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DANI MALE – Smaila

dani-male-smailaDani Male is back. In italiano, e più dettagliatamente, Dani Male è tornato a gonfiarci la pancia di rime senza senso, a dondolarci con le sue nenie colorate, ad innaffiarci di pop alcolico in versione ci sei e lo fai, ad imbottirci di carne macinata come una lasagna fumante, ad ingozzarci di gnocchi fritti, mortadella e ravioli, della serie faccio tutto in casa ma lo faccio bene, il pan grattato più buono che ci sia, casse artigianali, prendi la chitarra e vai, piano però, che chi va piano va sano e va lontano, il mio bacio è come un rock, il liscio del mattone, fatti mandare dalla mamma a prendere l’olio, friggi bene, friggi croccante e asciutto, patacche ovunque, soffritti ovunque, l’Emilia Romagna nel sugo, l’Emilia Romagna rock, Modena nel cuore, adieu Monsieur Bugo, prendo il triciclo, getto la bandana, getto la borraccia, mi alzo sui pedali, e ti sorpasso beatamente a destra alzando il dito medio.

“SMAiLA”, il terzo disco, trentotto minuti, quindici tracce, Dani Male e la sua band, Dani Male e la sua camera, ora più grande, ora più importante, definita, arredata e completa (Paolo Pugliese alle tastiere e Roberto Morselli alla batteria), l’uomo materasso, il clown del non-sense, il punk senza cresta, la cresta senza il punk, la camicia di flanella, gli Hüsker Dü nel bagno, Syd Barrett nella testa, i Pixies sulla pancia, ora et labora, le pantofole sull’acceleratore, il pop’n’roll con il pigiama, allegria, il ragù sulla canottiera, il pop’n’roll in chiave lo-fi, bolle di sapone, lo scazzo all’infinito, le dita nel naso, il cazzeggio di classe, il cazzeggio con classe, “SMAiLA” è un concentrato di chitarre, di coloratissime canzonette, di pugnette compulsive, di pastelli a cera, di funghi porcini allucinogeni, la più grande presa per il culo dopo il Big Bang, una gigantesca esplosione di pop corn al cioccolato (“Iggy”, “Syd”), hard-(pop)core (“Semaforo”, “Ultimo desiderio”), la marcia su Modena con sua Maestà Freak Antoni, Kurt Cobain era Gesù Cristo, coriandoli tra i capelli, le mutande in testa, le mani fisse sul cazzo, la testa fissa sul cazzo, guardati sei tutto sporco lì.

Dani Male al terzo album, “SMAiLA”, il terzo comandamento, ricordati di santificare le feste, ricordati di santificare il pop, ricordati di santificare il lo-fi, dimenticati Bugo, ricordati di santificare Dani Male.

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