Interviste

Conosciamo “Molto di più” i TREMENDI: leggi la nostra intervista

Il progetto I Tremendi nasce nel 2016 con l’intento di fondere il Rock e l’HipHop in un’unica forma musicale alternativa.

Dopo il disco d’esordio “Muri di sabbia”, a fine 2022 è uscito “Molto di più”, un album in cui spiccano le collaborazioni con Fabrizio Simoncioni, IceOne, Mattia Del Forno e Jose Ramon Caraballo Armas. 

A fine ottobre scorso è uscito il vostro nuovo album “Molto di più” che arriva dopo uno stop di diverso tempo rispetto al vostro primo LP “Muri di Sabbia”. Prima di scoprire con voi il vostro nuovo lavoro come mai questo periodo di pausa?

Dopo la pubblicazione del nostro primo album abbiamo attraversato dei momenti delicati per la band. Alcuni elementi hanno abbandonato il nostro percorso e abbiamo dovuto rivoluzionare la formazione. Questo ci ha dato modo di capire meglio i nostri obbiettivi e fortunatamente abbiamo incontrato compagni che condividono la visione del mondo dei Tremendi su cui fondare il nostro futuro. Inoltre l’incontro con Fabrizio Simoncioni e la già solida collaborazione con Mattia Del Forno hanno accelerato il nostro processo di crescita musicale e di consapevolezza. La pandemia ha rallentato i processi di pubblicazione del nuovo materiale e ci siamo presi quindi il tempo di sperimentare ancora sul nostro sound per arrivare poi a “Molto Di Più”.

Le atmosfere di questo album sono particolari, che storia raccontano?

Raccontano chi siamo, sono lo specchio delle nostre anime. Cinque personalità che si fondono attraverso gli strumenti e le rime per dar vita al brano che è la somma di tutti i desideri, le paure, la rabbia, l’orgoglio, la passione, il lavoro che in una sorta di processo alchemico prendono forma e arrivano all’ascoltatore, restando nel tempo. Quando entriamo in sala mettiamo in scena il nostro personale rito voodoo, un modo per connetterci tra di noi per manifestare la nostra vera natura di band, ed è proprio quella l’atmosfera, la nostra essenza. 

La vostra band nasce a Roma. Cosa porta dentro alla vostra musica questa città e questo territorio?

Roma è una città difficile. È immensa e allo stesso tempo “raccolta”, come un’unione di tanti piccoli paesini che orbitano intorno a un centro maestoso. Questa città ti infonde la sicurezza che attraversa le costruzioni millenarie e la vita che da sempre la popola e allo stesso tempo può schiacciarti in un battito di ciglia. Ma alla fine Roma è sempre stata tremenda, e ci ritroviamo nelle sue rughe d’oro.

La più brutta esperienza che avete fatto sul palco?

Primo live in assoluto della band, era il 2016. Inizia l’ultimo brano di chiusura del set e puff, amplificatore della chitarra morto. Ma si sa, the show must go on, e abbiamo comunque finito la canzone col chitarrista che incitava la folla insieme al frontman. È stato un live meraviglioso alla fine.

Quanto i live incidono sulla scrittura dei vostri brani? Esibizioni in programma?

Per noi il live è il luogo in cui battezziamo le nuove canzoni e le liberiamo al pubblico dopo un lungo processo di scrittura e ricerca. Dopo ore e ore di prove finalmente puoi vedere la reazione che nasce sulle facce delle persone e se quel tuo prodotto arriva a toccare le corde giuste. Il palco è il nostro habitat naturale dove regna la libertà d’espressione. Stiamo promuovendo il nostro ultimo disco live e tutte le date le trovate direttamente sui nostri social. Seguiteci!

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