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Interviste

Intervista a Nikolai Selikovsky dei N.I.K.O. sul nuovo disco “Hallo & Ciao”

N.I.K.O. torna con il disco “Hallo & Ciao” e sceglie la via più coraggiosa: restare fedele a sé stesso. Il gruppo si affaccia al panorama italiano e austriaco abbracciando il bilinguismo, realizzando il disco grazie a un crowdfunding di successo e riscoprendo sonorità squisitamente anni ’80.

Inoltre, prende una posizione netta rinunciando alle piattaforme di streaming, in segno di protesta contro chi investe in tecnologie belliche e non tutela adeguatamente i musicisti. Il suono è quello di un pop alternativo venato di funk e soul, in cui synth e strumenti acustici si incontrano in un equilibrio giocoso. 

Autore, polistrumentista e attore viennese, Nikolai Selikovsky debutta nel 2009 nel cast del film “Sturmfrei”, per poi affermarsi in Austria e Germania come rapper, con l’album “Dichter der Großstadt” (2010). Nel 2013 si trasferisce in Italia per studiare al DAMS dell’Università Roma Tre. Al suo ritorno, trasforma il progetto solista N.I.K.O. in una band, con cui si esibisce in tutta Europa. Collabora con produttori come Andreas Lettner e Tebo, che permettono la nascita di successi come “Unter Strom”. Nel 2018, si trasferisce nuovamente a Roma. È nel cast di “L’ultima volta che siamo stati bambini” di Claudio Bisio (2023), “Un Amore” (2024, Sky) e della serie “The Decameron” (2024, Netflix). Nel 2023/2024 avvia una nuova fase creativa, collaborando con il polistrumentista e compositore di colonne sonore Federico Torri e con il batterista Lukas Fellner.

1. In Hallo & Ciao italiano e tedesco convivono senza forzature. In che modo questa scelta linguistica riflette la tua vita?

Ti ringrazio, perché per noi era davvero importante che tutto arrivasse in modo naturale. In questo momento queste sono le due lingue che uso ogni giorno, quindi mi rappresentano perfettamente. Più passa il tempo che vivo in Italia, meno mi importa se ogni tanto mi scappano parole in tedesco: alla fine tutto scorre in modo fluido. Quello che conta è rimanere autentici.

2. Avete deciso di non pubblicare l’album sulle piattaforme tradizionali. Qual è stata la reazione delle persone attorno a voi e in Austria?

Prima di prendere questa decisione definitiva abbiamo fatto una riunione con la band. C’era molta paura di non essere considerati, ma per fortuna è accaduto l’opposto. Credo che stiamo vivendo un periodo molto importante, in cui bisogna scegliere seguendo ciò che dice il cuore, non soltanto il bisogno di riempire subito il portafoglio. Come ricorda Denzel Washington: “Don’t aspire to make a living, aspire to make a difference.”

Alcuni amici hanno condiviso la nostra scelta e hanno immediatamente cancellato l’abbonamento a Spotify. A Vienna, in generale, c’è molta consapevolezza riguardo alla privacy, ai diritti dei lavoratori e ad altri temi simili: non a caso molti utilizzano soltanto Signal per messaggiare.

3. ll disco è attraversato da sonorità retrò che però non vogliono essere revivalistiche. In che modo avete lavorato per far dialogare le influenze anni ’80 con il vostro linguaggio attuale?

All’inizio l’impronta arrivava soprattutto da Mahir Jahmal, il nostro chitarrista e co-compositore, che purtroppo ci ha lasciati nel 2022. Era profondamente immerso nelle strutture delle canzoni e nei soli degli anni ’80, e aveva anche il coraggio di iniziare una composizione proprio in quello stile. Ricordo una volta in cui venne a casa mia per una jam session: tirammo fuori la mia vecchia tastiera Yamaha, quella con cui da bambino avevo iniziato a studiare pianoforte. Senza esitazioni, cominciò a creare una base con quei suoni super-trash tipici dell’epoca, eppure funzionava subito.

Durante la produzione dell’album, eravamo sempre alla ricerca di sonorità capaci di scaldare il cuore: l’oscillazione imperfetta di una cassetta, la batteria boom-bap degli anni ’90 o, più semplicemente, un certo riverbero della voce.

4. In un’epoca in cui spesso la produzione musicale è guidata dagli algoritmi, voi avete scelto un approccio più libero e “artigianale”. Cosa significa, per te, fare musica in questo modo?

Per me è stata una vera liberazione. Già anni fa provavo a produrre, ma non ci riuscivo mai: sia per limiti tecnici, sia per mancanza di fiducia in me stesso. Dopo anni di musica e di “pulizie mentali”, mi sono detto: Sai che c’è? Non mi importa più di quello che pensano gli altri. Grazie ai membri della band e ai miei co-produttori dell’album, Federico Torri e Lukas Fellner, siamo riusciti a dedicarci con tempo e amore al progetto, lavorando insieme su Zoom o negli studi che avevamo messo su a Roma e a Vienna. Credo che servano più artigiani della musica, piuttosto che persone che ti dicono quale algoritmo seguire.

5. La tua carriera è divisa tra set cinematografici e palchi musicali. Quanto le due arti si contaminano a vicenda nel tuo processo creativo, e c’è un legame diretto tra la tua esperienza da attore e la scrittura dei brani di Hallo & Ciao?

Nella performance sì, assolutamente: il mio obiettivo è sempre quello di trasmettere qualcosa, un’emozione, un messaggio. Nella composizione e nella scrittura, invece, lo paragonerei alla sceneggiatura o alla regia: alla fine si tratta sempre di esprimersi come autore. Il brano a cui sono più legato, rispetto a questo tema, è Lady Godard, perché nasce proprio da una mia professoressa che mi ha trasmesso grandi insegnamenti sul cinema.

6. Qual’è il brano del disco a cui sei più legato e perché?

Direi Solo un Viennese, perché racconta la mia vita da viennese a Roma negli ultimi anni. E poi, naturalmente, Riconciliazione, che ogni volta che la suono mi commuove profondamente: riflette l’amore e il legame con una persona con cui sento una connessione speciale.

7. Cosa vorresti per il futuro di questo album?

Il nostro desiderio è quello di venire in Italia per intraprendere un tour e suonare nei festival.

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“Ballaci Su” è il nuovo singolo di N.I.K.O., la band di Nikolai Selikovsky.