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Maisie – Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino

Proviamo a fare il punto: oltre venticinque anni di carriera, dal 1997 ad oggi, otto album all’attivo, prima come duo, poi come famiglia, poi con un ensemble di musicisti a supportare e perorare la loro causa, prima solo in inglese, poi il passaggio al cantato italiano, la decomposizione strutturale della musica non priva di riferimenti, una traiettoria, una storia, quella dei Maisie, che inizia dalla no-wave, tocca il free rock di Zappa e l’avant dei Throbbing Gristle (“Maisie and the incredible strange choir of Paracuwaii” – 1997), trapassa l’electro-pop wave (“Bacharach For President, Bruno Moderna Superstar!” – 2003) e giunge alla canzone italiana (“Morte a 33 giri” – 2005). E ancora i doppi album, i concept antologici che raccolgono e raccontano l’Italia, che raccontano le balere metropolitane, le schifosissime e maledette rockstar, abbiamo visto tutto, abbiamo ascoltato tutto, c’era Pippo Franco, c’era Mauro Repetto, abbiamo appiccicato i santini di Ivan Graziani, Matia Bazar, Rettore e Loredana Bertè sulle teste di Alberto Scotti e Cinzia La Fauci. Il primo scrive, la seconda canta. Per intenderci, non è solo questo. Per intenderci, c’è ancora molto altro, c’è la continuazione di un flusso che imperterrito continua ad attaccarci al muro e ci costringe, ci obbliga inesorabilmente, a riprendere in mano quei mattoni enciclopedici e ad inserire nuovi capitoli. E quindi i Maisie al capitolo numero otto. La ribalta dei pronostici.

“2013-2021 Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino” è la storia di Luigi La Rocca, un uomo semplice, un uomo comune, italiani brava gente, l’italiano medio, l’italiano della De Filippi, siamo tutti ospiti a “C’è posta per te”, non moriremo mai soli perché Dio c’è, Dio esiste, in autostrada, in qualsiasi autogrill, Dio c’è. Nei bagni, trovami, telefonami, ti aspetto. Luigi La Rocca è un raccoglitore di informazioni, un raccoglitore di propagande politiche, un raccoglitore di pensieri popolari, una vecchia cassettiera che odora di naftalina e che modella e plasma i suoi pensieri in funzione di ciò che capta dall’esterno. Fine. Non proprio. Sessantadue brani. Produce Riccardo Lolli, mica male. Anzi, proprio per niente, ovvero la storia della new wave italiana (vedi alla voce Central Unit). Due ore e mezza di musica. Il terzo doppio album in tredici anni (attenzione: acquistando il formato fisico è previsto un bonus cd in formato digitale). La solita carrellata di ospiti di altissimo livello (ah proposito, alla chitarra entra, come membro effettivo, Cristiano Lo Mele dei Perturbazione). Ma quello che stupisce del nuovo album dei Maisie non è il concept in se, non è tanto la storia di Luigi La Rocca, non sono i suoi racconti, i suoi pensieri, non sono le sue parole, le opere ed omissioni, quanto la quantità surreale di idee, l’apertura stilistica, l’apertura musicale, quella conoscenza che altro non è che l’ennesima conferma, ai massimi sistemi, di quanto l’estro e la genialità dei Maisie, ribaltino, ogni santissima volta, i banalissimi pronostici e cliché, essere sempre sui generis, essere sempre sopra le righe, sempre al di sopra degli altri, ovvero tutta la musica spiegata in due ore e mezza, gli intermezzi Residentsiani (“Commercial Album” docet), il free-rock di Zappa, il dub (“I comunisti”, “Io dico no alla violenza contro gli animali!”), i Calexico drogati e filtrati (“Ciao Andrea, mi vedi da lassù nel paradiso?”), la tropicália (“Sugli stranieri sto completamente cambiando idea”), i magnetici tappeti elettronici in “Io ‘sto fatto che si deve amare la patria proprio non lo capisco”, i repentini cambi di tempo in chiave prog-rock, il funky (“A chi dare il voto?”), il jazz-rock cinematografico nella strumentale “Per me la patria è la cosa più grandiosa e meravigliosa di tutte! Il valore numero uno!”, il tex-mex in “Modernizzare le cose rimuovendo tutti i vecchi tabù!”.

Tutto ha un senso, tutto fila, anzi no, è tutto fuori da ogni logica, tutto è sempre fuori dagli schemi, liberaci signore da ogni turbamento, “2013-2021 Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino” chiude la trilogia dei doppi album iniziata nel 2009 con “Balera Metropolitana” e che, come spesso accade dalle parti di Busto Arsizio (c’era una volta Messina), ci induce, anche questa volta, a declamare il miracolo italiano. Prego aggiungere “2013-2021 Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino” al capitolo “La storia della musica italiana – dal 2000 in poi”.

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