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Interviste

Intervista a DUILIO Scalici, dall’underground al mainstream, da cantante a videomaker

di Thanks For Choosing

Oggi abbiamo incontrato Duilio Scalici, un nome che avreste sicuramente già sentito nominare perchè voce e autore per I Giocattoli, solista (come DUILIO), ha pubblicato una bellissima cover di Che Diritti Ho Su di Te di Bugo prima che fosse di moda, ha poi avviato un’etichetta discrografica, una piccola agenzia creativa, da video maker per i matrimoni alla regia dell’ultimo singolo di Francesco Renga. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Duilio, grazie per aver accettato l’intervista. Per prima cosa, come mai sentiamo così spesso il tuo nome nell’ambito musicale (e non solo legato ai Giocattoli)? Ci riassumi in breve chi sei, e che cosa combini?
Ciao! Grazie mille a voi per la vostra considerazione, è un piacere!
Io in realtà nasco come videomaker poi sono arrivato alla musica dopo poco tempo. Ho iniziato suonando la batteria, ho continuato con il basso e poi sono nati per puro caso I Giocattoli dove canto e scrivo i testi.

Come sei arrivato a fare video?
Da piccolo sono sempre stato appassionato di cinema ed ho avuto da subito le idee ben chiare su quello che “volevo fare da grande”. Avevo 13 anni ed ero particolarmente attratto dai film di Tim Burton, grazie ad alcuni di questi conobbi la tecnica dello stop-motion ed iniziai a fare dei piccoli video in stop-motion e in animazione tradizionale. Ma soltanto due anni più tardi ho avuto la mia prima occasione. Ho conosciuto in un concerto Bologna Violenta (progetto solista di Nicola Manzan) gli son piaciute le mie idee e mi commissionò due video. Tra questi “Trapianti Giapponesi” che diventò un piccolo cult nell’underground italiano e mi permise di iniziare a lavorare sul serio come videomaker. Pur avendo soltanto 15 anni all’epoca Manzan si fidò di me… Gli devo molto e siamo ancora molto amici.


Notiamo che spesso hai diretto dei video “a distanza”, cioè senza incontrarti fisicamente con la band. Ci fai qualche esempio di quand’è successo? Come funziona in questi casi? È necessario incontrare la band dal vivo?

Si, molto spesso mi vengono commissionati video “a distanza” perché la maggior parte delle band che si affidano a me preferiscono darmi carta bianca e creare delle piccole storie con altri personaggi. In questi casi molto spesso si fanno lunghe chiamate per brainstorming riguardante il video in questione, si scelgono comunque assieme i personaggi ed i luoghi e poi si da il via al lavoro. Non sempre è necessario incontrare la band in questi casi!

4. Che differenze ci sono tra un piccolo o un grande set?
Se l’idea è ben chiara da subito le differenze sono davvero minime per quel che mi riguarda. In un piccolo set probabilmente devi avere più inventiva, devi saper improvvisare molto di più per rendere nella maniera migliore con il minimo indispensabile.
In un grande set invece il più delle volte hai tutto per come vorresti senza grossi problemi, ma sicuramente diventa un po’ più difficile gestire molte più persone.

Quale video avresti voluto dirigere?
Connan Mockasin – Faking Jazz Together
Stromae – Papaoutai

Com’è andata con Renga (e Ermal Meta)?

Mi ha chiamato la Sony, avevano un’idea ben chiara e pochissimo tempo. Ho comunque accettato perché oltretutto le sfide mi piacciono, anche quando i tempi sono cosi stretti. Abbiamo coinvolto una moltitudine di persone comuni per le strade di Roma che si son visti subito disponibili a girare le scene pur non conoscendo la canzone ovviamente e non essendo attori. Ed era proprio questo quello che volevamo, la sincerità anche la dove ci stavano piccoli sbagli. E’ stato molto divertente e stimolante girare questo videoclip.

Video-Clip o cinema?
Il mio sogno è girare un film già scritto. Quindi la risposta è Cinema. Sin da quando ero piccolo grazie al cinema ho trovato la mia strada.

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