Musica

Altro che UNO. La vita, l’amore e la guerra secondo EMANUELE COLANDREA

Abbiamo sentito il cantautore di Latina che é una delle voci più interessanti della dimensione dell’anima con la scusa dell’uscita del videoclip Con Le Mani Nella Guerra, “canzone esplicitamente politica” dice lui, e con la scusa abbiamo parlato del suo ultimo disco, UNO, che un pó dovremmo ascoltare tutti.

Articolo di Marzia Picciano

Il primo aprile di quest’annus che già si decreta horribilis (da quanto non ne vediamo uno decente, del resto?), un pó come uno scherzo, ma neanche tanto, é uscita una piccola perla. Un album, che con non poca sottile ironia, vanta i crediti più stringati al mondo, e anche un titolo adatto a tale sagacia: UNO é il quarto album solista del cantautore di Latina Emanuele Colandrea (già membro degli Eva Mon Amour) ed è scritto, suonato, arrangiato, registrato, mixato e masterizzato proprio da lui, Colandrea.

Perché parlarne ora? Sarà che qualche settimana fa é stato pubblicato un pó a sorpresa un video semplice, di ombre, che parlano di vite ancorate a una tenerissima idea di speranza nella parte del mondo che ricordiamo ogni giorno ma difficilmente osserviamo nella reale crudeltà delle ore che passano. Con Le Mani Nella Guerra é il pezzo, tra i 13 brani di UNO, che ci riporta al reale in quello che é un disco di grande realtà, pur sempre pensata.

Il video di Con Le Mani Nella Guerra

Sì, UNO é un disco di grande realtà. Nato come sforzo singolare, nel senso di voler dedicare lo stesso tempo a tutte le canzoni, prese singolarmente in 24 ore anche senza masterizzazione, post-produzione, mantenendo la ruvidezza di quello che crei in uno slancio momentaneo, fotografando quello che sei e pensi, con la chitarra, prendendo a mani basse dal folk, desert rock internazionale, mixando con il concetto più profondo di cantautorato dell’anima (e storico nazionale, qui si va da Brunori a Piero Ciampi).

Bisogna essere molto risolti o avere una visione chiara per farlo senza trasformare un disco in un urlo di disperazione o richiesta di aiuto. E invece no: UNO é una collezione di istantanee di quello che succede quando vivi, quando sei amato e quando ami, quindi c’é tuo padre, c’é la vita di coppia, c’é la vita che vorresti, c’é la guerra, quella vera e quella che fai con tutti per comunicare, essere vero, confortare e confortarti. C’éil silenzio, che come dice lui in un verso di pesantissima verità, é il miglior modo per disturbare.

UNO é un disco per te che vivi in un mondo in continua ricerca di identità e per fortuna non ne sei toccato completamente o meglio: se hai dei geni romani, sai già dov’é la fregatura e quindi lasci quel sapore di amorevole amarezza che se sei davvero bravo riesci a cristallizzare nella musica che fai. Ed Emanuele Colandrea é bravo, perché, come disse qualcun altro, cantandolo, lascia il dolce come ricordo nella bocca di chi ti ha conosciuto. Come nelle migliori, o peggiori, storie d’amore presenti o passate, a cui pensi sorridendo con l’angolo della bocca.

Quindi torniamo a parlare di UNO. O meglio, a ri-ascoltare UNO. In questi mesi si passa dall’ascolto a caldo a quello ponderato: si riscopre, si hanno anche nuove orecchie, si tasta la solidità dell’artefatto. Prendere le distanze per poi rituffarsi, come fa lo stesso Emanuele, che intervistiamo, nel rilanciarsi in un tour estivo tra Emilia, Lazio, Campania, Marche, Puglia.

É un disco di grande maturità, e anche di pacifica (e molto ironica) rassegnazione, come se, un pó, fossi arrivato a compimento del tuo personale giro del mondo, e sapessi vederti a tutto tondo. In breve, oggi, citando Altro Che Colandrea, sei riuscito a sentirti un pó meno “paraculo”?

Ci provo praticamente tutti i giorni a sentirmi meno paraculo. È vero, ho fatto un mio giro del mondo ma sono consapevole che se ne possono fare degli altri, con altre consapevolezze e con altri occhi. Come cantautore o meglio come cantante autore invece devo, ma soprattutto voglio, ancora “viaggiare” e scoprire, o quantomeno provarci. Sono molto soddisfatto di questo mio periodo e del tipo di ricerca che sto facendo nella scrittura e nelle registrazioni.

Sempre di Altro Che Colandrea scrivi:  “A chi non piacerebbe essere di nuovo un foglio bianco, una scatola vuota, solo per stupirsi di tutto daccapo”.  Ma hai parlato in diverse occasioni del concetto di e dietro “Uno” che poi é la forza motrice del tuo disco, di canzoni concepite per essere lavorate in un giorno e chiuse, di essere uno nei e non dei tanti. Rispetto al tuo grado di visione precisa e chiara del mondo e delle sue fallacie potrebbe quasi sembrare che non ti piaccia poi troppo essere un foglio bianco. O no?

