Interviste

Intervista a GIANNI ROJATTI: la chitarra come viaggio tra emozioni e innovazione

Gianni Rojatti è un chitarrista italiano noto per il suo stile eclettico e la sua costante ricerca sonora. Con una carriera che spazia tra rock, elettronica e post-punk, Rojatti è una delle figure più singolari e riconoscibili del panorama rock strumentale italiano contemporaneo. Dopo aver iniziato la sua carriera con progetti come Dolcetti e Racer Café, Rojatti ha saputo evolversi in una direzione più sperimentale, senza mai rinunciare all’urgenza espressiva del rock. Attualmente, è impegnato nel tour mondiale di Police Deranged for Orchestra e fa parte dei DANG!, un laboratorio sonoro strumentale che miscela elettronica, post-rock e crossover. Il 18 luglio 2025 sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming il suo nuovo EP “9222”, un lavoro che rappresenta la naturale evoluzione del suo linguaggio chitarristico. In questo EP, Rojatti esplora nuovi territori sonori e trasforma ogni limite in espressione. La genesi di “9222” è stata segnata da esperienze intense e da una perdita importante, che ha reso la musica ancora più urgente.

In questa intervista, Gianni Rojatti ci parlerà del suo nuovo lavoro e delle esperienze che lo hanno ispirato. Sarà un’occasione per scoprire di più sulla sua attitudine creativa e musicale. Gianni Rojatti è pronto a condividere con noi la sua visione e la sua musica.

Come descriveresti il processo creativo dietro l’EP “9222” e come hai scelto i tre brani che lo compongono?

Direi che sono stati quasi i tre brani a scegliere me! In quel periodo stavano accadendo, quasi magicamente, tantissime cose per me a livello artistico e musicale: ero entrato in una band che seguivo e amavo tantissimo, i DANG!, e subito dopo eravamo stati invitati ad aprire il tour italiano di Steve Vai. Contemporaneamente avevo iniziato a suonare dal vivo con Stewart Copeland, uno dei miei eroi musicali, visto che i Police sono sempre stati un riferimento fondamentale per me. Per di più, si trattava di un contesto molto particolare: il progetto Police Deranged for Orchestra, con musicisti classici, orchestre sinfoniche e arrangiamenti orchestrali. (Qui potresti aggiungere una breve spiegazione del progetto, se richiesta). Insomma, mi trovavo a confrontarmi con tantissima musica nuova, bellissima e impegnativa, che mi ispirava profondamente. Quei tre brani sono sgorgati in modo naturale, frutto dell’ispirazione e degli stimoli offerti da tutte quelle nuove suggestioni. Ogni volta che prendevo la chitarra usciva un riff, una progressione di accordi, un tema… in pochi giorni avevo composto tutto. 

Come ti avvicini alla composizione e alla registrazione di un brano? Ci sono stati momenti di improvvisazione o hai lavorato più sulla pianificazione e sulla precisione?

Assolutamente entrambe le cose. Mi piace pensare che la composizione sia un momento in cui ti poni come tramite, accogliendo attraverso te stesso – le tue capacità, la tua estetica e sensibilità – idee che magicamente arrivano chissà da dove. Il senso stesso dell’essere artista sta, per me, nella capacità di agguantare e fissare su “tela” questi guizzi magici che arrivano dall’universo. Una volta che li hai tra le mani, sta a te decidere che forma dargli. Nel caso di questi brani, c’era spazio sia per parti estremamente precise, dettagliate e organizzate in maniera orchestrale, sia per sezioni totalmente libere e istintive. L’assolo che amo di più, quello in “Carmine perché piangi”, è una prima take, registrata in pochi minuti con l’idea di risuonarlo in seguito. Invece è rimasto identico…

Qual è stato l’impatto della collaborazione con Stewart Copeland e dei DANG! sulla tua musica e sul tuo stile?

La musica dei Police è sempre stata una grande fonte di ispirazione, anche prima di suonare con Copeland. Dalla collaborazione con lui in Police Deranged for Orchestra, ho assorbito il piacere di certe orchestrazioni più classiche, contrappuntistiche… Penso a certi stacchi in Carmine perché piangi o allo sviluppo dell’arrangiamento di Mela. Dai DANG!, invece, ho preso il gusto di sperimentare con le sonorità, di osare con l’elettronica, con l’esasperare la natura di certi suoni…

Come hai lavorato con Daniel Fasano per la produzione dell’EP e cosa hai apprezzato della sua collaborazione?

Daniel è uno dei miei eroi musicali. È un batterista rock micidiale e al contempo ha una stoffa straordinaria come produttore. Adoravo il suono dei DANG! e il suo modo di coordinare me e Scipione (il sassofonista dei DANG!) durante le prove e le registrazioni. Quindi: io scrivevo, arrangiavo, registravo i pezzi e glieli mandavo praticamente già finiti, lasciandogli però totalmente carta bianca. Lui li smontava, ricuciva, aggiungeva sue batterie e idee, e me li rimandava. A quel punto io rifacevo le chitarre da zero. È stato eccezionale nel rispettare le mie idee, l’estetica, la scrittura… ed è stato bravissimo nell’integrare il tutto con idee nuove e bellissime, perfettamente in armonia con quello che amo.

Nel testo descrivi la perdita di tuo padre come un evento che ha cambiato la tua prospettiva musicale. Come hai affrontato questo tema nella musica di “9222”?

In una canzone che amo di Niccolò Fabi, “Lasciarsi un giorno a Roma”, lui canta: “La vita può cambiare in un momento…”. Quel lutto è stato la prova che, anche nel momento più brillante, felice e gratificante della tua vita, in un istante può cambiare tutto. Credo che – soprattutto chi ha la possibilità di farlo tramite la musica, l’arte – abbia il dovere di cercare di fissare, catturare, rendere immortali le cose intense (non necessariamente solo belle) che viviamo. Perché davvero, in un momento, ogni prospettiva può cambiare. In queste tre canzoni sopravvive quel periodo, quei mesi di bellissime novità che stavano investendo la mia vita… e che ho avuto il piacere di condividere con mio padre in tante chiacchierate e aperitivi. Mantengono, anche oggi, tutto il loro fulgore.

Come pensi che la tua esperienza come conduttore radiofonico su Radiofreccia abbia influenzato la tua musica e la tua creatività?

Sono sommerso, travolto da montagne di musica. Scopro cose nuove bellissime, ne approfondisco altre che non avevo mai esplorato. È benzina per la mia creatività.

Quali sono i tuoi progetti futuri e come pensi che “9222” si inserisca nel tuo percorso artistico?

Musicalmente, il mio progetto è semplicemente cercare di suonare il più possibile… e farlo al meglio. Ho imparato che, se ti concentri su questo, le cose belle poi succedono.

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