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Reportage Live

Quei mutaforma dei BLONDE REDHEAD, live in Italia

Articolo di Umberto Scaramozzino (Torino)
Foto di Federico Buonanno (Milano)

I Blonde Redhead tornano a Torino a qualche anno di distanza dall’ultima apparizione e portano con loro un nuovo album da presentare con orgoglio: Sit Down for Dinner. Li ritroviamo al Milk di Via Sacchi, che pare si stia ritagliando un posto d’onore tra i club torinesi, e li accogliamo con un bel sold out.

Da queste parti il trio indie rock newyorkese è di casa, avendo suonato a intervalli così regolari da essere ormai un marker temporale per gli appassionati di musica alternativa. Ogni volta, però, tornano con qualcosa di diverso. Qualcosa in più, ma anche qualcosa in meno. I Blonde Redhead sono per natura dei mutaforma e la loro carriera dei è così varia e cangiante da risultare anche spaesante per chi si è ritrovato a legarsi indissolubilmente con un album o una fase in particolare. Non dev’essere facile seguirne i movimenti trasversali, ma è allo stesso tempo elettrizzante sapere che c’è sempre un nuovo e ottimo motivo per scoprire in quale direzione avverrà il prossimo passo.

Questo Sit Down for Dinner nello specifico arriva a colmare un vuoto creato ormai dieci anni fa con Barragán, forse l’album più divisivo della band. Spoglio, minimalista, interlocutorio, nella migliore delle ipotesi spiazzante, nella peggiore indigesto. Banale, però, mai. Il decimo e ultimo album, pubblicato lo scorso anno, sembra invece ricomporre un mosaico andando a recuperare i tasselli lungo il percorso e mette a frutto trent’anni di carriera, ricerca sonora e songwriting di indubbio spessore.

In questo tour è proprio Sit Down for Dinner a dominare la scaletta: la metà dei brani arrivano da lui e donano un senso di forte coesione all’intera serata. In Snowman la voce di Amedeo Pace arriva come il caldo abbraccio che emoziona, mentre Melody Experiment ci regala una delle migliori prove di Kazu Makino, sempre ipnotica e piena di fascino. Colpisce anche la resa della doppia title-track, che a metà scaletta si prende la scena. Per il resto la sfanga solo la discografia degli anni Zero, con Misery Is a Butterfly (2004) e  23 (2007) a contendersi i posti vacanti. L’intera produzione degli anni Novanta viene lasciata fuori, così come anche Penny Sparkle (2010) e il già citato Barragán, ma forse è un bene. La grande coerenza armonica dei Blonde Redhead si rivela in tutta la sua maestosità, nel suo gran gusto, senza necessariamente dover dare un quadro completo del loro percorso artistico, a questo punto impossibile da riassumere in un live di un’ora e mezza.

Kazu Makino vocalmente non è al meglio, oltretutto è ormai consolidata la sua necessità di prendersi qualche pezzo per entrare in serata, ma in compenso si muove come quella proverbiale eleganza nipponica che per noi occidentali è pressoché irresistibile. Molto più concreti i talentuosissimi gemelli milanesi, Amedeo e Simone Pace, che ormai da decenni suonano come fossero uno l’estensione dell’altro, mossi da un’unica mente alveare. Tolto qualche piccolo problema tecnico e acustico nella prima fase dello show, la performance è un crescendo che culmina in un’ovazione da brividi sulla splendida Rest of Her Life, prima dell’encore.  Le conclusive Before, Not for Me e Kiss Her Kiss Her sono la cristallina evidenza della bontà del nuovo materiale, di un disco che ricolloca i Blonde Redhead sulla mappa dell’alternative rock americano e offre una prospettiva nuovamente florida sul futuro imprevedibile di questo prezioso progetto.

Clicca qui per vedere le foto dei Blonde Redhead in concerto a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

Blonde Redhead
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