Proprio per quello mi piacerebbe essere un foglio bianco, riuscire a lasciar andare serenamente le proprie convinzioni per guardare tutto con occhi immacolati.

Che poi questa cosa mi è venuta in mente una mattina, guardando gli occhi di mio figlio (in quel momento aveva poco più di un anno). Ci affacciavamo sempre alla finestra dopo il risveglio e guardavamo l’antenna della vicina, aspettando che arrivasse una cornacchia a poggiarsi. Ogni tanto succedeva e i suoi occhi si riempivano. Ai nostri occhi saturi quella è solo una cornacchia ma quella, in realtà e per fortuna, non è “solo una cornacchia!”.

Vedere cose con occhi nuovi. Qualche giorno fa è uscito il videoclip della canzone più esplicitamente politica del disco, Con le mani nella guerra.

È vero, sembra una canzone più politica delle altre anche se in realtà è più una canzone di forza d’animo, d’amore e di speranza. Il video gira attorno ai fuochi d’artificio, l’unico tipo di fuoco che un bambino dovrebbe guardare in cielo, mentre è tra le braccia di un padre.

I riferimenti alla politica non sono rari nel tuo lavoro, per quanto sempre filtrati nella visione del cantautore, di chi vede le cose da dentro l’uomo e quindi da fuori rispetto all’umanità. Eppure oggi viviamo questa situazione in cui o non si dice niente, o si deve dire tutto e sempre o comunque fare un riferimento. Il cantautorato oggi secondo te é politico, o é politica, di default?

Dipende dal significato che si dà alla parola “politica”. La politica è ovunque, qualsiasi nostra scelta di vita comune intrinsecamente è un atto politico. Nel “cantautorato” di oggi forse, se dobbiamo proprio andare a cercare il pelo, manca un certo tipo di attitudine, o come mi piace chiamarla, la voglia di scavalcare (che poi scavalcare è anche un talento) magari cominciando a fregarsene di determinati sistemi, o arrivo a dirti fregarsene anche, in principio, del pubblico stesso.

Invece l’amore c’è sempre nei tuoi pezzi, ma dove non lo é? In Sarà Bello sembri voler ricordare a tutti che alla fine il gioco vale la candela anche se va male, perché’ come dire, è il gioco più bello del mondo, e spesso basta mettersi a guardarlo da un’altra prospettiva. É una visione che arriva dopo esperienze, una presa di coscienza?

Esatto. Il gioco vale la candela. La ricerca giornaliera di quella fiducia può essere faticosa a volte ma ti fa vivere il presente e ti fa immaginare non il futuro, ma il presente che sarà.

Già. E quello che si sottovaluta sempre é la fiducia nell’altro. Sembra quasi un ossimoro, ma UNO è un disco estremamente composito e ricco di vedute su un’umanità impazzita e alla disperata ricerca di amore, un sacco di punti persi. Ora pensi che dopo aver lavorato giorno per giorno su ogni singola canzone, hai trovato una chiave per una soluzione, una cura per riuscire ad amarci?

Magari!! Magari ne fossi capace. Io, come tanti altri, ci limitiamo a mettere nel piatto dei punti di vista che poi, se li guardo bene, sono solo la mia principale terapia!!!

Parlando di punti di vista e viste di vite. A Forza di essere gente è un pezzo bellissimo perché spennella con dati concreti, fatti e motti, tuo padre.

Quando si parla dei padri, molto più che delle madri sembra si faccia appello a questi elementi concreti e reali per concretizzare davanti ai propri occhi un ritratto pulsante. “Quello che mi hai insegnato è che chi nasce quadrato può anche morire rotondo” ne é un esempio perfetto e lo ripeti come un mantra, una preghiera nella canzone.

“A forza di essere gente” è un vero e proprio elogio a mio padre, ai suoi silenzi chiassosi, alla sua semplicità disarmante, alle sue sempre nuove routine. Mi ha insegnato che insegnare è anche farsi i fatti propri e questo è il modo più naturale per lasciarti alle tue inclinazioni, alla tua unicità appunto, da qui il legame con Uno.

Se é un circolo che si chiude, UNO é il disco da ascoltare per andare avanti e comprendersi, e possibilmente anche perdonarsi un pó. Perché la vita é reale, lo sforzo continuo, e la strada per essere spettatori attivi molto più ardua di quanto si pensi. Ma é anche una camminata lenta, da fare col sorriso di chi vuole trovare il bello.

NUOVE DATE DI UNO TOUR

3 luglio – Tracce – Bahia, Terracina (LT)
6 luglio – Borgofuturo Festival, Ripe San Ginesio (MC)
27 luglio – Trasparenze Festival, Gombola (MO)
10 agosto – Cilentart, Trentinara (SA)
14 agosto – Estate Controvento, Norma (LT)
27 agosto – Bastione Sangallo, Fano
30 agosto – RimbombArte, Anzio (RM)  

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