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Reportage Live

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole Tiziano Ferro. La morale della tre giorni di San Siro

Racconto di quello che resta dell’ultima (18 giugno) delle tre serate a San Siro del ritorno sfavillante del re della canzone italiana: una celebrazione dell’essere oggi Tiziano Ferro, e della lunga e sofferta via per diventarlo.

Articolo di Marzia Picciano | Foto Milano Claudia Mazza | Foto Torino Luca Moschini

Cosa rimane di un concerto di Tiziano Ferro? O meglio, cosa rimane di una tre giorni a San Siro del cantautore di Latina conosciuto e amato in più continenti e lingue, al ritorno dopo anni di stop ai live, una pandemia e cambi radicali della propria vita?

Me lo sono chiesta giusto prima di varcare la metro e a poche ore dall’inizio del day after l’ultima delle serate previste dal Tour TZN 2023 (con Live Nation), il 18 giugno, in una Milano sognante, entrata di colpo nel mood estivo di fuga dalla città.

Desideravo molto esserci: Tiziano Ferro rappresenta per me – e per una generazione di persone che ha attraversato impacchettata nel cotton fioc la strada dell’adolescenza negli anni 2000 fino a scontrarsi con la crisi dei mutui otto anni dopo – una confortante, costante presenza, e no, non è solo per aver contribuito a rendere Corso Francia il luogo più romantico di Roma (e comunque pure questo è un miracolo).

E’ una presenza che nel tempo si è fatta più forte, persino internazionale, entrando senza troppe difficoltà nei greatest hits delle nostre vite. Del resto, non serve essere fan di Tiziano per conoscerne le canzoni, si sanno e basta. Le abbiamo cantate, e non di nascosto. Ieri ho operato una specie di ritorno a me stessa, un ricongiungimento storico con questo attore dello Spirito dei Tempi, in cui, semplicemente, mettermi in ascolto.

Ascoltare: fosse semplice. E non è una questione di acustica. Perché c’è anche da vedere. Tiziano Ferro si muove, minuscolo, su un videowall che è un capolavoro di tecnologia. Questi si aziona e colora come un Avatar intelligente su tutti i 30 e più pezzi di scaletta che l’artista, alla terza sera carico come un bimbo a Natale, spara, uno dopo l’altro, a un pubblico, enorme anche ieri, in piena adorazione. Eccolo che canta ballando su pixel che diventano battigia salata in Destinazione Mare: c’è spazio anche per Il Mondo È Nostro, ultimo lavoro del cantautore, la storia della conquista di un nuovo equilibrio a partire dalla desideratissima paternità, celebrata dal carosello di foto e video sulla ormai nota cover (registrata) di Almeno Tu Nell’Universo, seguito da La Prima Festa del Papà e impreziosito dagli auguri al marito Victor.

Eppure non ci vuole troppo per intuire che non ci troviamo di fronte un tour promozionale del nuovo album. Si comincia subito a mettere in chiaro che qui stiamo salutando una carriera di successi, non sempre immediati, in ogni caso sudati, di un ragazzo alla ricerca del proprio posto nel mondo mentre fa i conti con una sensibilità accelerata. Inanella Sere Nere che è ancora chiaro il cielo, Ti Scatterò Una Foto, Imbranato, Xdono, Ti Voglio Bene, Ed Ero Contentissimo, insomma l’eredità di 111 e Nessuno è Solo con cui il cantautore ha imposto agli italiani la sua personale via Crucis pop verso l’accettazione di sè e dei propri limiti. Si alternano alla più neffiana Hai Le Isole Negli Occhi La Differenza Tra Me e Te, Balla Per Me, la power hit Stop! Dimentica, quello sfogo di umanità che è Alla Mia Età, la denuncia dei traguardi impossibili e per questo sempre inesorabilente anelati de La Vita Splendida fino a quel pezzo, meraviglioso, che è Il Conforto (anche ieri sera senza Carmen Consoli, anche ieri sera dedicata ai noti e tristi fatti di cronaca). Conclude nell’encore con Rosso Relativo, Non Me lo So Spiegare, Il Sole Esiste Per Tutti.

In breve, un viaggio a 360 gradi nella produzione dell’artista, in cui si è raccontato al pubblico, tra diapositive, coriandoli e fuochi d’artificio, accompagnato dagli amici di sempre Luca Scarpa e Davide Tagliapietra e dalle nuove forze prese dagli States, Gary Novak, Timothy Lefavbre e Corey Sanchez (notevole l’assolo che ha fatto sembrare Xdono un pezzo di Santana). Anche per la chiusura della sessione milanese si è atteso un ospite speciale: strizzando l’occhio alle nuove leve per il gran finale, sul palco è salito Tananai con cui ha duettato su E Fuori E’ Buio e per la gioia del pubblico su Tango, quindi augurando al commossissimo Alberto di essere lui il prossimo a riempire San Siro. Mi sembra ci sia un leitmotiv, che non è puro marketing, alla base delle scelte di queste incursioni esterne: tra la Consoli, Max Pezzali la seconda sera e il giovane rivelazione del (secondo) Sanremo c’è la ricerca di profili di profonda sincerità che si sposino con la costante ricerca del tempo perduto di Tiziano in innumerevoli ballate e balli.

