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Reportage Live

THE WHO: la canzone finisce ma ci resta il rock per ballare sopra i nostri problemi

Dopo l’anteprima mondiale a Piazzola sul Brenta, l’iconica band britannica è arrivata al Parco della Musica di Milano per l’ultima data italiana del suo tour di addio, che mette la parola fine a sessant’anni di onoratissima carriera. Un pezzo di storia vissuto in prima persona per chi c’era.

The Who in concerto al Parco della Musica di Milano Luglio 2025
The Who in concerto al Parco della Musica di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Andrea Ripamonti

Rock ‘n’ roll might not solve your problems, but it does let you dance all over them (Pete Townshend)

La storia del rock è passata spesso da Milano ed è successo anche stavolta, con la capitale morale (al netto delle ultime inchieste) che si è trovata ad ospitare l’ultimo concerto italiano dei The Who, uno di quei gruppi che ha gettato le fondamenta della musica mondiale e che ora, con il The Song is Over-The Farewell Tour, ha deciso di dare l’addio alle scene dopo oltre sessant’anni.

Tutto è partito da una villa palladiana nel padovano, è proseguito al Parco della Musica di Segrate, nel milanese, e – dopo una parentesi di tre date in Gran Bretagna per Roger Daltrey, nelle prossime settimane – proseguirà in Nord America, per concludersi il 28 settembre alla MGM Grand Garden Arena di Las Vegas, salutando così un Paese che ha ben accolto e amato quei quattro giovani londinesi che hanno iniziato a suonare nel 1964.

A dire addio gli Who ci avevano già provato nel 1982, beninteso, ma erano altri tempi. Un pezzo di cuore della band, il mitico batterista Keith Moon, era stato ucciso dai suoi eccessi qualche anno prima, e a questo si erano unite problematiche personali, questioni manageriali, il massacro di Cincinnati del 1979 (con la morte di 11 persone, schiacciate dalla calca prima del loro concerto) e, forse più di tutto, quelle incomprensioni caratteriali tra l’anima creativa Pete Townshend e il frontman Roger Daltrey, che hanno accompagnato la band sin dagli inizi e che rendono ancora più incredibili questi sei decenni insieme (senza dimenticare il lutto della perdita del bassista John Entwistle, nel 2002). Ultimo episodio della saga, il licenziamento del batterista Zak Starkey – figlio di Ringo Starr e pupillo di Keith – prima allontanato, poi ripreso e infine di nuovo allontanato ad appena due mesi dalla partenza del tour, dopo 29 anni di servizio, e sostituito da Scott Devours alle percussioni.  

The Who in concerto al Parco della Musica di Milano Luglio 2025
The Who in concerto al Parco della Musica di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Questa volta, invece, sembra che ci siamo davvero e che le dimissioni non verranno ritirate, complice l’età anagrafica, e forse anche quella percepita. In fondo la somma tra i due fa 161 e anche icone come Townshend e Daltrey non possono ignorare questo numero. È difficile immaginare in veste di pensionati due che, fino a poche ore fa, cantavano “I hope I die before I get old”, ed è probabile che questo non avvenga, con le due rockstar impegnate magari in produzioni, ma non più in versione live.

Saranno anche gli ultimi concerti ma di certo gli Who non si sono risparmiati e hanno portato sul palco la loro versione più pura e autentica. No frills, insomma. Accompagnati dalla chitarra di Simon Townshend (fratello di Pete), dal basso di Jon Button e dalle tastiere di Loren Gold, oltre che da John Hogg ai cori e Jody Linscott alle percussioni – e appunto Devours alla batteria – hanno impresso un ricordo indimenticabile nella memoria di un pubblico preparato e attento, composto come prevedibile da over 50 ma anche da parecchie facce giovani. Tutti lì per vivere un pezzo di storia, nonostante non sia stato tutto perfetto. Ma forse, anche per questo, così bello.

Un greatest hits lungo 60 anni

L’attesa del concerto non è stata accompagnata, come ormai consueto, da un opening, ma da foto. Tante foto. Cover di album, foto di concerti e di backstage, locandine, immagini private così come posate della band, ritratti di fan in attesa ai concerti, foto vecchie e nuove attraverso i decenni che scorrevano sul megaschermo sistemato in fondo al palco. Sui telefonini, intanto, scorrevano le immagini di Ozzy Osbourne, la notizia della morte del Prince of Darkness era prevedibile, ma è comunque arrivata inaspettata, lasciando inevitabilmente un segno sulla serata. E, infatti, pochi minuti prima dell’inizio del concerto una foto del cantante dei Black Sabbath, con tanto di ali nere, compare sugli schermi con la scritta “Ciao Ozzy”. E quando alle 22.00 in punto Pete, Roger e il resto della band entrerà in scena, sarà proprio a lui che dedicherà la prima canzone. I Can’t Explain, primo singolo della band e inno generazionale per il popolo mod e non solo, sarà cantata “for Ozzy, God bless him”.

