Dopo aver attirato l’attenzione con i primi tre singoli e conquistato spazio nelle playlist editoriali di Spotify, i Lovvbömbing! arrivano al traguardo del loro debutto discografico con PISS! PEAS! PEACE!, album pubblicato dalla Vina Records. La band di Cesena sceglie per questo lavoro la spontaneità della presa diretta, un suono ruvido, istintivo e viscerale.
Tra art punk, garage, psichedelia, noise e hardcore, le dieci tracce del disco raccontano un’urgenza espressiva autentica e un’attitudine che privilegia l’energia alla perfezione.
Pitchfork li ha inseriti tra le migliori pubblicazioni del periodo e noi li abbiamo incontrati per parlare della nascita di PISS! PEAS! PEACE!, del loro modo di intendere la musica e di tutto ciò che si nasconde dietro un esordio tanto esplosivo quanto fuori dagli schemi.
Qual è stata la scintilla che ha dato origine ai Lovvbömbing!?
Volevamo fare qualcosa che divertisse noi e il pubblico e siamo partiti da influenze comuni come Fugazi, Minutemen e gruppi affini e abbiamo iniziato a scrivere subito pezzi nostri
Perché avete scelto di registrare il disco in presa diretta?
Volevamo andare contro all’idea dell’iperproduzione e della perfezione da studio lasciando quanto più possibile intatto il nostro interplay con i suoi pregi e difetti
C’è un filo conduttore che lega le dieci tracce dell’album?
Non è un concept in senso stretto ma la scrittura ha dei punti in comune e procede con ispirazioni ed immagini surreali e randomiche
Qual è stata la sfida maggiore durante la realizzazione dell’album?
Probabilmente è stata mantenere l’energia e l’interplay del live anche in studio di registrazione
Come è nata l’idea della trilogia “The Big Alien Come Up”?
E’ nata perché semplicemente ci divertiva l’idea dell’alieno protagonista di “President Alien” e abbiamo pensato di raccontare una sua parabola ironica
Perché avete scelto proprio la figura dell’alieno come simbolo narrativo?
Per l’idea di una sorta di figura estranea rispetto alla società che con le sue stranezze e la sua incapacità di essere umano sembra invece raccogliere consenso
Pensate che la provocazione abbia ancora un valore culturale?
In linea di massima sì ma non ci prendiamo eccessivamente sul serio






















