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Sveglia, è ora dello SPRING ATTITUDE (e di Roma)

Spring Attitude 2025: 18mila presenze a Roma, lineup internazionale e dj set a La Nuvola per due giorni di musica e cultura.

L’edizione 2025 conta 18mila presenze totali nel weekend del 12-13 settembre a Roma, più una serie di momenti iconici (Marinelli sul palco in primis con Giorgio Poi) e live eccezionali. Un festival identitario di una Roma che c’è e vuole farsi sentire, da tutelare a tutti i costi.

18mila presenze e un festival identitario

In epoche incerte, cerca comunque di trovarti in posto pieno di luce. Se dovessi dare un consiglio a qualcuno dopo di me, sarebbe questo. Se dovessi darne uno in generale, potrebbe essere tranquillamente questo, insieme al “fatti sempre i c***i tuoi”.

Se ci mettiamo a parlare di SPRING ATTITUDE, allora entrambe le cose sono vere. Abbiamo già elencato ampiamente i motivi per cui andare (ci siamo limitati a cinque), ora che l’edizione 2025 e’ andata, contate 18mila presenze fatte a La Nuvola, un sacco di ore ballate, ecco direi che possiamo tirare le somme e dirci un po’ le cose come sono state.

Roma che cresce, Milano che arranca

Giorgio Poi, foto di Valerio Quattrucci
Giorgio Poi, foto di Valerio Quattrucci

Piccolo inciso: da ex emigrata della provincia a Roma e poi a Milano, da frequentatrice dei primissimi SA fino alle ultime edizioni e, ta-daaan, exploit in una location incredibilmente scenica come La Nuvola, non posso che essere contentissima per la crescita di un festival che ha cercato sempre di combinare più anime, ma che ha sempre orbitato sul fronte dell’underground e del clubbing (nonostante le svolte importanti di line up delle ultime edizioni, si va avanti fino alle quattro con degli alfieri come il progetto Bicep, Apparat che mi suona Idioteque dopo aver speso sei ore della giornata a cercare di prendere un biglietto di Tom Yorke, un’ottima prova per Planet Opal e beh, una chiusura dal sapore dei vecchi tempi con Ellen Allien).

E’ bello vedere come il nord Italia si sia un po’ reso conto che a Roma si possono fare cose cool come a città-lassu’. Che poi, ovviamente sono state sempre cose fighe, solo che non c’erano location, si era fuori dai circuiti dei tour europei, non c’era mentalità, etc etc ma ora che Milano un po’ muore di mainstream e mancano sempre di più i luoghi di contaminazione (il Leoncavallo è solo l’ultima di una serie eccellenti di morti della controcultura che ha fatto la base della creativita’ milanese) ci rendiamo conto può funzionare anche da altre parti. Parti che si sono fatte tanti “fatti loro”, sotto sotto.

Rimaniamo nella favola. Dunque: è andata bene, nonostante – conti alla mano – un numero minore di presenze del 2024. Anche se avremmo voluto salire ne La Nuvola magari per sentirci tutto Krieg und Frieden (ma vedendo come vibrava il pavimento della terrazza Block Party sabato con il collettivo Mania, possiamo anche comprendere gliem eventuali timori della Soprintendenza Capitolina). E anche se un po’ ci è dispiaciuto per i Dov’è Liana sostituiti più che egregiamente da Marco Castello and band (ma vi diro’, sempre bello ballare con una band con degli strumenti veri sul palco).

Due giorni iniziati con un venerdì meno folto del sabato sold out, ma amici, stiamo parlando di un festival iniziato alle 5:30 di pomeriggio di un feriale, e lo smart working non è più un dato di fatto (però mettere Coca Puma a quell’ora è stato un po’ un azzardo), che sono finiti comunque a bomba, e con un maggior equilibrio rispetto alle due edizioni precedenti (perché le line up devono essere anche ben strutturate).

