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LEONUS ci racconta traccia dopo traccia il suo EP interstellare

Encelado è un satellite di Saturno. È un piccolo mondo, con una piccola storia ma una grande caratteristica: riflette praticamente il 100% della luce solare. Encelado è un viaggio, un’aspirazione, un’idea. Encelado è anche il titolo del nuovo EP di Leonus in uscita venerdì 23 ottobre, su tutte le piattaforme digitali, distribuito da Artist First per Upper Rec.

Encelado è uno sguardo al nostro mondo e alla nostra epoca dallo spazio. Da questa posizione privilegiata guardare dentro di noi sarà più semplice. Sono canzoni per cosmonauti, per donare emozioni, sorrisi, lacrime a chi è lontano o a chi, guardando in alto, vorrebbe andare lontano.

Ogni canzone è un possibile viaggio, accompagnato da sonorità del panorama musicale attuale, che spaziano dal pop alla trap, dall’indie al cantautorato, con rimandi al jazz. 5 canzoni, che sono il riassunto di un grande trip mentale, porteranno l’ascoltatore da una rampa di lancio terrestre fino allo spazio. E da oggi, questi 5 frammenti di un universo interiore di Leonus, potranno essere letti ed interiorizzati da chiunque li ascolti.

Le canzoni dell’EP sono le tappe di un viaggio. Ogni canzone rappresenta una distanza, un evento, un’emozione. Astri, vita quotidiana e esperienze personali si fondono in un’unica cosa. E così si parte dalla “piattaforma di lancio” terrestre, con un po’ di samba malinconico per la partenza, una saudade astronomica. E dalla Terra finalmente arriviamo al Pianeta Rosso, Marte. L’uomo da secoli vi cerca la vita, ma nessuno ha mai pensato di passare una “Dolce vita su Marte“, con il benestare di Elon Musk e la sua Tesla rossa. Poi è il momento di Saturno, con il suo sistema di anelli e di lune. Qui le tappe fondamentali sono due. Prima ammiriamo “Encelado“, la luna degli amori congelati, conservati per non farli sciogliere, l’epicentro di questo nostro viaggio. È a questo strano satellite che mi sono rivolto quando un amore era ormai finito e quando Totti giocava la sua ultima partita con la maglia della AS Roma.

Sempre rimanendo nei paraggi, incontriamo un piccolo amico robotico. È la sonda Cassini, che dopo 20 anni a prestare servizio impeccabile per l’umanità si ritrova inesorabilmente a schiantarsi contro Saturno, per ragioni a lei sconosciute, e salutandoci lancia il suo ultimo grido analogico, “Goodbye Cassini“. E usciamo dal nostro sistema solare. Sono oramai circondato dal vuoto. Chiudo gli occhi e vedo l’unica persona che volevo vedere.

Per arrivare alle origini dell’universo bisogna capire l’origine di sè stessi. Proprio un amore impossibile, di quelli che ho sempre voluto ottenere ma che non sono mai riuscito a raggiungere, mi ha portato qui, a circa 14 miliardi di anni luce da casa, il big bang, i suoi occhi, la sua pelle, la sua voce… Che fine avevi fatto? Ti ho scritto “14 miliardi di volte“…

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