Articolo di Adriana Panico | Foto di Francesca Maffioletti
Il Blue Note di Milano fa sempre lo stesso effetto. È quel posto in città in cui entri e non sei più in nessun luogo. O meglio, sei nel jazz club più figo della Terra dove la musica ha il sapore di un’esperienza totalizzante, mistica, catartica, quasi religiosa. L’ambiente è in perfetta sintonia con il mood dello show di Fantastic Negrito, cantautore e musicista statunitense, tre volte consecutive Grammy nella categoria Best Contemporary Blues Album. Il nostro eroe, all’anagrafe Xavier Amin Dphrepaulezz, scende in terra meneghina per una doppia data con due set, totale quattro show, a portare il suo stile unico fatto di blues, rock, funk, soul, e afro-tutto, dalle radici al beat.
Arriva sul palco raccolto del club in compagnia di bassista, tastierista, percussionista e chitarrista (elettrico), un gruppo con cui dialoga a suon di corde e tasti di continuo. In fondo, alle loro spalle, campeggia l’iconica targa del club a mo’ di marchio di fabbrica e sigillo di garanzia sulla qualità dei live proposti. Il nostro bluesman balla sin dal primo momento improvvisando stacchetti alla Michael Jackson, Prince o Blues Brothers, saltelli no matter che strumento musicale stia suonando, con gestualità istrioniche a metà tra teatro e concerto. Un alieno, o un personaggio contemporaneo ma d’altri tempi con quel cappellone corredato di piuma un po’ cilindro e un po’ bowler, le grosse basette su dritti pantaloni di pelle, qui per uno show potente e indimenticabile che dura circa un’ora e mezza.
Apre con Working Poor e Night Has Turned To Day, attingendo dal repertorio del passato. Qui le note del blues più classico incontrano il beat del funk e i picchi vocalici si innestano su virtuosismi ritmici. Si prende un momento di dialogo con il pubblico e annuncia che questa sera ha intenzione di condividere alcuni messaggi: il primo è I Hope Somebody’s Loving You, titolo del brano contenuto nell ‘ultimo album Son of a Broken Man, pubblicato nel 2024 con la sua etichetta indipendente, la Storefront Records, struggente ballad chiusa da un’indimenticabile e toccante assolo di chitarra. Se l’amore è il presupposto delle azioni e, dunque, la matrice dell’esistenza in termini di più o meno serenità, per uno la cui vita è stata segnata da vicende personali drammatiche, prima fra tutte un padre che smette di parlargli quando è ancora molto piccolo, questo messaggio è una verità e una consapevolezza ancora più significativa.
Il continuo esercizio di catarsi e trasformazione, che fa da sfondo a una vita turbolenta, fa anche da paradigma allo show che prosegue con California Loner, dalle sonorità più dub, alle più allegre Chocolate Samurai – Eat Less Sugar, o al funk di Bullshit Anthem passando per How Long? dal riff più dolce, per tornare nuovamente su atmosfere più intimiste, cupe e commoventi con In The Pines, celebre brano folk anonimo risalente al secolo scorso, conosciuto anche come Black Girl o My Girl nella versione dei Nirvana. Rivela al pubblico di aver scritto queste strofe quando suo fratello è stato ucciso a 14 anni, nel tentativo di sopravvivere al dolore trasformandolo in qualcosa di bello (altro messaggio che ci tiene a mettere in circolo). Dice “in America succede” e per un momento tutto resta sospeso.
I tredici brani in scaletta restituiscono la cifra stilistica dell’artista e del mondo a misura di Fantastic Negrito dove le atmosfere nostalgiche, agognanti e intrise di vulnerabilità lasciano spazio anche a dimensioni più armoniche, allegre e ruggenti. Fantastic Negrito parla di battaglie e ferite, di storie autobiografiche e rapporti turbolenti, di dubbi, di rancori, di verità, di agognata e necessaria riconciliazione. Lo fa attraverso questo modo di interpretare il blues in maniera personale, viscerale e potente.
La sala, divisa tra persone ai tavoli in platea, prese dal gusto della musica ma anche dei piatti che hanno davanti per cena, e una balconata più ballerina e appassionata, è fatta di un pubblico adulto che si congeda dalla settimana lavorativa in pieno “Friday mood”, prima che arrivi inesorabile il “Monday mud”. Questa tensione, tra l’euforico, lo stanco e il liberatorio riempie l’aria del club e si dissolve quando lo show finisce. Almeno il primo della serata. Fantastic Negrito va avanti con il secondo e ultimo appuntamento in programma a Milano per poi proseguire con il tour mondiale che toccherà anche l’Australia e gli Stati Uniti.
FANTASTIC NEGRITO – la Scaletta del concerto di Milano
Working Poor
Night has turned to day
I Hope Somebody’s Loving You
California Loner
Honest Man
How Long?
Chocolate Samurai – Eat Less Sugar
Sex is overrated
Beat Salad
Bullshit Anthem
In The Pines
Lost in a Crowd
Plastic Hamburgers






























