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Reportage Live

FRANCESCO DE GREGORI: recensione Vivavoce tour, 20 Marzo 2015 – Roma

L’ottima musica, quella che rimane che fa tornare a casa lo spettatore soddisfatto e contento è sola dei grandi. Come quella sentita venerdi sera e portata sul palco da Francesco De Gregori e la sua band nel Vivavoce tour partito da Roma, in un Pala Lottomatica sold out.

Partiamo dalla band stavolta, in ordine sparso: al basso Guido Guglielminetti, alla batteria Stefano Parenti, Paolo Giovenchi chitarre, Lucio Bardi chitarre, alle tastiere Alessandro Arianti, Alex Valle chitarre e padal steel guitar, al violino Elena Cirillo, al trombone Giorgio Tebaldi, alla tromba Giancarlo Romani e al sax Stefano Ribeca. E iniziamo parlando della band per il semplice fatto che è evidente che nei concerti di Francesco De Gregori la “novità” è avere ormai alle spalle una band che lo segue da tanto e che comunque realizza uno spettacolo finale musicale complessivo di altissima qualità e non solo centrato sulla figura del Principe.

Per chi apprezza la musica, è difficile non ricordare gli assoli di Paolo Giovenchi alla chitarra, o i giri potenti di basso di Guido Guglieminetti, la delicatezza e la precisione con cui Alessandro Arianti suona le tastiere, per non parlare dei violini… ma una particolarità che ieri sera è venuta all’occhio… anzi all’orecchio direi è proprio la presenza dei tre fiati. Sembrano dare “gioia”, un’apertura musicale che nel contesto de gregoriano nessuno poteva immaginare o almeno non fino a ieri. A parte che i tre suonano gli strumenti in maniera divina e poi danno una carica e una sensualità non indifferente. Come le miglior band del passato, ieri sera è stato davvero uno spettacolo trovarsi davanti mix perfetto di strumenti e arrangiamenti che appunto solo chi del proprio strumento né fa arte riesce a trasmettere.

degregori-roma

Il concerto si apre con “Finestre Rotte“, De Gregori è in formissima e la sua voce non subisce tagli del tempo, l’armonica è sempre la sua grande passione e si sente. Segue con capolavori d’intensità come “Viva l’Italia” e una perfetta esecuzione corale di un brano che (a parere personale) musicalmente e a livello di testo è una perla rara ovvero “Il Panorama di Betlemme” che dal vivo è magia musicale pura. Seguono “Caterina”, “Un guanto” e “Bellamore” e poi una splendida versione de “Il canto delle sirene” che De Gregori non offriva live da tempo. In un palco pieno di luci e con il coro del pubblico che non perde una parola, risuonano le note de “La leva calcistica della classe 68” e “Per le strade di Roma”. Immancabile “Generale” dove il pubblico fa partire gli accendini, per poi arrivare alla presenza di Ambrogio Sparagna che accompagna De Gregori e la band con il suo organetto per i brani di “Sotto le stelle del Messico a trapanar” e una delicatissima ed emozionante versione de “La ragazza e la miniera”. Dal palco poi risuona il nome di Leonard Cohen, con la versione italiana del brano “The future” che ovviamente De Gregori arricchisce con la sua voce rendendo così un grandissimo omaggio al poeta/scrittore/cantante canadese, anche se Cohen in italiano è un po’ complicato da ascoltare. E si continua ancora con “Belle Epoque” e una potentissima e avvolgente versione live di “La testa nel secchio“ dove il basso è signore e padrone nella parte iniziale e la batteria lo segue a dare una gran carica insieme ad un altro pezzo che De Gregori ha voluto riportare al suo pubblico ovvero “Mayday”.

Le tastiere e i fiati accompagnano il Principe sul brano “Guarda che non sono io” cantata con grande intensità. “Titanic”, “Buona notte fiorellino” e “Vai in Africa Celestino“ sembrano essere gli ultimi pezzi di un concerto mirabile. I componenti della band scendono gli scalini insieme a De Gregori, e il tempo esatto di cinque minuti eccoli risalire per il bis che riaccende tutto ma nel vero senso della parola. Sembra giorno sul palco e De Gregori e la sua band hanno il colpo d’occhio totale di un Pala Lottomatica strapieno. I brani riproposti nel bis sono “Alice”, “La donna cannone”, “Rimmel”, “Cose” e l’intramontabile ricantata da far venire i brividi “Can’t help falling in love“ di Elvis Presley. E poi “Volavola”, un brano dolcissimo, quasi inutilmente ribadisco un brano dalla scrittura perfetta.

Si chiude qui la prima data del Vivavoce tour che toccherà tutta l’Italia e che il primo Luglio farà tappa al Lucca Summer Festival per “aprire” il palco a Bob Dylan (non so se a voi il binomio De Gregori – Dylan crea imbarazzo dalla gioia). Il concerto di ieri sera segna forse un passaggio importantissimo nella carriera live di Francesco De Gregori: non è più lui ad essere il pilastro centrale ( lui rimane “lui” sia chiaro , che non ci siano equivoci su questo , anzi con gli anni è addirittura migliorato in tutto) ma ormai da ieri sera si può dire tranquillamente anche “De Gregori&The Band”. La musica in fondo è coralità, bellezza e trasformazione corale è Francesco De Gregori sa benissimo cosa è la Musica, con la lettera maiuscola.

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