Connect with us

Ciao, cosa stai cercando?

Reportage Live

Modern jazz e la grazia su corde: Brandee Younger Trio al Blue Note di Milano

La straordinaria arpista americana già presente in Homecoming (la docu su, di e con Beyoncè) si esibisce per la prima volta sul palco dello storico jazz club di Milano con grazia e gentilezza diffusa

Articolo di Adriana Panico

Brandee Younger, straordinaria arpista originaria di Detroit, si esibisce nel primo martedì di aprile allo storico jazz club di via Borsieri a Milano nel classico formato jazz trio accompagnata da Rashaan Carter al basso elettrico e al contrabbasso e Allan Menard alla batteria. 

La storia l’ha fatta un po’ anche lei: la sua canzone Beautiful Is Black le è valsa la candidatura ai Grammy Awards 2022 come Miglior composizione strumentale e non era mai accaduto prima ad un’artista solista donna nera. Probabilmente perché nessuna era riuscita a combinare influenze classiche, jazz, soul e anche funk con il mondo dell’arpa tradizionale portandola in luoghi e arrangiamenti fino ad oggi sconosciuti. 

On stage con gentilezza sospesa e grazia diffusa, allieta il primo giorno di ripresa del Blue Note dopo le vacanze pasquali, pizzicando le corde dello strumento che l’ha resa celebre.  Dall’antichità, più o meno dai Sumeri, ai giorni nostri, l’imponente cordofono ha subito tante modifiche, ma nei secoli non ha mai perso la sua sacrale sonorità. È la protagonista del palco prima che arrivi Brandee Younger.

Senza dire nulla prende posto sulla destra e con le dita sulle corde ci dirotta in un ashram con Rama Rama, cover di Alice Coltrane. Ognuno si muove nel suo luogo spirituale al suono di una rivisitazione intima del pezzo originale e di una melodia jazz dolcissima. Questo viaggio tra bamboo e fior di loto dura finché non lo interrompe l’arpista stessa, prendendo la parola per salutare il pubblico e introdurre il prossimo brano: Love & Struggle. Due parole, dice Brandee Younger, che non dovrebbero stare insieme e che invece nella meno astratta realtà convivono, talvolta consumandosi a vicenda, proprio come la lotta figurata tra l’arpa delicata e la batteria da drum ‘n bass protagoniste del brano, dove però sul finale il ritmo incalzante delle bacchette sui piatti pare soccombere al cospetto dell’amore che Brandee mette nelle carezze sulle sue corde. 

Durante la pandemia compone Unrest I & II, un brano che si articola in due momenti (un applauso a coloro che hanno avuto un sospetto vedendo quei due numeri romani nel titolo): il primo uno solo arpa che per intensità, dolcezza e malinconia sembra diventata un pianoforte, il secondo più ricco di suoni, caotico e vorticoso caratterizzato da una batteria che stavolta non fa sconti a nessuno. Un instancabile Allan Menard per alcuni minuti picchia da solo su piatti e tamburi come tempesta che impazza, come vita che si strugge ma che non si arrende. Il pubblico non resiste alla standing ovation di braccia in applauso. 

New York, la città in cui il trio vive e che Brandee Younger richiama più volte nei suoi intermezzi di conversazione con il pubblico, torna con prepotenza in un’altra cover, sempre di Alice Coltrane, Turiya and Ramakrishna. È nella Long Island degli Anni ‘70 che il brano viene inciso e incluso nell’album, concepito come una catarsi dopo la morte del marito, John Coltrane, la celebre icona del jazz americano: è il momento di un’improvvisazione blues e funk. Il contrabasso giace a terra a riposare, Rashaan Carter imbraccia il basso. 

A seguire note fiabesche per assoli di arpa e due cover magiche, If It’s Magic, per l’appunto, di Stevie Wonder e Save The Children del gigantesco Marvin Gaye. Anche quandola serata sembra finita, l’artista ci ricorda che non si lascia la festa senza salutare gli amici soprattutto se l’unico modo per continuare a farlo è riportarli in vita con un omaggio sul palco. E così, con quel modo di suonare che sembra un canto e con un utilizzo quasi percussionistico della tavola armonica, Brandee Younger dedica Essence of Ruby all’amico che non c’è più, prima di congedarsi dal palco insieme ai suoi partner melodici. Ma il pubblico e l’arpa rimangono ancora al Blue Note: il primo più consapevole di quanto la musica sia veicolo di esplorazione spirituale e con una visione decisamente più ampia del jazz moderno, la seconda onstage, come ad inizio live, quale simbolo di antichità e messaggera di modernità, che ha consentito che la magia accadesse di nuovo qui e ora. 

BRANDEE YOUNGER TRIO – La scaletta del concerto di MILANO

Rama Rama 
Love & Struggle
Unrest I & II
Turiya and Ramakrishna
You’re a Girl for One Man Only
If It’s Magic 
Save the Children 

Encore
Essence of Ruby

Written By

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri anche...