Connect with us

Ciao cosa stai cercando?

Interviste

Intervista a CHECCO CURCI: l’evoluzione di un cantautore tra autenticità e ricerca

Il nuovo disco del cantautore pugliese affronta i sentimenti più fragili e crudeli. Un “manuale di educazione sentimentale” per provare a capire l’amore e perdonarlo.

CHECCO CURCI | foto di Léa Ghyselinck
CHECCO CURCI | foto di Léa Ghyselinck

“L’amore non ha cuore” è il nuovo disco di Checco Curci per Dischi Uappissimi in uscita il 23 gennaio, a tre anni di distanza dal suo esordio discografico e anticipato dal singolo Non si torna indietro. 

È realizzato con il contributo di NUOVOIMAIE, l’abile mano produttiva di Francesco Piro e la supervisione artistica di Riccardo Sinigallia, che torna a battezzare il lavoro dell’artista, ancora una volta anche in veste di editore.

Come è cambiato, se è cambiato, il mondo musicale di Checco Curci dall’album precedente a L’amore non ha cuore?
Credo non sia cambiato tanto il mio “mondo musicale” quanto, forse, il mio metodo di lavoro e persino le mia preparazione tecnica. Se nel precedente album (Anche solo per un saluto) tutto era nuovo e al tempo derivante da un lungo percorso pregresso di avvicinamento a quel primo disco, nel caso di questo secondo album credo di essere arrivato più pronto, più preparato, forse anche più determinato. D’altro canto, avevo una precisa idea rispetto al tipo di approccio alla registrazione e alla produzione del disco, questa volta più ‘suonato’, ma anche più legato ai miei strumenti e al mio modo di suonarli – va da sé che l’apporto di Francesco Piro, che ha registrato e prodotto l’intero lavoro, è stato determinante e mi ha consentito raggiungere appieno quell’obiettivo. C’è però un altro aspetto da considerare: tutti i brani del nuovo album sono stati scritti tra il 2023 e il 2025 e, per mia scelta, la maggior parte di essi è stata suonata dal vivo già prima di iniziare le preproduzioni, proprio per mettere alla prova le canzoni e conferire al disco maggiore spontaneità e un’atmosfera più ‘live’ rispetto al precedente lavoro.

Il cuore di questo disco – scrivi – è a Noci in Puglia, tuo paese di origine, dove è stato registrato durante una residenza artistica. Raccontaci quel periodo e perché le storie personali dell’album si intrecciano così tanto a quella di questi luoghi…
È stata anche questa una scelta determinante. L’idea di registrarlo a Noci, potendo contare sui miei amici ‘musicali’ più stretti – ho la fortuna di essere cresciuto tra grandi artisti, a incominciare da mio padre –  era da tempo una mia priorità, proprio per rafforzare la genuinità di questo lavoro. In questo album c’è davvero molto di me, un ‘io’ abbastanza ingombrante, non per egocentrismo, ma perché ci ho messo dentro tutto il mio spasmodico attaccamento a Noci, alla mia terra e alla mia gente. C’è però anche un ‘noi’ ancora più forte, proprio perché ho voluto accanto a me solo persone che hanno condiviso momenti importanti della mia vita, con le quali avevo un rapporto di lungo corso, non solo in fatto di musica. Tuttavia, la decisione di farlo attraverso una residenza artistica è arrivata in itinere,grazie alla familiarità che con questo tipo di situazioni avevano Francesco Piro e Léa Ghyselinck, le persone con cui ho vissuto in simbiosi per più di un mese nello studio che abbiamo allestito all’interno di una sala convegni abbandonata.

Riccardo Sinigallia torna a battezzare il tuo lavoro e torna anche in veste di editore. Come è avvenuto l’incontro con lui e come si è evoluto il suo contributo in questo album anche rispetto al precedente?
Riccardo, in realtà, è stato supervisore artistico ed editore anche del mio precedente album. Lo schema di fatto è il medesimo. Ci siamo conosciuti nel 2019 grazie a una masterclass organizzata da Antonio Conte, label manager di Dischi Uappissimi, colui senza il quale forse adesso non sarei qui a risponderti. Con Riccardo ci siamo trovati in sintonia sin da subito, sicuramente perché entrambi coltiviamo un fortissimo interesse di ricerca nei riguardi del rapporto tra musica e parola. Con questo non voglio assolutamente accostarmi né tantomeno paragonarmi a lui e alla sua grandezza artistica, ma questa affinità di fondo è stata determinante a mio avviso. E poi c’è stato il lato umano, che per me è sempre il più importante, che viene prima di qualunque altro. Non saprei direi precisamente in che modo si è evoluto il suo contributo nei confronti del mio lavoro, perché a me sembra già un privilegio enorme potergli fare ascoltare quello che scrivo, poterne discutere con lui in tutta sincerità e onestà, accogliere le sue critiche e suoi suggerimenti (mai vincolanti!). Questo l’abbiamo fatto sin da subito senza particolari differenze tra oggi e allora. Forse l’unica novità è che questa volta sono riuscito ad avere lui e Laura a Noci. È stato bellissimo osservare come tra loro, la mia famiglia e mie amici non ci fosse nessuna distanza e nessuna formalità. È stata l’ultima conferma che tutto stava procedendo per il verso giusto.

Una raccolta di canzoni per provare ad accettare l’amore in ogni sua forma, perdonarlo, elevarlo senza limitazioni, racconti. Quanto c’è di autobiografico in questo e quanto è frutto di riflessioni su vicende passate o che invece attraversano il tuo presente?
C’è sempre molto di autobiografico nelle mie canzoni. A me sembra una fatto ineludibile, forse per qualche mia mancanza, perché non ho il talento di tirare fuori canzoni vere da qualcosa che non mi appartenga o che non mi abbia toccato profondamente. Ciò può essere vero a prescindere dal fatto che quello che canto mi abbia riguardato direttamente, anche se il più delle volte il ‘corpo’ delle mie canzoni è fatto della mia stessa sostanza, ovvero della mia esperienza diretta della vita e delle persone che incontro lungo il percorso.

C’è una riflessione personale sull’amore ma forse anche una voglia di provare a essere di supporto a chi ti ascolta? 
L’arte per me è rendere necessario ciò che è costitutivamente inutile. Guai a darne interpretazioni strumentali, di qualsiasi tipo esse siano! Anche nella musica popolare – la canzone è popolare per definizione – per essere credibili bisogna scrivere sempre in primis per se stessi, e non per forza per farsi del bene. Ciò detto, anche solo immaginare che altre persone possano sentirsi “supportate” dall’ascolto di questo album mi incoraggia a continuare su questo sentiero meraviglioso che si chiama ‘canzone’.

Written By

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...

Reportage Live

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Andrea Ripamonti “Da un così semplice inizio innumerevoli forme meravigliose si sono evolute e continuano ad evolversi”....

Concerti

Dopo gli ottimi riscontri di pubblico registrati nei primi appuntamenti dal vivo, prosegue il viaggio tra musica e scienza nato dall’incontro dei DEPRODUCERS con...

Musica

In una giornata soleggiata, nella sala a ridosso del Naviglio, dove sono in corso le ultime prove che precedono il live, i Deproducers ci...

Reportage Live

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Giorgia De Dato Fin dal primo ascolto di Ciao Cuore, ho avuto chiaro che quei brani, dal...