Connect with us

Ciao cosa stai cercando?

Reportage Live

THE SMASHING PUMPKINS in concerto a Milano. Quell’infinita tristezza che ci ha reso persone migliori.

La band di Billy Corgan torna in Italia per una doppia data e ci trasporta in un viaggio tra passato e presente, offrendoci una narrazione coerente e profonda, un autentico back in the days che ci scuote nel profondo. Gli Smashing Pumpkins restano una band che non consola, ma interroga, sfidando il tempo e noi stessi.

Articolo di Serena Lotti | Foto di Davide Merli

Chi è cresciuto negli anni ’90 sa bene quanto questi siano stati una transizione tra utopia postmoderna e disincanto della globalizzazione e del digitale, dove un certo tipo di musica è stata colonna sonora di una trasformazione culturale profonda che ha incarnando il paradosso di una nuova identità nella quale, purtroppo, oggi molti di noi si sentono rappresentati: frammentata, ibrida e lontana dalle grandi narrazioni ideologiche del passato. Oggi abbiamo meno sogni, meno utopie, meno coraggio. Siamo ancora quei fragili eroi ribelli che non riescono a cambiare il mondo, o siamo diventati esseri limitati che cercano di sopravvivere alla propria stessa malata interiorità?

Ci siamo lasciati alle spalle i temi dell’identità, della libertà, della memoria e forse anche del futuro. È un decennio che, seppure intriso di Infinite Sadness offriva, sempre e nonostante tutto, possibilità, riscatti, futuro. Ed è proprio qui che la band di Billy Corgan diventa rappresentativa di quella generazione, un ponte tra malinconia e ribellione, dolore e bellezza, sogno e disillusione.

Portavoci di un romanticismo postmoderno come pochi, gli iconici The Smashing Pumpkins sono sempre stati esemplari nell‘esplorare la condizione umana in tutte le sue sfumature e le sue fragilità con album monumentali che sono meditazione sul tempo, sull’identità, sull’infinito.

Oggi ci riuniamo qui, al Parco della Musica di Milano, per domandarci se siamo ancora quei ragazzi degli anni ’90, goffi ed insicuri, nascosti dentro felpe di due taglie più grandi ma, nonostante tutto, anime fragili e fallibili.

Il ritorno in Italia con “The Aghori Tour”

Dopo il live al Lucca Summer Festival del 2024 — e prima ancora nel 2019 — bisogna tornare al 1993 anno in cui debuttarono in Italia durante un’iconica esibizione alla Festa dell’Unità. Nell’estate 2025, la band guidata da Billy Corgan torna finalmente in Italia con due date del loro nuovo tour, “The Aghori Tour”: una a Milano e una a Roma, in seguito all’apertura europea del 27 luglio in Bulgaria. La formazione attuale degli Smashing Pumpkins include oltre a Billy Corgan, gli storici membri James Iha e Jimmy Chamberlin, mentre la stupenda Kiki Wong alla chitarra e Jack Bates al basso completano l’attuale formazione. L’amata D’arcy, membro fondatore, non fa più parte della band.

Una signora chiusura al Parco della Musica di Milano

La band di Billy Corgan ha avuto ieri sera il compito di chiudere la prima stagione del Parco della Musica di Milano. Location molto bella, con spazi ampi e comodi e ottimi suoni: non possiamo dire lo stesso su altri fronti. I prezzi di acqua, birra e cibo ampiamente fuori scala, parcheggi estremamente costosi che hanno causato allucinanti attese all’uscita: molti di noi sono rimasti bloccati per oltre un’ora prima di riuscire a tornare a casa. Sul fronte della visibilità, la situazione non è stata migliore: i due schermi laterali erano spenti, rendendo difficoltoso non tanto seguire il concerto dal parterre o dalla tribuna, quanto cogliere dettagli e avere una visione piena. E come se non bastasse, i bagni completamente al buio. Se non ci siamo pisciati addosso è stato solo perchè avevamo le torce dei cellulari e un po’ di dignità nelle tasche. Una role play alla Saramago.

Ma si sa l’amore risolve ogni problema. C’è infatti qualcosa di profondamente rituale e romantico nell’esperienza di un concerto degli Smashing Pumpkins. Una sorta di liturgia postmoderna, in cui il tempo si flette e muta e il passato ritorna sotto forma di distorsioni urticanti e melodie immortali che hanno segnato una generazione.

Un viaggio tra furia elettrica e malinconia

L’apertura è affidata a Glass’ Theme ed Heavy Metal Machine. Un inizio denso, felicemente opprimente, un’orgia di feedback e distorsioni che impone subito il tonwe of voice: Corgan, ieratico e teatrale in mantello nero, domina il palco come un sacerdote oscuro, ma non è più il cattivone di un tempo. Ammicca, sorride, scuote la testa compiaciuto. Lo si ama anche in versione Zio Fester in buona, non so se mai gli perdoneremo l’afflato poetico della cover di Take My Breath Away, uno straniamento pop, una parentesi ironica e sconvolgente che ha spezzato lo sconcerto collettivo al grido di “Uscite Maverick.”

