Intervista di Serena Lotti | Foto in gentile concessione di Silvia Rotelli
Trent’anni di carriera, quattro Targhe Tenco e quella capacità incredibile e naturale di restare un punto di riferimento per la musica d’autore italiana, senza mai smettere di sperimentare e fare ricerca. Mauro Ermanno Giovanardi, leader dei La Crus (band con la quale è ancora in attività, è del 2024 l’album di inediti Proteggimi da ciò che voglio), torna sulla scena con un album che non è solo un disco bellissimo ma un potente e necessario manifesto di consapevolezza e autenticità : “E poi scegliere con cura le parole”.
Uscito il 20 marzo per Woodworm Label, il nuovo lavoro di Giovanardi non è solo un nuovo capitolo della sua carriera solista, bensì il risultato di un lungo e complesso “viaggio esistenziale” iniziato nel 2018. Tutto nasce da una suggestione di Leziero Rescigno, storico batterista dei La Crus, che ha spinto l’artista milanese a riappropriarsi di quelle metriche sonore e stilistiche che lui stesso ha contribuito a fondare negli anni ’90: l’incontro tra il songwriting d’autore e l’elettronica
Ma qui le regole sono completamente diverse. Niente batterie acustiche o chitarre tradizionali; lo spazio è dominato da Moog, synth e profumi jazz. È un lavoro nato come un “collettivo della parola”, dove Giovanardi agisce un pò da regista un pò da alchimista, coinvolgendo nomi prestigiosi come Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà e lo storico sodale Alessandro Cremonesi dei La Crus.
Il risultato è un’opera carica di leggerezza, di spleen dolce, di malinconia lenta, che oscilla tra il disincanto generazionale e l’introspezione personale.
Il viaggio di “E poi scegliere con cura le parole” troverà la sua naturale dimensione fisica in un tour che promette di essere radicale e coraggioso. Giovanardi ha scelto di presentarsi dal vivo con una formazione “aliena”: un trio minimale composto da lui e due postazioni di tastiere e sintetizzatori, affidate a Chiara Castello ed Eugene. Ispirandosi alle atmosfere new wave della scena britannica anni ’80, lo spettacolo, dopo le 2 date di Aprile a Como e Mendrisio, continuerà il 2 maggio all’Urbica Velostazione di Pesaro per poi toccare varie regioni italiane (da ricordare il talk e showcase del 12 Maggio a MILANO da Germi Ldc.)
Sarà un set elettronico puro, ma capace di aprirsi a momenti intimi di piano e voce, dove i nuovi brani dialogheranno con il repertorio storico dei La Crus, completamente riarrangiato per questo nuovo vestito sonoro.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare di più.

Ciao Mauro, complimenti per il tuo bellissimo disco, e grazie mille per questa intervista. Partiamo dal titolo: “E poi scegliere con cura le parole”. In un mondo di bulimici verbali il tuo disco sembra una scelta politica, quasi un atto di ecologia del linguaggio. Quanto è stato difficile lasciare spazio solo alle parole necessarie e quali sono le parole che hai scelto con cura per preservare l’integrità del tuo racconto esistenziale?
É stato un lavoro da artigiano. Lavorare col bilancino, cercando un equilibrio costante tra credibilità e contenuto. Sul foglio bianco, molte volte i versi hanno una potenza e una forza espressiva pazzesca, che poi viene affievolita e sminuita dalla melodia. Per cui è un continuo provare a far convivere significato, interpretazione, poesia e sperimentazione
Un paio d’anni fa ho lavorato ad uno spettacolo su Alda Merini, e leggendo e studiando il suo materiale sono incappato in questa frase da una sua intervista: “Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”. Ho pensato fosse una frase stupenda, e che in fondo, da quando ho iniziato a scrivere in italiano, soprattutto, è quello che ho sempre cercato di fare. Di impormi. Ho sempre scelto con una cura smodata le parole. Forse era il caso di iniziare a sottolinearlo.
Perché le parole non sono innocenti, hanno un peso, una responsabilità, una memoria. In un tempo che consuma e cancella tutto in fretta, scegliere le parole diventa un gesto etico prima ancora che poetico.
Spostiamoci sulla parte musicale. Perché hai sentito il bisogno di spogliare l’arrangiamento e tornare a un’elettronica quasi primitiva, con un trio minimal di sapore anni ’80, dove il focus è solo sulla tua voce? È parte del processo di sottrazione o una scelta di cura degli elementi primari?
