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Reportage Live

DOGSTAR live al Pordenone Blues & Co. Festival: quando il rock super l’hype

Dogstar in concerto al Pordenonese Blues Festival foto di Cesare Veronesi
Dogstar in concerto al Pordenonese Blues Festival foto di Cesare Veronesi

Articolo di Veronica Drago | Foto di Cesare Veronesi

Martedì 14 luglio il Pordenone Blues & Co. Festival ha portato sul palco del Parco San Valentino l’alt-rock puro e senza fronzoli dei Dogstar, in Italia con il loro “All In Now Tour” dedicato all’omonimo quarto album pubblicato lo scorso maggio; un’altra scommessa vinta per la rassegna che, dopo ben 35 anni di storia, si conferma tra le più longeve e qualitativamente elevate in Italia.

In apertura di serata dalla Croazia il giovanissimo virtuoso della chitarra Frano Livingstone, che a 22 anni ha già alle spalle oltre 400 concerti, e l’esplosività made in Canada dei The Damn Truth, la cui frontwoman Lee-La Baum ha letteralmente fatto scorrere miele graffiante nelle orecchie del pubblico con una voce impeccabile e una presenza scenica da urlo, a metà strada tra Juliette Lewis e Janis Joplin, con un pizzico di Debbie Harry.

Quando tocca ai Dogstar, l’attenzione dei fan viene inevitabilmente catturata dalla presenza al basso di Keanu Reeves, ma senza mai scadere nell’hype da star hollywoodiana, tutt’altro.

Già dai primi accordi, ci si è subito resi conto che sul palco non c’era “l’ennesimo attore prestato alla musica” ma un vero rocker appassionato, preparato e soprattutto felice di intrattenere la platea assieme ai suoi compagni di viaggio Bret Domrose, frontman carismatico capace di ammaliare con la sua voce tesa e la chitarra distorta al punto giusto, e Rob Mailhouse, che alla batteria si è fuso in maniera compatta e pulsante alla linea ritmica di Keanu.

Dogstar in concerto al Pordenonese Blues Festival foto di Cesare Veronesi

E non importa se il meteo non è stato del tutto clemente decidendo di iniziare a piovere proprio poco prima dell’inizio del loro live, non fa nulla se ogni tanto il groove ha portato con sé qualche sbavatura, chi se ne frega se qualche giro di basso è andato trascinandosi: il rock, soprattutto quello di matrice grunge anni Novanta, non è una gara a chi è più perfetto, è energia, condivisione, un ponte di vibrazioni tra chi sta sopra e chi sta sotto al palco.

Ieri i Dogstar lo hanno ribadito agendo per sottrazione, in maniera misurata, umana. Quindi ben vengano la sacrosanta formazione “base” power trio, le scenografie scarne, l’assenza di muri di casse che per trasmettere le emozioni di pezzi come “Joy” o “The Whisper” non sono necessari. Né tantomeno per divertire i fan in chiusura proponendo una furbissima cover di “Seven Nation Army” da ultima birra prima di salutare gli amici di sempre. Quando ad esibirsi sono artisti il cui unico desiderio è far ascoltare il frutto della propria opera in maniera onesta, senza pretendere di essere considerati alla stregua degli Arcade Fire o dei Pearl Jam, e dall’altra parte c’è un pubblico di persone intelligenti che sanno apprezzare lo sforzo creativo di chi fa musica, qualsiasi sia il livello di fama o di abilità, non serve nient’altro. Si fa un sano pieno di sonorità semplici ma autentiche e si torna a casa soddisfatti.

I Dogstar hanno superato la prova live? Sì, perché ci hanno messo cuore e umiltà. Ma un grande merito va sicuramente anche alla cornice (che con i Dogstar condivide l’anno di nascita, il 1991), perché quando si entra al Pordenone Blues si respira l’aria di un progetto che riflette lo spirito di una città che, anche grazie a eventi come lo stesso festival, dagli anni Settanta a oggi ha saputo mantenere viva la nomea di culla delle sonorità indipendenti, di luogo in cui cultura e fermento musicale non hanno ceduto il passo – e si spera resistano ancora a lungo – a logiche consumistiche o di tendenza. Proprio come Keanu Reeves e i suoi compagni, che in una delle ultime interviste hanno dichiarato di pensare solo a “lavorare sodo e andare”.

Lunga vita al Pordenone Blues & Co. Festival dunque, lunga vita al rock’n’roll!

Dogstar + The Damn Truth + Frano Livingston

Cresciuta a ovetti Kinder, Nirvana, Distillers, Run Dmc, Beastie Boys, Spice Girls (ebbene sì) e Prodigy. Il segreto per la felicità? Birra e un doppio pedale hc in sottofondo.

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