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Musica

I 5 brani preferiti dei MONOLITH GROWS!

foto di Luca Minelli

E’ uscito a fine aprile su tutte le piattaforme digitali e in vinile per All Right Riserva Recordz, il nuovo album dei Monolith Grows! dal titolo “Fear makes you pale“, capitolo definitivo che consolida la collaborazione della band con Carmelo Pipitone.

A partire dalla tltle-track che ha anticipato quest’uscita e che ci ha introdotti in questo nuovo mondo oscuro e dal ritmo serrato, vuole descrivere come la paura prenda spesso possesso delle nostre vite e se non contrastata possa diventare la normalità, rendendoci “pallidi” e conformi. 

É il concetto base di tutto il disco: la paura che ci annichilisce ogni volta che cerchiamo di affrontare la vita. Sono onorato di aver prestato la mia voce nel recitato dell’intro della title-track e nei cori e di aver suonato anche un solo di chitarra. Sono particolarmente affezionato a questa bomba! (Carmelo Pipitone)

Noi per conoscerli meglio abbiamo fatto una cosa che facciamo spesso, abbiamo chiesto loro quali fossero i loro cinque brani preferiti. 

L’ ammore ‘o vero – Gnut

(Andre) Sento uno strano collegamento con questo brano. Ogni volta, dalla prima nota, se chiudo gli occhi vedo i nonni che non ci sono più, con me e mio fratello ancora fanciulli; la campagna, la bicicletta. 

Gnut, di un semplicità profondissima. 

Boot Camp – Soundgarden

(Andre) Cornell e i Soundgarden, non posso nasconderlo, sono stati la mia scuola elementare, media e superiore, mentre Boot Camp è invece per me la fine dell’università.

L’ineluttabilità della vita servita in tre minuti e piazzata come ultima traccia di un disco enorme ed irripetibile. 

Love buzz – Nirvana 

(Enrico) Ritorno alle origini. Una cover, registrata su un multitraccia di fine anno 80, suoni grezzi, basso ondivago, chitarre ululanti, batteria ignorante, ma ha anche dei difetti.

Un diamante allo stato grezzo che ha illuminato la mia adolescenza.

Black and Red – Reignwolf

(Riccardo) Una delle pochissime band post 2000 che mi fa godere senza se e senza ma. Freschi, arrabbiati, con le idee chiare. Brano di apertura di un disco clamoroso per compattezza e sintesi, lo ascolti e hai immediatamente voglia di scoprire cosa arriva dopo.

Rivoluzionario senza la pretesa di esserlo.

Subterranean Homesick Alien – Radiohead

(Massimiliano) È un pezzo che ho adorato dal primo ascolto. Terza traccia di uno dei dischi che senza dubbio mi ha influenzato di più. Il modo in cui sono orchestrate le parti e le timbriche di tutta la band è per me un esempio da tenere a mente ogni volta che sto lavorando a della musica e il testo esprime perfettamente il disagio della mia adolescenza.

Dopo tutti questi anni riesce ancora ad arrivarmi come un proiettile.

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