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Interviste

Intervista al bassista e produttore Guido Guglielminetti

Bassista, arrangiatore, compositore, produttore: insomma quello che si può definire un’artista e un musicista completo. Stiamo parlando di Guido Guglielminetti, il “ capobanda” di quella che ormai è da tempo è la band che accompagna Francesco De Gregori. Ma non c’è solo De Gregori nella vita di Guido… collaborazioni con i più grandi artisti italiani, corsi per i giovani musicista. Lo abbiamo cercato cercando di capire alcuni meccanismi del mondo della musica e non solo.

La prima curiosità è la scelta del suo strumento e un po’ dei suoi inizi:
Sono gli strumenti che scelgono i musicisti, e non viceversa. E’ un fatto di carattere. Infatti i bassisti si assomigliano tutti un po’. Raccontare gli inizi, le difficoltà, le delusioni e i successi, non è una cosa che si possa fare in due parole, non a caso ne sto scrivendo un libro che uscirà il prossimo anno” .

Ed arriva sempre quel momento in cui un’artista sa che c’è l’ha fatta o che ce l’ha può fare:
Quando mi hanno pagato per la prima volta, prima non avrei mai immaginato di prendere dei soldi per divertirmi. Mi sembrava di rubare, ci ho impiegato un po’ ad abituarmici, ma ancora oggi mi sembra incredibile e mi fa sentire molto fortunato“.

Ma Guido Guglielminetti ha aperto anche una scuola di musica la “Practice Studio Recording”:
Con il mio Corso cerco di aiutare i ragazzi a riconoscere e gestire il proprio talento. Più che altro vengono da me cantautori o autori che cerco di aiutare a ottimizzare le proprie capacità. Molto semplicemente realizziamo, nel mio studio e con l’aiuto dei software dedicati, una loro canzone. Partiamo quindi da una semplice idea, spesso rudimentale, e la facciamo diventare una canzone finita. Finora con ottimi risultati. Il tutto nell’arco di due giorni durante i quali parliamo, rispondo ad un sacco di domande sul mio lavoro, andiamo a fare passeggiate in campagna.

E i giovani che vengono alla tua scuola con quale “speranza” lo fanno?
Immagino che siano spinti soprattutto dalla curiosità per il mio lavoro e io cerco di soddisfarla dimostrando loro in che modo lo svolgo, in certi casi credo sia anche il desiderio di far sentire il proprio materiale. Un brano di uno dei ragazzi l’ho fatto partecipare alle selezioni per San Remo, cantato da una ragazza, ha superato anche le prime selezioni, che è già molto, ma poi non è andato oltre. Già una grande soddisfazione comunque

Gli chiediamo di dirci anche un nome della musica italiana ( fra i giovani) che lo incuriosisce particolarmente:
Giovanni Facciotti ritengo sia un grande talento, ancora poco conosciuto, ma molto promettente. Io sono un grande fan di Caparezza, che però non lo si può più annoverare fra i “giovani”.

E sull’argomento “Talent” Guido Guglielminetti non ha nessun dubbio:
Mi dispiace ma non ho nessuna simpatia per i Talent, perché non credo giovino ai partecipanti, ma solo ai giudici e al format stesso. I partecipanti sono burattini che vengono manovrati per un po’ dopodiché avanti un altro .

Secco sull’utilità dei talent nel mondo della musica?
No,non lo sono.

Sei anche produttore: come è nato il passaggio da musicista a produttore?
E’ stato un passaggio graduale maturato con l’esperienza, ho sempre avuto la passione per l’arrangiamento e una predisposizione naturale per l’organizzazione. Passo dopo passo grazie alla fiducia che le persone mi hanno accordato, ho acquisito maggiore sicurezza e ho capito che è un ruolo per cui sono adatto.

Come mai la scelta di dar vita ad un etichetta indipendente: cosa cambia per un musicista?
Se le case discografiche facessero ancora il lavoro di ricerca che facevano un tempo, se ancora seguissero e aiutassero gli artisti come facevano un tempo, forse non sarebbero neanche nate le etichette indipendenti. Se le case discografiche non sono altro che le filiali di grandi multinazionali straniere che altro compito non hanno che distribuire in Italia prodotti stranieri, e’ normale
che qualcuno cerchi di realizzare e distribuire in proprio. Oggi poi con le nuove tecnologie e i costi relativamente ridotti, quasi chiunque è in grado di produrre e distribuire il proprio prodotto.

