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ERYKAH BADU un viaggio mistico tra neo soul e anima. Reportage e scaletta del concerto a Milano

Erykah Badu un viaggio mistico tra neo soul e anima. Reportage e scaletta del concerto a Milano

erykah badu

Articolo di Simona Ventrella | Foto di Lara Bordoni

A venticinque anni dall’uscita di Mama’s Gun, Erykah Badu è tornata sul palco milanese come se il tempo fosse solo fosse solo un concetto relativo. Davanti a un Alcatraz gremito e in religioso silenzio, la “High Priestess of Neo Soul” non ha semplicemente celebrato un anniversario discografico,  ha officiato un rito collettivo, trasformando il concerto in un’esperienza emotiva, sospesa tra passato e presente, dimostrando che la sua voce, il suo carisma e la sua visione rimangono un faro nel panorama musicale contemporaneo.

Eryhak Badu in concerto all’Alcatraz di Milano, foto di Lara Bordoni per www.rockon.it

Avvolta in un cappotto marrone e sormontata dal suo inconfondibile cappello nero, quasi come una corona più che un semplice accessorio, Badu è apparsa sotto una luce ambrata che sembrava scolpire il tempo. L’apertura con “Penitentiary Philosophy” ha subito imposto il tono: basso denso, groove liquido, e una voce che, dopo decenni, non mostra incrinature ma piuttosto nuove profondità. Non c’era traccia di nostalgia. Piuttosto, una dichiarazione d’intenti: Mama’s Gun come organismo vivo, ancora pulsante, ancora necessario.
 

Erykah Badu in concerto all’Alcatraz di Milano, foto di Lara Bordoni per www.rockon.it

La scaletta ha attraversato l’album nella sua interezza, ma ogni brano è stato reinventato con l’elasticità che solo Badu e la sua band sanno orchestrare.“Didn’t Cha Know” ha vibrato di una malinconia luminosa, “Cleva” si è trasformata in un groove collettivo, mentre “Bag Lady” ha risuonato come un inno alla guarigione. Ogni brano sembrava respirare, mutare, aprirsi a nuove letture, come se la Badu stesse componendo in tempo reale. L’alchimia tra lei e i musicisti, tra vibrazioni funk, derive jazz e improvvisi silenzi sospesi, ha reso il live un flusso continuo di energia e intimità, capace di trascinare tutti. La band è stata impeccabile nel costruire un tappeto sonoro dove jazz e hip-hop si fondono con naturalezza, come dentro ad un flusso di coscienza musicale, più vicino a una jam spirituale che a una semplice esecuzione.

Erykah Badu in concerto all’Alcatraz di Milano, foto di Lara Bordoni per www.rockon.it

Ciò che rende Badu unica Erykah Badu, non è solo la voce o la discografia: è la sua capacità di trasformare un concerto in un gesto culturale. I visual d’impatto, le luci, l’uso sapiente degli spazi, tutto contribuiva a costruire un’unica visione dove  Mama’s Gun veniva riletto come manifesto di resistenza, femminilità e libertà nera, con la stessa urgenza politica e poetica del 2000. È qui che Erykah Badu si mostra per ciò che è: un’artista che trascende il concetto di genere musicale. In un’epoca in cui l’autenticità viene mercificata e la spiritualità ridotta a estetica, lei continua a incarnare un’idea di libertà radicale, in cui il soul è ancora un gesto di sopravvivenza.

Quando le ultime note sono svanite, non si è avuta la sensazione di un concerto finito, ma di un passaggio: una vibrazione che continua a risuonare. Badu ha lasciato il palco con la grazia di chi non ha bisogno di concludere, perché tutto ciò che serve è già stato detto o cantato.

In una serata che ha unito groove e grazia, eros e introspezione, Erykah Badu ha ricordato a Milano che il neo soul non è mai stato solo un genere, ma un linguaggio spirituale. E in quella lingua, lei continua a essere una delle voci più luminose.

Clicca qui per vedere le foto di Erykah Badu all’Alcatraz di Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Erykah Badu

ERYKAH BADU – la scaletta del concerto di Milano

  1. Penitentiary Philosophy
  2. Didn’t Cha Know 
  3. My Life
  4. One Two
  5. …& On
  6. Cleva
  7. Hey Sugah
  8. Kiss Me On My Neck
  9. Blackbox
  10. Booty
  11. Annie
  12. A.D. 2000
  13. In Love with You
  14. Orange moon
  15. Bag Lady
  16. Time  A wastin
  17. Green Eyes
  18. Didn’t Ya Know Reprise
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