Fino al 26 luglio a Pieve di Cento (Bologna) è allestita la mostra fotografica interattiva Pictures of You, un progetto di Henry Ruggeri e di Rebel House con la collaborazione di Chiara Buratti.
La mostra, organizzata presso la Biblioteca/Pinacoteca “Le Scuole” (Via Marco Rizzoli, 4/6), raccoglie oltre 40 fotografie realizzate da Henry Ruggeri ad alcuni tra i più importanti protagonisti della scena musicale internazionale, tra cui Pearl Jam, Foo Fighters, The Rolling Stones e Ramones. Attraverso l’app Notaway®, ogni immagine prende vita: inquadrando le fotografie con il proprio smartphone, i visitatori possono accedere a contenuti video esclusivi realizzati appositamente per l’esperienza dal giornalista e scrittore Massimo Cotto, tra le voci più autorevoli del giornalismo musicale italiano.
A oltre un anno dalla tappa milanse di cui vi abbiamo raccontato qui su Rockon, la mostra continua a crescere e a riscuotere grande successo di pubblico.
Abbiamo raggiunto Henry per uno scambio, che ha come punto di partenza la mostra, ma si trasforma mano mano in una condivisione di passioni, emozioni e vita!
Ciao Henry, innanzitutto ben trovato e grazie per il tuo tempo.
Te lo avranno già chiesto in molti, ma per chi non ha ancora ascoltato o letto nulla
sulla mostra, come è nata l’idea che ha portato poi a questo progetto e quando vi
siete resi conto che quell’idea era realizzabile? (immagino un momento alla “Si può fareeee” in stile Gene Wilder in Frankenstein Junior – lol)
Come sono stati scelti gli artisti da “raccontare”?
Ciao, innanzitutto grazie a voi per le domande e per il tempo che avete dedicato a visitare la mostra, cosa mai scontata.
L’idea di coinvolgere Massimo Cotto è nata in maniera molto naturale. Passavamo tanto tempo a parlare di musica, concerti, fotografie e aneddoti quando ci incontravamo ai live e già nel 2015 ci eravamo ripromessi di fare qualcosa insieme.
A un certo punto, con il mio socio Mattia Priori di Rebel House con cui organizzo mostre da sempre, ci siamo detti: Ma perché le immagini devono restare ferme su un muro?
Massimo aveva questo dono incredibile di dare anima ai ricordi, io avevo un archivio enorme di momenti vissuti con gli artisti… e lì è scattata la scintilla.
Il momento “si può fare” è arrivato quando abbiamo provato davvero a far parlare una fotografia attraverso la realtà aumentata e ci siamo resi conto che non era un effetto tecnologico fine a sé stesso: funzionava emotivamente.
Quella è stata la chiave. Come hai sottolineato tu, abbiamo quasi “costretto” i visitatori a fermarsi davanti a ogni opera e a prendersi del tempo.

Una mostra diversa da quelle cui siamo abituati. Racconto come l’ho vissuta io.
In primis, l’effetto wow per la bellezza dell’immagine.
Poi si inquadra con l’app e… appare Massimo.
E qui è un tuffo al cuore tanto che arriva dritto e nitido con il suo sorriso rassicurante e l’occhiale bizzarro di ordinanza.
E infine il racconto. L’aneddoto relativo a un’intervista, un momento di vita dell’artista… insomma Massimo che ti connette con l’immagine.
E questo si ripete quadro dopo quadro.
In maniera naturale ci si immerge in un mix di emozioni, ricordi e ci si lascia coinvolgere. Possiamo dire che è una tipologia di mostra che “costringe il visitatore a fermarsi”, a prendersi il proprio tempo per connettersi?
Quali gli ingredienti fondamentali per avere questo effetto?
Hai colto perfettamente uno degli aspetti fondamentali della mostra: oggi siamo abituati a consumare immagini in mezzo secondo. Qui invece succede il contrario.
Ti fermi, guardi una fotografia e poi compare Massimo, che ti prende per mano e ti porta dentro quel momento. È quasi un’esperienza intima. Credo che il vero ingrediente sia proprio l’autenticità. Non c’è costruzione: ci sono emozioni vere, ricordi veri, storie raccontate da qualcuno che la musica l’ha vissuta davvero.
