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Recensioni

KAOS INDIA – Wave

di Thanks For Choosing

Da Modena con furore una delle band dal sound più internazionale che abbiamo.
Quello dei Kaos India è un alternative rock di posizione, che sceglie di non rifarci alla tradizione del rock italiano (che pure avrebbe dei gran bei riferimenti in tutto quel marasma di belle parole e distorsioni che furono (e spesso sono tutt’ora) Marlene Kuntz, Afterhours, Verdena, Ministri e chi più ne ha più ne metta…). I riferimenti dei Kaos India sono però ben altri e affondano le loro radici nel post grunge, nell’anima di chi è cresciuto con l’eco dei Nirvana nelle orecchie, sotto la sacra influenza degli Oasis che intanto conquistavano le classifiche. A quest’universo ed aurea da rockstar, si aggiunge la particolare e distintiva cura dei particolari di una produzione studiata, di un album di lunga gestazione e una voce, quella di Mattia Camurri, che ci dovrebbero invidiare ovunque.

Wave nasce per turbare, per toccare proprio quelle corde che anche i più assidui ascoltatori di noise hanno, quelle corde che vengono toccate grazie a melodie trascinanti e brani in ferree strutture compositive (e chi non resiste a un bel ritornello?). Chitarre precise e suggestioni new wave (come si vede nella sentita Burn Away). Il nuovo album dei Kaos India è un concetrato di sudore, fatica, voglia di fare le cose per bene, ambizione e studio. Anche il singolone dell’album, Don’t Stop, racchiude questo stesso concentrato di perfezionismo: “Una spinta a non mollare mail” dice la band. Il risultato complessivo è più che godibile, ma quasi un po’ ci mancano le composizioni da cameretta, e quelle urla viscerali e che risultavano meno studiate della vecchia versione dei quattro ragazzi di Modena.

Un album preciso, fatto e finito perchè fosse inattaccabile. Per chi si sveglia la mattina con una lista già pronta di cose da fare, per chi vuole rivivere in chiave indie le sensazioni della scena di She’s a Maniac di Flashdance e per chi preferisce la nuova versione 2013 degli Arctic Monkeys a quelle precedenti. Davvero un buon album, che ci fa sperare non debbano passare altri cinque anni per il prossimo, per il quale speriamo in un pizzico di spontaneità e contenuto in più (senza augurare a nessuno traumi e tragedie di cui parlare nei brani).

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