Hai composto anche canzoni per grandi nomi: è stato più complicato o e la stessa cosa ?
Scrivere canzoni può essere semplice o difficile, a seconda delle volte, sia che si scriva per un artista famoso sia che si scriva per uno sconosciuto. Per quanto mi riguarda, le canzoni che ho scritto sono nate prima che sapessi a chi sarebbero andate, quindi non si è trattato per me di scrivere a tema o su misura per qualcuno. Solo ultimamente mi è successo di voler scrivere per Fausto Leali, l’ho fatto e la canzone a lui è piaciuta molto. In questo momento
ancora non so se la cosa avrà un seguito, per il momento già sono soddisfatto che gli sia piaciuta.

Potresti un giorno dare vita ad un album tutto tuo?
Si lo farò, un po’ di materiale ce l’ho, per il momento mi manca il tempo, meglio così, non ho fretta!

Gli inizi con Francesco De Gregori: se ci sono stati contrasti inizialmente , come si è sviluppata la vostra collaborazione.
Non ci sono mai stati contrasti, abbiamo però impiegato molto tempo a fidarci l’uno dell’altro, perché entrambi molto sensibili. Il nostro rapporto e’ cresciuto col tempo, nel rispetto reciproco. Alla base di tutto c’è una grande stima condivisa e l’assoluta spontaneità.

Sei stato e sei il bassista, arrangiatore e produttore di grandi nomi ( dato per scontato che un grande nome per essere tale deve accompagnarsi a grandi musicisti) : Battisti, Fossati, Mia Martini, De Gregori : riusciresti a descriverli con poche parole? Differenze.
Questi grandi nomi che hai citato hanno in comune la grande passione per la musica, la serietà professionale e una grande onestà. Differenze? Neanche tante direi, nessuna veramente degna di nota.

Passiamo a Vivavoce: quando e come è nata l’idea di riarrangiare i pezzi del Principe?
Cambiare i pezzi e’ una cosa che abbiamo sempre fatto sistematicamente. Quando viene da noi con un pezzo vecchio che vorrebbe fare, non andiamo a sentire come e’ stato suonato allora, lo suoniamo semplicemente per come sentiamo di volerlo fare in quel momento. Poi se ne parla, si riascolta e se ci piace quella sara’ la nuova versione fino alla successiva.

Siete appena rientrati dalla tournée europea: come è stata accolta la vostra musica all’estero?
E’ stata accolta benissimo anche da persone che ci sentivano per la prima volta e non necessariamente da Italiani. Molti di questi italiani lo sono solo di nome, perché nati all’estero, ma comunque ancora legati al paese d’origine dei propri genitori.

Che differenza c’è fra i “luoghi” della musica europea e i teatri e gli stadi italiani? Emozione particolare in qualche luogo e perchè.
Beh suonare nello stesso teatro in cui hanno suonato i Beatles e’ stata una grande emozione. Quando ascoltando i loro dischi sognavo come avrebbe potuto essere fare quella vita, suonare in quei posti, mai avrei immaginato che un giorno lo avrei fatto anch’io! Suonare all’estero ti rida’ il piacere di fare questo mestiere, che spesso in Italia ti manca.

Ci sono state alcune critiche per questo album : non sarebbe stato forse meglio “sconvolgere” completamente le canzoni? (in realtà speravo che questo album subisse stravolgimenti come ad esempio avvengono negli album di Dylan, ecco per fare un esempio) C’è stata un po’ diciamo così “paura” a cambiare totalmente i pezzi ai quali sono affezionati i fan o è difficile davvero per un’artista cambiare completamente?
Sicuramente non c’è stata nessuna paura a cambiare, anzi qualche pezzo e’stato cambiato molto. Il lavoro che noi facciamo non è studiato a tavolino, i pezzi si trasformano perché sono suonati da altri musicisti vent’anni dopo, diec’anni dopo o un mese dopo dagli stessi musicisti che quel giorno suonano così. Mi sembra molto normale. Ritengo sia un lavoro creativo continuo, ogni giorno tutti noi cambiamo un po’, quindi ogni giorno abbiamo, musicalmente parlando, qualcosa di diverso da dire.

C’è un’artista con cui ti piacerebbe collaborare ?
Beh mi piacerebbe fare un’esperienza di lavoro all’estero con un artista straniero.

Piccola curiosità: come mai avete scelto “The Future” di Leonard Cohen?
Perché è una bellissima canzone che Francesco aveva già tradotto molto tempo fa. Nello scorso album “Sulla strada” non avremmo potuto inserirla, in questo ci sta benissimo.

C’è un difetto del Principe che proprio non riesci a sopportare?
Oh, è tutt’altro che un difetto ma… che invidia: cucina meglio di me

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