Ed è bellissimo che questa cosa avvenga proprio attraverso uno smartphone. Di solito diciamo che la tecnologia ci allontana, qui invece connette — da qui il
nome dell’applicazione, “Not Away”.
Però funziona solo perché dietro c’è contenuto umano. La tecnologia, da sola, non basta mai. Serve un’anima.
Possiamo dire che uno degli aspetti che ha unito Te e Massimo non è solo la
passione per la musica live, ma anche il modo di viverla e di raccontarla, ovvero
volendo trasmettere non solo la parte “powerfull” del concerto, ma anche la persona che è “dietro l’artista”? Come si arriva a questo?
Sì, hai capito molto bene il rapporto tra me e Massimo. Noi abbiamo sempre cercato la persona dietro l’artista.
Il live è adrenalina, potenza, spettacolo… ma la vera magia spesso succede cinque minuti prima o cinque minuti dopo. Uno sguardo, una fragilità, una risata nel backstage. È lì che capisci davvero chi hai davanti e Massimo aveva un talento enorme nel far emergere nei suoi racconti quella parte umana senza mai essere invadente.

Massimo era capace di entrare nella vita di tutti noi, anche chi non lo conosceva
personalmente ha un ricordo legato a lui. Oltre ad avere una competenza assoluta e onestà intellettuale totale, era di una simpatia incredibile. E ci manca. Che strada ha segnato per tutti quei giornalisti o appassionati che vorranno ispirarsi a lui?
Lui ha lasciato una strada importantissima: quella della credibilità. Oggi tutti possono parlare di musica, ma Massimo insegnava che bisogna studiare, ascoltare, avere rispetto. Lui non cercava mai di sembrare più importante dell’artista o della storia che raccontava. E soprattutto aveva una qualità rara: riusciva ad ‘ipnotizzare’ l’ascoltatore con il suo modo unico di raccontare.
Ti arrabbi se ti definisco ninja del palco, nell’accezione persona veloce e
invisibile (lol)? Gli artisti dicono di Te di non accorgersi della tua presenza tanto che sei discreto nello scatto. Come si diventa Henry Ruggeri, ovvero uno dei fotografi live più conosciuti a livello mondiale, amato e stimato da artisti a livello internazionale?
“Ninja del palco” mi piace moltissimo! (Sto ridendo tantissimo perché nessuno me l’aveva mai detto prima!!!).
In realtà il fotografo live deve essere invisibile. Se l’artista si accorge troppo di te, hai già sbagliato qualcosa. Devi muoverti velocemente, prevedere i momenti, respirare insieme al concerto.
Come si diventa Henry Ruggeri? Sicuramente facendo migliaia di concerti, sbagliando tantissimo, dormendo poco e avendo un amore quasi ossessivo per la musica live. Ma soprattutto rispettando sempre chi hai davanti. Gli artisti percepiscono subito se sei lì per rubare qualcosa o per raccontare qualcosa.
Ah, dimenticavo: per diventare Henry Ruggeri (Henry è il mio vero nome e non Enrico, come molti credono – lol) bisogna anche radersi i capelli, vestirsi di nero e indossare un cappellino New Era dei New York Yankees!
La fotografia live è molto diversa da altre tipologie.
Catturare un gesto o un momento da sottopalco o da mixer non è come un posato. Quanto è “complicata” la fotografia di live? Te lo chiedo perché credo che non tutti ne abbiano contezza…
Posto che, di fronte ad un’opera d’arte, sono poi le nostre emozioni a guidarci, ci puoi dare qualche strumento o insegnamento per riuscire a cogliere maggiormente quello che un’immagine ha da dirci?
La fotografia live è complicatissima. Anzi, credo sia una delle forme di fotografia più complesse. Non controlli nulla: la luce cambia continuamente, il palco è imprevedibile, il momento dura una frazione di secondo e non torna più.
