Interviste

Il tempo di fare le cose a modo nostro: intervista ai The Bravo Maestros

Keep It Simple, Stupid! è l’album d’esordio dei The Bravo Maestros, pubblicato dall’etichetta Vina Records e distribuito da Believe.

Nell’album non ci sono frivolezze, né sovrastrutture, né velleità. Chitarra, basso, batteria e voce. Canzoni semplici, dirette, suonate con altrettanta semplicità, rabbia e divertimento. Ci sono gli anni Novanta ma anche i Sessanta e l’indie rock del Duemila. C’è il garage rock e il rock and roll, c’è il pop e ci sono tante cose da dire. I testi parlano di altri ma in fondo raccontano i The Bravo Maestros che nell’album fanno tributi ad amori, affetti ed amicizie e si prendono gioco delle cose che non sopportano. Li abbiamo incontrati e ci siamo fatti raccontare del nuovo album.

“Keep It Simple, Stupid!” , vostro album d’esordio, sembra riflettere un approccio molto diretto alla musica. Come mai avete scelto di abbracciare un sound così immediato e senza fronzoli?

È stata una scelta molto naturale. Volevamo liberarci di alcune sovrastrutture e lasciare andare le cose in modo spontaneo. Senza supporti elettronici o digitali, in tre è molto semplice arrivare dritti al punto.

Come si è svolto il  processo creativo per la scrittura di questo album?

Le canzoni vengono scritte chitarra e voce e poi le arrangiamo insieme in sala prove. Abbiamo cominciato a suonare insieme a febbraio 2024 e a maggio dello stesso anno registravamo questo disco. 

Definite il suono dei The Bravo Maestros? Quali sono gli elementi che lo rendono unico nel panorama musicale odierno?

Non credo nell’unicità. È una favola che ci siamo raccontati negli ultimi anni. Dobbiamo essere tutti speciali, unici, straordinari. E questa ricerca di unicità ci ha portato all’omologazione. Noi suoniamo e ci divertiamo, non facciamo niente di nuovo e ci piace così.

When the Black Night Falls” è corretto considerarlo una sorta di tributo a Federico Garcia Lorca?  Chi di voi è un suo estimatore?

Luca, mio fratello batterista, è un linguista e ha un grande amore per la lingua spagnola e per la letteratura ispanica. Non direi che la canzone è proprio un tributo, piuttosto quella citazione ci è sembrata perfetta inserita in quel contesto. Quattro righe che battono a mani basse tutto il testo della canzone ahah 

L’album si chiude con una riflessione sul tempo che passa. Come vi rapportate personalmente al concetto di “tempo” e come questo si riflette nelle vostre canzoni?

Credo che molto di questo progetto abbia a che fare con il tempo che passa. È una specie di raggiungimento della consapevolezza che fosse arrivato il tempo di fare le cose in modo diverso e di concentrarsi su quelle più importanti. Per anni, in modi diversi, abbiamo inseguito la chimera di una carriera musicale. E ci siamo anche andati vicini, ma quello sforzo ha influenzato la musica negativamente. Oggi ci prendiamo il tempo per fare quello che ci piace alla nostra maniera. 

Dopo questo primo album, quali sono le vostre prossime sfide artistiche?

Ti direi suonare in sala prove, registrare un altro album, che è quasi pronto, e fare qualche concerto. C’è tutto quello che ci serve.

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