Articolo di Marzia Picciano | Foto di Katarina Dzolic
La storia di SANO, nome d’arte di Riccardo Capone, cantautore tra i più interessanti dei Thru Collected, in realtà è una storia semplice.
Quella di un ragazzo, certo con un’innata capacità compositrice di testi e musica, che decide di fare il salto da solista con un disco, prodotto con Rainer Monaco (produttore dei Thru Collected) e Drast (PSICOLOGI), Opopomoz (proprio come la parola magica dell’omonimo film di Natale di D’Alò) e testarsi con un pubblico offrendo una visione di sè diversa, ma certamente più onesta e fedele.
Storia semplice, disco semplice, che attenzione non vuole dire che sia privo di complessità o banale. Al primo ascolto di La Prima Notte Insieme sembra di sentire quasi Tananai (e neanche la versione del Vomero, diremo). E invece.

Opopomoz arriva alle orecchie con grande semplicità, e per questo è sorprendente, che un ragazzo di 25 anni riesca a raccontarci tantissime cose, a mettere così tanta carne la fuoco in soli 10 brani che spaziano dal pop moderno delicato di Azzurri, azzurrissimi, al rap, al napoletano (con ovvio tributo ai CoSang), alle ballad come Privilegio Stupendo, brano che in realtà lo porta, anche solo per il video realizzato dall’amico Gabriele Skià (impossibile non pensare a un parallelismo con la coppia Calcutta-Lettieri nel sentimento agrodolce che lascia), a misurarsi con i pezzi sanremesi, cosa che lo fa sorridere, malefico, come i diavoletti tentatori del cartone animato.
Insomma era proprio l’operazione che SANO voleva fare: spiegarci il grande bluff della comunicazione con un disco che è proprio l’opposto di quello che ci saremmo aspettati, senza che lui si sia minimanente snaturato.
Lo incontriamo a Milano, in una giornata di sole e cielo terso: da tre giorni è a qui al nord, questo venerdì 21 in Santeria Toscana (New Attitude) come prima parte del mini tour di presentazione del disco che toccherà Empoli, Roma, Catania, Napoli, Piacenza.
Ma non viene spessissimo. “Quest’ultimo periodo un pò di meno. Quando mi muovo di base vado a Roma. Milano capita, per fare delle cose. Però essendoci vari amici e colleghi e poi Bomba Dischi sta lì, Roma è il posto in cui faccio avanti e indietro. E poi da Napoli è nemmeno un’ora… e fa caldo, Milano è tosta”.
Eppure nota cose belle che noi abbruttiti dimentichiamo. “A Napoli, mi sono reso conto, non ho mai visto gli ultimi piani dei palazzi. Da quando ho realizzato questa cosa ci faccio più caso. Sarà che lì sono tutti vicarelli… Non ti porta a guardare in alto, ti porta a guardare in basso. Invece a Milano ci sono un sacco di spazi aperti, in cui tu ti proietti, ti percepisci in uno spazio più grande dove puoi esistere. Napoli è molto ‘comprimente’.”

A Roma l’ho visto allo Spring Attitude sul palco per Morena, di fatto la hit realizzata con Golden Years e Tutti Fenomeni, di cui SANO è uno storico fan (“me lo sono proprio masticato”). E non è l’unico del nuovo cantautorato con cui ha lavorato, si ricordi il disco dei Thru Collected con Giovanni Truppi di cui dice che è quasi un peccato averlo conosciuto, tanto la stima e l’amore per il suo lavoro lo consacrano su un gradino più elevato. “Ci siamo acchiappati. Le canzoni sono uscite abbastanza velocemente. E poi siamo entrambi dell’Arenella…”
Nel suo percorso solista SANO guarda all’autenticità.
E’ la chiave per capire il disco, che trova nell’animazione un’ottima metafora per spiegarsi. Opopomoz dice “me lo sono portato con me fin da piccolo. Per dirti, la copertina era la mia immagine Whatsapp, da quando ho Whatsapp, e io non ho mai cambiato niente. Sono proprio fissato. Mi piace la parola, l’estetica dei diavoletti, il fatto che non volessero fare nascere Gesù, un fatto strano, simpatico. Ho anche la consapevolezza del fatto che non tantissime persone l’hanno visto, paradossalmente più qui a Milano che a Napoli”.
E quindi è stato più facile usarlo per la tua musica.
“Quando mi sono ritrovato a cercare un titolo per questo disco, perché è un disco che non nasce da un titolo, e non è neanche un concept album, era difficile per me capire che nome usare. Opopomoz mi è venuta incontro, mi ha aiutato a trovare una parola che significasse niente prima di tutto, il che secondo me è fondamentale, dato che nel disco ci sono un sacco di parole. Poi è onomatopeico, particolare. Dentro c’è anche la parola POP che mi divertiva, anche che fosse la parola magica, in questo gioco di transizione e conversione”.