Non puoi dire a un artista: “Rifallo”. Devi essere pronto mentalmente ancora prima che tecnicamente. E poi servono sensibilità e istinto per riuscire a “portare a casa” il lavoro, spesso nei pochissimi minuti che hai a disposizione.
Per quanto riguarda il leggere un’immagine, il consiglio più semplice è questo: fermarsi. Oggi guardiamo tutto troppo velocemente. Una fotografia spesso racconta dettagli che arrivano solo se le concedi tempo.
Uno sguardo, una mano, un sorriso tra due persone… lì dentro c’è già una storia.

È da oltre un anno che Pictures Of You è “in tour” lungo tutto lo stivale. Com’è il tuo bilancio personale per questo primo periodo, sei soddisfatto? Qualcosa volevi che andasse diversamente o ci sono cose che hanno superato le aspettative?
Il bilancio di questo primo anno di tour di “Pictures Of You” va sinceramente oltre ogni aspettativa. La cosa più forte è vedere persone molto diverse emozionarsi nello stesso modo: ragazzi giovani, persone che seguivano Massimo da decenni, appassionati di fotografia, gente entrata quasi per caso.
Quello che non mi aspettavo era il livello emotivo che si crea durante le visite. In certi momenti senti davvero il silenzio della gente che ascolta Massimo parlare. Ed è potentissimo.
Per gli appassionati di fotografia o per i più nerd, posso chiederti che macchina/lenti usi abitualmente e come sono state stampate le immagini che vediamo durante la mostra?
A livello tecnico uso principalmente materiale Canon. Come corpi macchina lavoro con due R6 e, come lenti, utilizzo soprattutto zoom luminosi: 24-70 e 70-200 f/2.8.
Le stampe della mostra sono state realizzate con grandissima attenzione ai dettagli nello studio di Alessandro Scattolini, nelle Marche, su carta Canson baritata museale, perché volevo che la fotografia avesse una forte presenza fisica, quasi materica. E inutile dirlo: dal vivo le immagini devono colpire ancora prima della tecnologia.
Dopo Pieve di Cento, ci sono altri allestimenti in programma?
Abbiamo già una prossima data a Milano e siamo in trattativa con altre location per l’autunno.
C’è qualche domanda che non ti ho fatto e che ti avrebbe fatto piacere ricevere? In caso quale?
Forse mi avrebbe fatto piacere ricevere questa: “Cosa ti ha insegnato questa mostra come persona, non come fotografo?”.
E io avrei risposto che questo progetto mi ha ricordato quanto siano importanti le
connessioni umane.
Le fotografie restano, certo. Ma quello che conta davvero è ciò che
riusciamo a lasciare dentro le persone.
E in questo Massimo era semplicemente inarrivabile.
Grazie Henry!!!
Alcuni dettagli relativi alla mostra in corso:
La mostra è visitabile ogni venerdì (dalle 17.00 alle 21.00), sabato (dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 21.00) e domenica (dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00) su ingresso gratuito.
Oltre al percorso espositivo, il progetto si sviluppa in un vero e proprio palinsesto di eventi che per oltre due mesi animerà Pieve di Cento. Sul SILLA Stage, allestito nel cortile esterno, si alterneranno incontri, talk, showcase e concerti con artisti e protagonisti del settore.
Venerdì 29 maggio dalle ore 18.00 sarà possibile visitare la mostra con la presenza di Henry Ruggeri. A seguire, alle ore 18.30, showcase del chitarrista Massimo Varini.
Sul SILLA Stage ci saranno il 12 giugno alle ore 18.30 Mauro Ermanno Giovanardi e Marco Carusino con “Pillole dal Chelsea Hotel”, il 19 giugno alle ore 18.30 un incontro con Marky Ramone, storico batterista statunitense, celebre in tutto il mondo per aver fatto parte dei Ramones, la band che ha fondato il genere punk rock. Mentre il 4 luglio alle ore 18.30 Chiara Buratti intervisterà la BANDABARDÒ.
L’evento, che vede il patrocinio di Comune di Pieve di Cento e Unione Reno Galliera, è finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento.





