L’idea originaria è venuta durante le chiacchiere iniziali che io e Leziero ci facciamo sempre prima di iniziare ogni lavoro insieme. Mi disse che avevo fatto già fatto 4 dischi dal sapore vintage legato ad un immaginario più sixties, e che a sto giro avremmo potuto farne uno dai connotati più contemporanei. Che l’elettronica stava ritornando in maniera potente e che nessuno più di me poteva permettersi di farlo visto che i La Crus furono i primi a far convivere elettronica sperimentale e canzone d’autore.
Ho preso queste suggestioni e col tempo ho rielaborato questa idea, mettendo questa visione sempre più a fuoco; trovare una via per una Canzone d’Autore del Terzo Millennio.
Evitando l’uso di chitarre, bassi suonati e batterie vere. Ribaltando i canoni dell’elettronica soprattutto da un punto di vista ritmico, dove solitamente i rullanti sono sempre davanti. Invece qui dovevano avere un ruolo secondario, di pulsazione delicata perché tutto doveva essere al servizio della voce. È stato complesso ma super intrigante
Ogni volta che riprendevamo in mano le sessions dei brani, toglievamo elementi e rieditavamo strutture. Fossimo andati avanti ancora un po’ sarebbero rimasti tre cose in croce per ogni canzone
Cmq il termine che girava in studio spessissimo era “diamogli un pochino di french touch”.
”Anni Zero” e “La coscienza della mia generazione” sembrano due specchi. Da una parte le utopie crollate del ‘900, dall’altra una figlia che ascolta i Velvet Underground con auricolari digitali. C’è un filo di speranza in questo “ritorno di immaginari” o siamo condannati a vivere in un eterno presente che ricicla i sogni delle generazioni passate?
No, direi che la speranza fa comunque parte del nostro DNA che si è evoluto naturalmente attraverso lo spirito di sopravvivenza, sia fisico che soprattutto psicologico.
Parliamo di fragilità. In “Il buio nella pelle” affermi che la sofferenza non è una posa, ma una necessità per restituire dignità all’incertezza. Come si concilia questo bisogno di “mettersi a nudo” con un mercato musicale che, invece, premia l’entusiasmo sempre e comunque e la perfezione estetica?
Si concilia fottendosene del mercato musicale. Certo sono consapevole di tutte le dinamiche del music business sin dai tempi dei La Crus; ho fatto 9 dischi con la Warner, ma se avessi davvero voluto fare solamente il grano, non avrei fatto queste scelte in questi ultimi 35 anni. La musica è sempre stata e per me lo è ancora, un modo per raccontarsi, per dare sfogo al tuo immaginario e ai tuoi sentimenti. E pure alle tue paure e fragilità. E proprio in questo momento storico dove tutto deve apparire SuperWow, una canzone come questa acquista quasi un valore rivoluzionario.
Mettere in scena un momento di sconforto. Raccontare quello che hai veramente sentito.
Oggi viviamo in un’epoca in cui la musica viene sempre più delegata agli algoritmi e all’AI, un mondo dove forse i più giovani rischiano di perdere di vista la passione ‘carnale’ per lo strumento e la fatica che lo studio comporta. Tu, che hai costruito una carriera sulla fisicità della voce e sulla cura artigianale del suono, come vedi questa tendenza? Che consiglio ti senti di dare a un ragazzo che oggi vuole fare musica senza farsi divorare dalla freddezza della tecnologia?
È il concetto che sta alla base che è completamente diverso. Perché fai tutto questo. Cosa ti spinge a fare musica.
Per me, per la nostra generazione era una urgenza, qualcosa di assolutamente importante e vitale per esprimerci. Era come mettersi una divisa addosso e dire: faccio questo tipo di musica, queste scelte di vita, perché non voglio fare parte di questo modello culturale; chiamiamolo pure neo capitalista. Non voglio essere come te. Non mi interessa il lavoro fisso, sposarmi, fare figli, condurre una vita preconfezionata. Eravamo disposti a giocarci tutto, pur di realizzare i nostri sogni. Non ci interessavano assolutamente ne i soldi ne la fama. Era appunto, pura urgenza espressiva. Era un All In continuo.
La musica come trasgressione e rivoluzione. Per cui non posso dare troppi consigli ad un ragazzo di 18/20 anni che è cresciuto smanettando su tik tok. In generale è come viene percepita la musica ora, che ha dei presupposti completamente “altri” dai nostri. Oggi chi inizia a fare musica lo fa quasi sempre, per acchiappare like, per apparire sempre figo, sempre super wow, per fare il grano.
