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Reportage Live

COSMO all’Alcatraz: un esperimento detox (al 99%) riuscito!

Seconda data sold-out per Cosmo all’Alcatraz di Milano, con un interessante invito a non riprendere né scattare foto con il proprio smartphone: deterrente fondamentale è stato un semplice adesivo con il cavallo bianco alato dell’ultimo album, “Sulle ali del cavallo bianco”, apposto alle fotocamere posteriori dei telefoni.

Cosmo all'Alcatraz
Cosmo in concerto all'Alcatraz di Milano, foto di Rossella Mele per www.rockon.it

Articolo di Philip Grasselli | Foto di Rossella Mele

Due serate all’Alcatraz. Due perentori sold-out. Cosmo riesce a conquistare Milano con il suo quinto album, “Sulle ali del cavallo bianco”, con una policy che potrebbe storcere il naso ai più, ma che in realtà ha molto senso: no foto o video del live.

Come specificato dalla produzione, il motivo è molto più semplice di quello che sembra: permettere di vivere nella maniera più profonda l’esperienza e l’energia del concerto. Senza dover guardare dallo schermo di una o più persone. Senza dover magari vedere le facce delle persone videochiamate su WhatsApp. Insomma: alla vecchia maniera.

Tutto parte infatti dalla biglietteria, quando, in fase di controllo, ad ogni cellulare viene apposto un bollino con il simbolo del cavallo bianco di Cosmo in modo tale da coprire tutte le fotocamere posteriori possibili. Un ottimo deterrente per scoraggiare questa pratica oramai comune di registrare anche interi blocchi di concerto.

Il DJ set di Simona Beat in apertura

Una volta entrati, il DJ set di Simona Beat crea quel mood similmente psichedelico e ambient del cantautore eporediese: collabora con Radio Raheem da diverso tempo, ma anche con diverse realtà romane, proponendo una fusione di jazz, elettronica, soul e afrobeat che non ha deluso le aspettative.

Cosmo e Pan Dan all'Alcatraz di Milano

Si spengono le luci dell’Alcatraz

Alle 21:20 si spengono tutte le luci in sala e parte il primo brano, che coincide proprio con l’inizio dell’ultimo album “Come un angelo”: sul palco salgono quindi Cosmo, con un enorme pelliccione bianco, e il suo braccio destro, Pan Dan, che orbita nel magico mondo degli Ivreatronic, e con loro Dieci, Not Waving e Bitch Volley.

Dove vuoi, quando vuoi

Sì, ma occhio alle pantere

Tanta festa che il lavoro invece fa ammalare

Chi si incazza per la musica là fuori

Poi si spara tutti i giorni il rombo dei motori

Cosmo – La musica illegale

Passando per una lenta danza con “Gira che ti gira”, saltiamo verso il suo penultimo album, più world music, “La terza estate dell’amore”, con “Puccy Bom”: ancora in questa fase è suggestivo anche l’utilizzo di luci basse e, in sfondo, proiettate dal ledwall, due ali appena accennate e che gradualmente iniziano ad avere un’animazione. Il primo vero momento di coinvolgimento del pubblico è la più danzereccia “La musica illegale”, terza traccia dello stesso album.

Che caldo!

Il caldo inizia a farsi sentire, dato che più che una giornata della prima metà d’aprile sembra una di fine maggio. Ecco, quindi, che Cosmo si toglie la pelliccia durante “Ho un’idea”. Temperatura che sale vertiginosamente quando tutti cantano a squarciagola “Quando ho incontrato te”, con una rivisitazione decisamente più elettronica.

Cosmo all'Alcatraz di Milano

Potrei prendere coraggio e svegliarti, chiacchierare con te

Con te di che, ma no, meglio se continui a dormire, non venire quaggiù

Il tuo sonno vale più di un respiro, tieni in vita anche me

Cosmo – Quando ho incontrato te

Proprio con questa canzone, la tentazione di realizzare storie e contenuti sui social è stata notevolmente maggiore, alcune persone hanno già tolto il bollino o hanno usato la fotocamera frontale pur di catturare quel momento. Per fortuna ancora quasi tutti hanno solo pensato di cantare e di ballare.

Noi vi amiamo, perché non possiamo fare altrimenti. Non abbiamo alternative. Non mi fate piangere!

