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Reportage Live

MACHINE HEAD: due ore e mezza di metal duro e puro

Articolo di Dante Piotto

Due ore e mezzo di concerto e venti anni di carriera da raccontare è una cosa estremamente facile se ti chiami Machine Head. La band di Oakland sfodera una seconda giovinezza in questo 2015 e mette a segno un poker incredibile di concerti nel bel paese convincendo fans ed antichi detrattori. Non fa eccezione l’ultima data italiana svoltasi in un New Age di Roncade stracolmo, dove Robb Flynn e Phil Demmel si presentano in uno stato di grazia invidiabile, accompagnati dal sempre perfetto e fedele Dave McClain alla batteria. Jared MacEachern al basso attutisce l’uscita dal gruppo di Adam Duce datata ormai 2013.

Ne hanno di cose da raccontare i ragazzacci della California ed il pubblico li acclama a gran voce al grido di “Machine Fuckin’ Head”. Il lungo cammino inizia con l’arpeggio di “Imperium”, ma il saltellare porta a toccare ben presto tutti gli album post 2000: da “Beautiful Mourning” alla più giovane “Now We Die” fino a “Locust”. Flynn e compagni hanno le spalle abbastanza larghe per sbattersene allegramente delle critiche che hanno funestato la loro carriera a cavallo del nuovo millennio, ed il pubblico sembra apprezzare con un pizzico di malinconia giovanile anche canzoni bistrattate come “From This Day” (rivisitata per l’occasione) e “Crashing Around You”, oltre che “The Blood, the Sweat, the Tears” e “Bulldozer”. A cadenza svizzera ecco arrivare pezzi di storia come “Ten Ton Hammer” e “Davidian”, le quali bastano da sole per far capire a tutti che forse il tempo è più passato per noi che per loro sul palco.

Flynn non manca di interagire con il pubblico e di regalare a tutti un monologo a cuore aperto sull’antipatica moderna usanza di vivere i concerti più attraverso gli smartphone che non “alla vecchia maniera”, strappando una standing ovation e cori da stadio. Dopo essersi soffermati su tutte le tappe della loro carriera, il tour emozionale si conclude con il super classico “Old” ed “Halo”.

Piccole considerazioni finali: Lascia un leggero amaro in bocca la scelta di escludere dalla scaletta “Take My Scars” ed il considerare pietre miliari come “Burn My Eyes” e “The More Things Change” alla stregua di tutti gli altri album successivi. Rimane altresì la consapevolezza che la band sia sempre stata orgogliosa del suo percorso attraverso questi ultimi vent’anni, due ore e mezza di metal duro e puro ne sono le prove inconfutabili.

MACHINE HEAD – scaletta Roncade (Treviso) – 3 Ottobre 2015

Imperium
Beautiful Mourning
Now We Die
Bite the Bullet
Locust
From This Day
Ten Ton Hammer
This Is the End
In Comes the Flood
The Blood, the Sweat, the Tears
Slanderous
Darkness Within
Declaration
Bulldozer
Killers & Kings
Davidian
Descend the Shades of Night
Take Me Through the Fire
Aesthetics of Hate
Game Over
Old
Halo

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