Una setlist ad hoc per il pubblico milanese

Chi, come me, si era preparato alla scaletta del 27 luglio in Bulgaria, è rimasto felicemente sorpreso perchè la scelta dei brani è cambiata nettamente. Una setlist stavolta costruita come un percorso iniziatico, che ha alternato momenti di furia elettrica a sospensioni contemplative, in un continuo gioco dialettico tra distruzione e redenzione. Uno storytelling costruito per il pubblico italiano (e vedremo se terranno questa felice scelta anche per le date future) con cura maniacale, ogni brano è una pietra miliare, un capitolo delle nostre vite, una sorta di opera totale pronta all’uso: un affresco sonoro che percorre tre decenni di estetiche, ossessioni e visioni.

Ricordi dolci-amari

Da Where Boys Fear to Tread e i suoi groove ossessivi a Today che ci ha fatto implodere e piangere di ricordi e malinconia (simbolo di della nostra generazione, un inno alla resilienza emotiva) dove ci siamo buttati addosso l’uno all’altro, fino alle monumentali 1979, Porcelina of the Vast Oceans (e il suo finale al tritolo, una sorta di poema sinfonico che si è concluso con un assolo di Corgan che ci ha fatto esplodere), fino alla preghiera collettiva di Disarm e Tonight, Tonight lirica e universale, e ancora Cherub Rock, Mayonaise, Jellybelly che bruciano la pelle e i neuroni: tutto è stato un viaggio folle dal crescendo mistico. C’è anche spazio per un accenno di N.I.B. dei Black Sabbath in ricordo di Ozzy Osbourne, è un soffio, una suggestione che forse non tutti colgono.

The Smashing Pumpkins al Parco della Musica di Milano

La triade conclusiva di Bodies, Ava Adore e Stand Inside Your Love hanno incarnato le tre anime della band: brutalità, erotismo e devozione e un’abrasiva Zero e la furia di The Everlasting Gaze hanno chiuso il cerchio con una potenza devastante, lasciandoci esausti, grati, sudati.

Non tutto però scorre con la stessa intensità. I brani più recenti, distribuiti con strategia lungo la scaletta, ricevono feedback tiepidi. Il pubblico sembra più interessato a rivivere che a scoprire. Eppure, anche in questo, la band dimostra coerenza: non si piega al revivalismo, ma insiste nel proporre un presente che, sebbene meno immediato, è parte integrante della loro identità.

Oltre la nostalgia: una band che sfida se stessa e il pubblico

Mellon Collie and the Infinite Sadness, Siamese Dream, Adore, MACHINA/the machines of God, sono racconti che sfidano i ricordi, che giocano con le nostre vite di ex teenager, che ci riportano indietro. Una challenge che gli Smashing Pumpkins, alla fine, vincono. Non perché ci assecondano, ma perché ci sfidano offrendo uno specchio attraverso cui guardare noi stessi senza filtri: ci sbattono in faccia una nostalgia che non è rifugio, ma confronto diretto. Corgan guida la sua “Macchina di Dio” con la determinazione di un demiurgo usando la magia dell’evocazione e dimostrando che la sua musica non è solo un archivio di successi ma un linguaggio vivo caratterizzato da pezzi monumentali che non invecchiano, ma si trasformano in archetipi emotivi, capaci di parlare ancora al nostro tempo e di raccontarci moltissimo.

Una memoria che non consola quindi, ma interroga. E in questo forse, risiede la loro grandezza: nel continuare a essere, dopo trent’anni, una band che non si lascia addomesticare da niente e da nessuno. Nemmeno da quella infinita tristezza che ha reso loro immortali e noi persone migliori.

Clicca qui per vedere le foto dei The Smashing Pumpkins in concerto a Milano o sfoglia la gallery qui sotto

The Smashing Pumpkins

THE SMASHING PUMPKINS – La scaletta del concerto al Parco della Musica di Milano

Glass’ Theme
Heavy Metal Machine
Where Boys Fear to Tread
Pentagrams
Today
Edin
Bullet With Butterfly Wings
Muzzle
1979
Porcelina of the Vast Oceans
Sighommi
Mayonaise
Take My Breath Away (Cover)
999
Disarm
Tonight, Tonight
Cherub Rock
Jellybelly
If There Is a God
Bodies
Ava Adore
Stand Inside Your Love
Zero
The Everlasting Gaze

Written By

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...

Reportage Live

Gemitiaz in concerto al Parco della Musica di Milano. Guarda le foto del live show.

Reportage Live

Joe Keery è un bravo musicista, ha del talento, ma soprattutto possiede qualcosa che altri non hanno tanta fortuna di avere: un personaggio. Che...

Reportage Live

Siamo stati alla data finale, per Un Altro Festival a Milano, dall’Ultrasound Tour della cantante croato-neozelandese: tra polvere e sudore, sintetizzatori e primi piani...

Reportage Live

Vulfpeck in concerto al Parco della musica di Milano, in apertura The Fearless Flyers. Guarda le foto del live show.