nel futuro di Arashi?
Nuova musica sicuramente, ho scritto altre canzoni e il 2020 è vicino.