Allo stesso modo va inteso il ricordo di Raffaella Carrà (con tanto di auguri di compleanno) e della forte intesa artistica e umana che li legava, e l’affetto per Milano, città che accoglie e supporta. Il rischio, forse, è che nel copione perfettamente ripetuto trasudi eccessivamente il progetto-TZN, come presenza fisica e ologramma a dimensioni palazzo, a scapito di quello che il cantautore ha davvero realizzato raccogliendo masse umane eterogenee sotto l’egida delle quotidianità che fanno mancare l’aria una volta sparite, tutte le nostre “case libri auto viaggi e fogli di giornale“, che possono essere anche tende da campeggio per quello che mi riguarda. Ma del resto, questa è la sua festa, o meglio la festa dell’esperienza umana di Tiziano Ferro in viaggio verso la libertà di essere chi vuole, come vuole (facendo anche un po’ di polemica sociale) e con un neanche troppo velato suggerimento a provarci anche noi. E le bandiere del Messico svolazzanti nel prato ci fanno capire che il suo non è un messaggio per pochi.

E quindi cosa rimane di questa tripletta milanese, cosa rimane di un concerto di Tiziano Ferro? C’è, ovviamente, di più di uno spettacolare palco e di una bellissima performance; di una voce forte, chiara, intimamente carezzevole come quella di un padre. C’è che Tiziano Ferro sa che non basta soffrire nella nostra vita per poter dire di averla vissuta. Bisogna entrare nel dolore, anche quello che ci accompagna nella felicità, sezionare gli istanti, scandagliarli negli abissi delle loro incomprensibilità, puntare incessantemente la sonda a far luce sugli irrisolti delle nostre esistenze. Per dirla con lui e la Consoli (e ancora piango per non esserci stata la prima sera) “per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio, ed occhi bendati, e tanto tanto troppo troppo troppo amore“. C’è che Tiziano Ferro è un paroliere eccezionale che sa andare al crudo della carne proprio perché parla di amore superando il concetto blasonato, unilaterale di canto sofferente e sofferto. Invece celebra la liturgia delle mille facce del dolore, gioioso e tremendo, che viviamo quando torniamo a casa soli, ci guardiamo allo specchio e salutiamo il nostro passato, chiunque esso sia. Componiamo così il codice di dettagli della Malinconia, quella che Recalcati dice può permetterci di superare ogni perdita che subiamo. Vederlo commuoversi nella grazia anche ieri sera fa scendere una lacrimuccia anche a me. E sotto sotto, spero un giorno di commuovermi anche io, come lui.

Clicca qui per vedere le foto di TIZIANO FERRO in concerto a SAN SIRO (o sfoglia la gallery qui sotto)

Tiziano Ferro

TIZIANO FERRO – La scaletta del concerto di Milano

ACCETTO MIRACOLI  

BUONA (CATTIVA) SORTE

LA DIFFERENZA TRA ME E TE 

SERE NERE 

HAI DELLE ISOLE NEGLI OCCHI 

IL MONDO È NOSTRO 

TI SCATTERÒ UNA FOTO 

XDONO

IMBRANATO

INDIETRO 

DESTINAZIONE MARE  

L’AMORE È UNA COSA SEMPLICE 

ED ERO CONTENTISSIMO 

e RAFFAELLA È MIA 

BALLA PER ME

IL REGALO PIÙ GRANDE 

ADDIO MIO AMORE

ALLA MIA ETÀ 

L’ULTIMA NOTTE AL MONDO 

PER DIRTI CIAO! 

TI VOGLIO BENE 

LA PRIMA FESTA DEL PAPÀ

LA VITA SPLENDIDA 

STOP! DIMENTICA 

E FUORI È BUIO  

POTREMMO RITORNARE 

INCANTO 

IL CONFORTO 

LA FINE

Bis- ENCORE

ROSSO RELATIVO 

LO STADIO

NON ME LO SO SPIEGARE 

IL SOLE ESISTE PER TUTTI

Clicca qui per vedere le foto di Tiziano Ferro allo STADIO OLIMPICO di TORINO (o sfoglia la gallery qui sotto)

Tiziano Ferro

TIZIANO FERRO – La scaletta del concerto di Torino

Accetto miracoli

Buona (cattiva) sorte (snippet)

La differenza tra me e te

Sere nere

Hai delle isole negli occhi (shorter version, with band introduction)

Il mondo è nostro

Ti scatterò una foto

Xdono

Imbranato

Indietro(shorter version)

Destinazione mare

L’amore è una cosa semplice

Ed ero contentissimo

Raffaella Carrà interlude(video-letter to Raffaella… more )

E Raffaella è mia

Balla per me(virtual duet with Jovanotti)

Il regalo più grande

Addio mio amore

Alla mia età

L’ultima notte al mondo

Per dirti ciao!

Ti voglio bene

Almeno tu nell’universo (Mia Martini song) 

La prima festa del papà

La vita splendida

Stop! Dimentica(shorter version)

E fuori è buio

Potremmo ritornare

Incanto

Il conforto

La fine

Encore:

Rosso relativo

Lo stadio

Non me lo so spiegare

Il sole esiste per tutti

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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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