Cosmo dopo “Quando ho incontrato te”

Passando per “Regata 70” e “Le voci”, gradualmente le sonorità passano dall’essere più lente a quelle più world e con la cassa in quattro sempre più ostinata: “Fuori” è l’apripista, in realtà, del primo delirio totale delle tremilacinquecento persone all’interno dell’Alcatraz, quando parte “Tristan Zarra”. I telefoni innalzati al cielo iniziano a moltiplicarsi, sempre in maniera contenuta, ma vi assicuro che è stato davvero impossibile muoversi e non urlare “Festival, polizia, polizia / Festival, pizzeria, pizzeria”.

L’introspezione per stemperare la calura

Nuovamente la temperatura sale e da qui Cosmo rimane a petto nudo fino a fine concerto: nel frattempo, all’inizio di “Tutto un casino”, le sole ali proiettate nel ledwall vengono integrate con il cavallo per avere, appunto, il simbolo dell’ultimo album. Si susseguono brani più introspettivi, tra cui “Le cose più rare”, l’unica canzone di “Disordine”, che richiama anche un’atmosfera eterea in questo flusso di coscienza sul tema della morte.

Gli spazi, la pelle, le linee dei nostri volti

Gli odori, le voci, le nostre stupende parole

Si disperderanno nel tempo, nel vento

Nei tuoni, nei lampi, e resterà il silenzio

Cosmo – Le cose più rare

Sei la mia città, ti sento dentro

Superiamo la metà del concerto con un altro pilastro della carriera di Cosmo, ovvero “Sei la mia città”, altro momento che solletica la voglia di cacciar fuori il cellulare e portarsi a casa il ricordo. Palco e platea è un tutt’uno, specialmente nell’urlo quasi disperato del “Cazzo se mi piaci”.

Dopo aver presentato l’intera band, passiamo al magico mondo dance, tendente all’house: parte “Mango”. Gli occhi azzurri contornati dalle ali del cavallo bianco, il campione tratto dall’ultima parte dei cori di Enya in “Orinoco Flow”. Che diventa ostinato e penetrante. Il mood diventa ancora più electrodance con “Energia”, che segna quasi un countdown verso un altro dei pezzi must della discografia del cantautore eporediese: “L’ultima festa”, dell’omonimo album del 2016. Con il pubblico che a momenti canta anche tutti i sample degli intermezzi.

E se c’è un limite lo voglio spostare

Più in là, più in là, più in là, più giù

Cosmo – L’ultima festa

Il brano prosegue verso un mashup di “The Rhythm of the Night” di Corona e che porta verso i ringraziamenti finali: una festa che apparentemente non finisce mai. E che tutto il pubblico desidera non finisse mai per davvero.

Un primo piano di Cosmo

Com’è andata la sfida del telefono in tasca?

L’esperimento del telefono è tutto sommato riuscito per gran parte del live: nonostante mi fossi posizionato di fronte al front of house, finalmente è stato possibile vedere un intero concerto senza doverlo fare tramite le centinaia di schermi che hanno questa impellente necessità di immortalare dozzine di minuti che poi quasi mai saranno rivisti. Effettivamente il cui prodest senechiano entra dritto in scivolata su questa tematica: a chi giova riprendere con il proprio smartphone porzioni intere di concerto? Banalmente per flexare l’hic et nunc (giusto per continuare questa breve lezione di latino) e per dimostrare a delle persone immaginarie che non sei stato davvero ad un live se non l’hai ripreso e postato sui social?

Clicca qui per vedere le foto di Cosmo all’Alcatraz di Milano (o scorri la gallery qui sotto).

Cosmo

COSMO – La scaletta del concerto all’ALCATRAZ di MILANO

Come un angelo
Gira che ti gira
Puccy Bom
La musica illegale
Ho un’idea
Talponia
Quando ho incontrato te
Regata 70
Le voci
Troppo forte
Fuori
Tristan Zarra
Tutto un casino
L’abbraccio
Le cose più rare
Momenti
Sei la mia città
E se
Mango
Animali
Energia
L’amore
La verità
L’ultima festa
Sulle ali del cavallo bianco
Il messaggio

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Se non parlo di musica, parlo di sport. Se non parlo di sport, parlo di ingegneria. Se non parlo di ingegneria, parlo di meme. Se non parlo di meme è perché dormo.

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