La Nuvola, foto di Valerio Quattrucci
La Nuvola, foto di Valerio Quattrucci

Una lineup eclettica e multiculturale

Ne è uscita fuori a mio umile avviso un’ottima prova. Un festival eclettico al punto giusto, con punte di creatività come gli Altįn Gün (vero nome fuori dal coro) e consacrazioni ufficiali (una La Nina straordinaria, da esportare insieme a tutta l’equipe al femminile), l’ormai consolidatissima french connection quest’anno rappresentata da una L’Imperatrice scatenatissima sul classico tributo ai Daft Punk, e anche multiculturale quanto basta – ovviamente faccio riferimento alla presenza del semi gotha dell’indie pop nazional-romano capitanato dalla jam session di Golden Years che ha letteralmente fatto la F/W del suo FUORI MENÙ tirando sul palco da Fulminacci a Tutti fenomeni, a Coez e Prima Stanza A Destra, culminata quindi nel cantautorato dal sapore internazionale di Giorgio Poi (volevo dire, Luca Marinelli, che per me può cominciare tranquillamente la sua carriera cantautorale appena può, grazie). Per dirla ironicamente quanto basta: anche oggi tutte le strade, pure se la casa madre è a Milano, portano a Roma.

La Nuvola: presente e futuro dello Spring Attitude

Portano a La Nuvola in un weekend di metà settembre? Potrebbe anche essere, potrebbe anche dirsi che è una prova, un momento di rivalsa, un provare a dire che si, abbiamo uno spazio enorme, un Ploom Stage da sogno, su cui è venuta una benedizione comunale, mentre a Milano smantellano tutte le rimamenti possibilità di una già inaccessibile San Siro, e ci troviamo in uno spazio grande, spazioso, scenicissimo, l’acustica è pure buona (sicuramente meglio del piazzale di Cinecittà) e non ricordo di aver preso un gomito in faccia. Possiamo averlo anche il prossimo anno, signor Sindaco?

La Nina, foto di Federico Carnevale
La Nina, foto di Federico Carnevale

Magari con un po’ di supporto ulteriore, perché se quest’anno abbiamo fatto capire a molti che il festival può giocare su un livello superiore, si può fare anche di più per renderlo sempre più attrattivo. Gli artisti costano, e le scelte sugli emergenti devono essere fatte bene (e con coraggio, ed essere supportate).

Essere di valore, permettere al pubblico di avere spettacoli di qualità (e lo ammetto, questa edizione ha regalato dei live che vanno be oltre il sensazionalismo del guest dell’artista, che se abusato non rende più, basta vedere dei veterani come La Rappresentante Di Lista o ripeto sessioni potenti come quelle de La Nina), farglieli godere (perche’ ci stiamo dimenticando sempre di più del consumatore), anche per fare dire a chi alla fine ci va sempre “ah, ma ho fatto bene alla fine ad esserci”. Anche solo per vedere la boiler room all’aperto della terrazza de La Nuvola. Una camera di decompressione necessaria.

Confronti e prospettive

Contestualmente allo Spring si è svolto a Trento il POPLAR (pensavate dicessi il super maxi concerto del Vaticano con Bocelli e Pharrell?), che con lo SA ha condiviso una serie di artisti (anche il concetto è simile). Ecco, questi festival sono la prova del fatto che realtà non enormi, ma ben condite, come si suol dire, che offrono un’esperienza completa ma soprattutto pensata per il pubblico, sono dei modelli che funzionano (a parte i token, ma vabbè, che possiamo dire). E il pubblico, unpopular opinion, si educa, in tanti modi, e su questo aime’, molti hanno rinunciato troppo presto (o alla fine si sono piegati alla logica del business).

O si cresce con lui, come alla fine si è fatto con lo SA, fino a portarlo dalla primavera all’autunno. Ma si sa, la primavera a Roma è una sotto-stagione reale e mentale, e non si esaurisce con il caldo agostano. E soprattutto: ha sempre un’esposizione perfetta. Anche in epoche incerte.

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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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