The Who in concerto al Parco della Musica di Milano - Ozzy Osbourne Tribute backdrop
The Who in concerto al Parco della Musica di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Piccolo spoiler, alla fine del concerto non ci saranno chitarre spaccate o batterie saltate in aria come nelle esibizioni che hanno fatto la storia dei live degli Who, tanti anni fa. Però Roger e Pete sono sempre loro e, sin dal primo pezzo, lo fanno capire: il cantante roteando il microfono e il chitarrista facendo quel movimento a mulinello col braccio, il windmill che tanto lo ha reso famoso. Certo, l’età impone una maggiore staticità rispetto ad altri tempi, soprattutto su Roger, che però cattura tutti con una voce che c’è, si fa sentire e riesce a recuperare qualche piccolo momento di stanchezza con alcuni exploit davvero da pelle d’oca. Dal canto suo, Pete si mangia il palco con la sua chitarra, le sue mani sulle corde vengono spesso inquadrate sui megaschermi ed è un incanto ipnotico stare a guardarlo.

L’entusiasmo si accende sin dalle prime canzoni, impossibile non esaltarsi con Who Are You mentre la chitarra di Pete prende vita con quel riff straconosciuto, e con Love Ain’t Keeping, con l’immagine di Roger proiettata su un muro che compare nel video alle sue spalle, forse in riferimento ai tanti muri che tormentano oggi la nostra civiltà. Continua la cavalcata nei classici della discografia del gruppo, con Bargain, cantata da Pete, e con The Seeker, che sempre il chitarrista racconta di aver composto “in una palude in Florida, con 40 gradi e tanti mosquitos. Quindi perfetta per questo 2025”, come ben sa il pubblico accaldato e divorato dalle zanzare di una afosa serata milanese.

The Who in concerto al Parco della Musica di Milano Luglio 2025
The Who in concerto al Parco della Musica di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Impossibile non emozionarsi sentendo dalla loro viva voce Pinball Wizard, canzone simbolo di Tommy, mentre sullo schermo volano pezzi di flipper, in riferimento all’omonimo personaggio dell’opera rock. Behind Blue Eyes era attesa e dà il via a un inevitabile e corale sing-along. Segue un quintetto di brani presi in toto da Quadrophenia, l’album più presente nella setlist di venti pezzi insieme a Who’s Next, mentre a mancare sono gli ultimi due, Endless Wire del 2006 e Who del 2019.

In I’m One qualche problema con la chitarra per Pete, che non nasconde il suo nervosismo, mentre su Love Reign O’er Me la voce di Pete sembra faticare all’inizio ma è supportato da tutto il pubblico e prende la rincorsa per un finale spettacolare di una canzone che non sembra finire mai (con un’esibizione vocale che nessuno riprende con il telefono, perché totalmente rapiti dalla bellezza del momento).

L’inno My Generation ci sorprende e ci cattura, mentre Roger entusiasma con quei balbettii che hanno reso così speciale il brano e che non deve essere neanche particolarmente facile fare mentre si canta. Quando è il momento di See Me, Feel Me una mano con un dito puntato ci indica uno per uno, mentre intorno svolazzano colombe bianche. Forse un modo per ricordarci che la pace è impegno e responsabilità di tutti.

The Who in concerto al Parco della Musica di Milano Luglio 2025
The Who in concerto al Parco della Musica di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

You Better You Bet è l’occasione per ballare, sì anche e soprattutto sui nostri problemi, e continuare a farlo con la indimenticabile intro synth di Baba O’Riley, che mette insieme un guru indiano e un compositore minimalista. Segue un Won’t Get Fooled Again carico di attese, tutto il pubblico sembra concentrato in attesa dell’urlo finale (“ce la farà?”) e anche Roger sembra intento a prepararsi: ci arriva sospinto dai battiti di mani e quando giunge il momento è forte e intenso come nella versione originale, che ha più di cinquant’anni. Da brividi.

La sorpresa arriva alla fine, quando Roger annuncia che suoneranno The Song is Over, a differenza di quanto fatto nella prima data padovana. Ad accompagnare la canzone che dà il titolo al tour – anche questa ultracinquantenne – un video in cui vari oggetti, tra cui un baule da concerto e una teiera con la bandiera inglese, finiscono sotto il mare. La sensazione guardandolo è quella di un qualcosa che scompare, che non c’è più ma il tutto accade in maniera delicata per questi oggetti che dolcemente affondano tra le onde.  Un modo per salutare, come fa la band tutta unita dal palco prima di andare via dopo quasi due ore di concerto, e dire addio a un pezzo della nostra storia. Per fortuna le loro canzoni rimangono, insieme alla consapevolezza che – anche se le rockstar se ne vanno – il rock non morirà mai.

Clicca qui per vedere le foto dei The Who a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

The Who

THE WHO: la scaletta del concerto di Milano

  1. I Can’t Explain
  2. Substitute
  3. Who Are You
  4. Love Ain’t for Keepin’
  5. Bargain
  6. The Seeker
  7. Pinball Wizard
  8. Behind Blue Eyes
  9. The Real Me
  10. 5:15
  11. I’m One
  12. I’ve Had Enough
  13. Love, Reign O’er Me
  14. Eminence Front
  15. My Generation / Cry If You Want
  16. See Me, Feel Me
  17. You Better You Bet
  18. Baba O’Riley
  19. Won’t Get Fooled Again
  20. The Song Is Over

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2 Comments

2 Comments

  1. Eleonora

    23/07/2025 at 10:49

    Silvia Cravotta bravissima, oggettiva e personale, sensibile e profonda ma non fanatica.

  2. Silvia Cravotta

    23/07/2025 at 11:13

    Grazie Eleonora, parole preziosissime per me! 🙂

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