Esattamente l’opposto come concetto dal nostro.
Nonostante tutto quello che ti ho appena detto, esistono anche sacche di resistenza, riserve indiane con ragazzi che cominciano ad avere un rapporto conflittuale con questo modello nato coi social e della narrazione del mondo come una vetrina dove devi sempre apparire perfetto.

In “Veloce” parli di un mondo divorato dalla frenesia, dall’ansia e dalla cultura del profitto. Il movimento nel 2026 non è più un concetto legato al tema della libertà ma quasi un “culto della prestazione”. In questo tempo assurdo l’artista ha ancora il potere di frenare il tempo e proteggere quello che resta, o deve limitarsi a fotografarne il declino?
Guzzanti avrebbe sciorinato “la seconda che hai detto”.
Quando un treno in corsa arriva a 300 km all’ora è impossibile fermarlo. Veloce è una sorta di istantanea dell’uomo contemporaneo che si ritrova in una condizione dove tutto corre, tutto è spinto al massimo sull’acceleratore e l’unico pensiero è quello di stare in piedi, tentando di non farsi travolgere, sforzandosi di trovare un equilibrio col proprio io.
Speriamo che le nuove generazioni riescano ad acquisire la consapevolezza che smontando i bulloni dei binari, il treno può deragliare. Ma non possiamo farlo noi. Ci accuserebbero di essere dei boomer. Noi ora possiamo solo fotografare questo momento storico. Sarebbe un milione di volte più efficace se lo facesse un ventenne che ha centinaia di migliaia di followers e che parlasse ai propri coetanei di questa condizione. Ma a quella età sei troppo preso da altri meccanismi e magari non sei ancora arrivata a comprenderla, ma la subisci.
Sul tema delle collaborazioni sappiamo che ami il dialogo con altri artisti, in questo disco lo hai fatto con Colapesce, Bianconi, Kaballà. Guardando avanti, c’è qualcuno con cui vorresti collaborare? C’è un artista della nuova scena che stimi particolarmente e perché?
Mmmhm, direi per un duetto per un brano pop dal sapore alternativo direi Dito Nella Piaga. Canta da dio e mi piace come interpreta i pezzi. Molto interessante. L’unico brano a Sanremo degno di nota, anche se musicalmente poteva essere più cool.
Da un punto di vista dell’arrangiamento un po’ vecchiotta, come elettronica.
Ma il testo e l’idea, è figo.
Dei nuovi artisti mi piace Santoianni per la sua penna, che ho conosciuto come giurato del Premio De André, che poi ha vinto (nel 2024), e l’edizione scorsa mi ha impressionato Federico Baldi, che fa una sorta di Teatro/Canzone dal piglio punk; fantastico. Passa da momenti di riflessione anche spessa alla Stand Up Comedy in un nano secondo. Un approccio tragicomico super. Ecco lui vorrei dargli una mano per davvero. La sua “La Macchina Del Tempo” è un piccolo capolavoro.
Consigli 3 dischi ai lettori di Rockon?
Se mi chiedi 3 dischi in generale della vita ti direi (anche se solo 3 è una tortura):
The Doors (il primo, ma anche Strange Days mica scherza)
Dummy dei Portishead
The Good Son di Nick Cave

Le nuove date del tour
E POI SCEGLIERE CON CURA LE PAROLE: un ritorno sul palco fatto di voce, parole e silenzi che pesano quanto la musica. Un viaggio intimo, tra racconti e canzoni, per scegliere – insieme – ogni parola.
2 Maggio – PESARO – Urbica Velostazione
12 Maggio – MILANO – Germi Ldc (Talk e showcase)
15 Maggio – ALBENGA (SV) – Festival Su La Testa Teatro Ambra (“Showcase”)
6 Giugno – COLLEGNO (TO) – Mauro Ermanno Giovanardi e Andrea Scanzi presentano “Sono un errore” – anteprima nazionale – Fol Fest (“Concerto + Speech”)
4 Luglio – BORGO SAN GIACOMO (BS) – Castello di Padernello (“Concerto”)
5 Agosto – MARINA DI RAVENNA (RA) – Peter Pan (“Concerto con ospite Cristina Donà”)
BIGLIETTI DISPONIBILI AL LINK:
https://www.tridentmusic.it/eventi-trident-music/e-poi-scegliere-con-cura-le-parole/






























