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PIN CUSHION QUEEN: ascolta in anteprima il nuovo album “Stories”

Stories“, nuovo album dei Pin Cuschion Queen, è una raccolta di dieci brani, composti in periodi diversi e con intenzioni, suggestioni e influenze altrettanto diverse.  Alla varietà tra i brani si oppone, però, l’impressione di un’unica matrice, un modo di fare riconoscibile, un paesaggio comune: la dimensione di Stories si potrebbe descrivere come quella di un sogno senza certezze, in cui si passa velocemente da una scena all’altra.

Da racconti labirintici a singole maschere immobili si attraversano episodi violenti, convulsi (Still), per poi finire fra sussurri malinconici e ambigui (Little Boy, Thick Black Mud), dichiarazioni d’amore nascoste dietro un incedere deciso e sprezzante (Ghost & Witch) e fiabe oscure alla Tim Burton (sicuramente The Haunted, che sembra un tributo a Danny Elfman, ma anche Scissors), mentre in altri momenti ci si ritrova sospesi a mezz’aria tra tamburi in corsa e rade nuvole elettroniche (Hiccoughs, Hindrance). Ma è sempre lo stesso sogno e tutto è legato insieme da un’inquietudine implicita, tensione persistente, dubbio che trattiene il respiro. La nebbia fitta, in cui si perdono i contorni e non sai se essere curioso o prudente, si dirada solo nel finale di “The Expedition”, il brano che chiude il disco e in cui sembra di poter riaprire gli occhi.

Ogni traccia cerca di mettere a fuoco, fotografare e restituire una propria immagine anche se sono innegabili delle costanti; “Stories” è un insieme di più possibilità, come se il punto di vista fosse lo stesso, un perno che permette di girare lo sguardo intorno inquadrando scene differenti. Alcune costanti, tra le altre, sono le melodie larghe, la presenza di dilatazioni elettroniche che creano campi lunghi, batterie e percussioni acustiche in quasi tutte le tracce e l’uso di più voci per effetti corali. Dall’altro lato, il singolo pezzo è un episodio autonomo e autoconclusivo, ognuno racconta una sua “storia”, intesa come sequenza di tensioni e rilasci che formano un senso compiuto alla fine della quale mettere un punto. Da qui il titolo. La parola non rimanda, quindi, ai testi che in effetti non raccontano storie: il termine è usato come analogia che si riferisce all’effetto complessivo e non alle parole cantate.

Il nome Pin Cushion Queen è dovuto a una filastrocca di Tim Burton. Negli anni il gruppo si è trasformato, si è trasferito, ha cambiato componenti e ha preso direzioni diverse. Ma il nome è rimasto lo stesso.

Al nucleo fondativo formato da Igor Micciola e Marco Calandrino, nel 2021 si aggiunge Paolo Mongardi (Zeus!, Fuzz Orchestra, Il Sogno del Marinaio, fra gli altri) che si occupa per lo più di batteria e percussioni, mentre tutto il resto (elettronica, basso, chitarre, voci, sintetizzatori e quant’altro) è diviso fra gli altri due.

Fin dall’inizio, sono passati dallo stoner all’elettronica, da riferimenti di musica classica e jazz al noise, senza nessun rispetto dei confini e delle regole di genere.

Sono usciti i tre Ep che compongono Settings (registrato da Roberto Rettura e Bruno Germano, mixato da Germano al Vacuum Studio) e ogni Ep contiene tre brani. Il 17 novembre del 2021, il gruppo è stato selezionato come vincitore della prima edizione di “Blender”, progetto di ricerca e sostegno dei nuovi autori e autrici della Regione Emilia-Romagna, grazie al quale il loro primo Lp “Stories” uscirà per Locomotiv Records (Bologna).

Stories” è l’ultimo capitolo di una sorta di trilogia della narrazione: il primo è stato Characters (un demo autoprodotto), il secondo Settings. Anche questa volta, produzione, registrazione e mix sono di Bruno Germano (Iosonouncane, Giardini di Mirò, Julie’s haircut, fra gli altri) con cui sono tornati a registrare al Vacuum Studio di Bologna.

Ogni brano, nell’ultimo disco così come negli Ep precedenti, tende a essere molto diverso rispetto agli altri, così come le suggestioni da cui nascono sono diverse tra loro. L’impronta del gruppo, comunque, vuole essere evidente e ritrovarsi nell’insieme di alcune scelte più o meno consapevoli. Per esempio, l’uso di più voci per effetti corali o il primo piano concesso in alcuni punti a batteria e percussioni.

Il numero di strumenti che i tre usano è tale per cui ognuno di loro dal vivo passa dall’uno all’altro, anche durante lo stesso pezzo. Preferiscono suonare concretamente le sezioni ritmiche, anche se si affidano spesso a loop e campioni di ogni tipo. Esplorano qualsiasi dimensione timbrica, elettronica e non.

https://www.facebook.com/pcq
https://www.instagram.com/pin_cushion_queen_band/

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