Alla fine il disco si costruisce molto su dualismi e svolte, che vengono erroneamente definite Pop. E ci giochi parecchio.
“È proprio una presa per i fondelli”.
Però comunque volevi fare qualcosa che venisse compreso da tutti. Sta funzionando?
“Si. Ho iniziato a fare questa cosa qui, con tre singoli più Morena, essere più comprensibile sia da parte del pubblico, che si è allargato, sia per me, che so che quelle canzoni lì hanno quello scopo, non cambieranno certo il mondo, ma vanno in quella direzione. E sono felice ora, poi magari domani mi sveglio e dico che voglio fare il disco con le voci al contrario, questo non lo escludo”.
Si rischia di limitarsi a chiudersi in un solo stile o genere? Se si fa solo newpolitan, si perde di autenticità?
“Secondo me quello che non non arriva fuori è che chiaramente Napoli è una città, una metropoli in cui nel 2025 esistono persone simili a persone che stanno a Milano, ma anche a Pescara a Roma. Mi spiego meglio: ho una cultura generale, per quanto influenzata da tutto il folklore e quello che comporta Napoli, ma simile in tutto e per tutto a quello che succede nelle altre parti del mondo. Quello che non viene raccontato, è che cioè comunque siamo europei.”
Che a dirla tutta, Opopomoz è la storia di una o più persone e situazioni che viviamo tutti.
“Prendi me: ho studiato, ho fatto il liceo, ho fatto gli scambi culturali… Poi sono a Napoli, ho visto i ragazzini con la pistola, ma ci sono anche tante situazioni, diciamo, borghesi e post-borghesi. Solo che è difficile raccontarlo perché poi perde un pò di quel fascino là. Invece a me diverte proprio pensare che quella figura lì, contaminata da tutto ciò che invece è facile far trapelare fuori, perché fa notizia come le strade di Secondigliano, possa prendere forma e sintetizzarsi in questo disco. C’è l’italiano, il napoletano, ma non parlo mai di cose che succedono solo a Napoli, perché può succedere ovunque, anche se è chiaramente tutto condito nell’ambiente partenopeo.”
Per capire quello che SANO intende dire basta prendere il video di Privilegio Stupendo, dove si prendono di mira le chat di incontri con la magia del catfish.
SANO scherza molto sulla dimensione percepita del brano come singolo sanremese, e per rimanere in tema con il gioco dell’essere o non essere, decide di ironizzarci con un video altrettanto ‘pop’. Ma ci dice che in realtà il suo primo soggetto per il video da realizzare con Skià era Peppe Fetish, che è del suo stesso quartiere.
“Volevo fare un video drammatico. Insomma, se tu lo vedi, è una persona molto sola. Volevo semplicemente passare una giornata con lui senza mai fare nessun riferimento al suo personaggio. Ovviamente non è stato facile raggiungerlo, perciò abbiamo pensato ad altre opzioni, ma ci tenevo a menare in mezzo degli adulti. E ho sempre bisogno di clash: se faccio una cosa sul ‘pulito’ ci deve essere qualcosa che la inquina, perché sennò per me non ha senso. E quindi siamo finiti sulla chat dei single napoletani”.
Esiste una traccia del disco su cui punti tanto, anche sentimentalmente?
“Secondo me non c’è proprio un pezzo in particolare. La cosa importante di questo disco, tra virgolette, d’esordio, era proprio mettere varie parti di me insieme, per capire col tempo come maturano e quali approfondire. Quindi sono particolarmente felice di tutte quante. Poi le canzoni in napoletano sono sempre una parentesi particolare, perche ovviamente mio padre (Maurizio Capone, ndr) fa questo, quindi è diverso. In generale sento che mi appartiene sia la cosa un pò più spinta, quanto quella piano e voce, che elettronica. Ogni pezzo ha un valore pari, affettivamente, anche se tengo particolarmente a Thru, per come è scritta, mi ha soddisfatto.”
Pensi mai a lasciare Napoli?
“È una cosa che potenzialmente potrei fare pure domani, però non vedo la necessità per ora. Ogni posto è buono, se ci si sta bene”.
SANO presenterà in tour il suo primo disco:
Venerdì 21 novembre-Milano-Santeria (New Attitude)
Sabato 22 novembre-Empoli-8bit
Giovedì 27 novembre-Roma-Monk
Giovedì 4 dicembre-Catania-Zo Centro Culturale
Giovedì 11 dicembre-Napoli-Auditorium Novecento
Venerdì 12 dicembre-Piacenza-Musici per caso












![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)















