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Cinema

NIMRODS (A GREEN DAY COMEDY): la rivoluzione analogica di chi parte.

Tra cassette registrate in tavernetta, sogni di rivalsa e chilometri macinati, Lee Kirk firma una commedia che racconta un modo profondamente analogico di vivere la musica, l’amicizia e la strada. Con i Green Day a fare da colonna sonora. Letteralmente.

Dobbiamo tornare a casa, non ci sono alternative…
“Siamo teenager, abbiamo un fottio di alternative!!!

Quando ho saputo che avrei potuto vedere in anteprima “un film sui Green Day” il primo istinto è stato l’entusiasmo. Subito dopo, però, lo ammetto, mi è sfiorato un dubbio: e se fosse soltanto una marchetta ben confezionata per accompagnare l’uscita di nuovo materiale della band? (NdA: di fatto il singolo “I’m Never Gonna R.I.P.“, è già disponibile su tutte le piattaforme digitali e anticipa il nuovo album soundtrack del film, in uscita il 31 luglio 2026 e che potete pre-ascoltare/pre-acquistare da qui).

Mi accomodo sulle morbide poltroncine rosse della sala. Le luci si abbassano, il brusio si spegne e, ancora prima che inizi il film, sullo schermo compare il sorriso inconfondibile di Billie Joe Armstrong. Ci dà il benvenuto, scherza sul fatto che ormai sia troppo tardi per correre a prendere i popcorn e ci racconta quanto sia orgoglioso del film che stiamo per vedere. Perché, spiega, al di là della finzione cinematografica, quella storia parla davvero di loro: delle disavventure, dei chilometri macinati, delle speranze e di tutte quelle sensazioni vissute agli inizi, quando i Green Day erano soltanto tre ragazzi con un furgone, qualche canzone e un’enorme voglia di suonare.

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2025, Nimrods (a Green Day comedy) è il nuovo film di Lee Kirk, già regista di The Giant Mechanical Man e Ordinary World. Ma, più che un film sui Green Day, è un film con un’anima profondamente analogica. Tutto prende vita da un vecchio registratore a cassette appartenuto al padre defunto di Tommy, sul quale la sua band incide il demo destinato alla band. E, forse, non è nemmeno un caso che la giovane band si chiami proprio Analog Dogs. Perché “analogico”, in Nimrods, non è soltanto il supporto su cui viene registrata la musica: è il modo in cui vengono raccontati l’amicizia, i sogni e il viaggio. Una musicassetta consegnata di persona, un numero di telefono scritto a penna, incontri casuali, errori di percorso e persone capaci di cambiare il destino dei protagonisti molto più di qualsiasi piano prestabilito.

La pellicola segue proprio le avventure degli Analog Dogs, immaginario gruppo punk-rock di Kansas City, e dei suoi componenti Tommy (Mason Thames), Fred (Kylr Coffman) e Chad (Ryan Foust), lanciati in un viaggio tanto improbabile quanto travolgente.

Tommy, cantante e chitarrista della band, cerca di elaborare la morte del padre rifugiandosi nella musica. Vive con una madre dall’animo hippie (Jenna Fisher) e un fratello maggiore, Wayne (Keen Ruffalo), tassista disilluso che non perde occasione per sminuirlo e riportarlo con i piedi per terra. Fred, il bassista, è invece l’incarnazione più autentica dello spirito punk: impulsivo, infantile, sopra le righe, ma anche profondamente solo, in cerca di un posto nel mondo e di qualcuno che lo prenda finalmente sul serio. Chad, infine, è il batterista del gruppo, il più timido e remissivo dei tre. Schiacciato dalle aspettative dei genitori e mai del tutto convinto di inseguire quel sogno, ricorda a volte lo Stu di “Una notte da leoni”: trascinato dagli eventi più che realmente protagonista, ma capace di regalare alcuni dei momenti più divertenti del film.

Lo snodo narrativo prende forma dopo un meet & greet dei veri Green Day a Kansas City. I tre ragazzi riescono a consegnare alla band una cassetta con il loro demo e un numero di telefono scarabocchiato a penna sulla custodia. Per gioco, Tré Cool compone davvero quel numero davanti ai loro occhi, ma naturalmente lo fa da un numero privato, trasformando quel gesto in un piccolo scherzo destinato a rimanere tale.

Gli Analog Dogs tornano a casa convinti di aver vissuto il giorno più importante della loro vita, raccontando a tutti l’incontro con i loro idoli e l’entusiasmo con cui, almeno ai loro occhi, questi avevano accolto la loro musica. A cogliere l’occasione è Wayne, deciso a vendicarsi di Tommy per uno scherzo subito in passato. Con la complicità di un amico che si finge Tré Cool, invitano telefonicamente la band ad aprire il concerto di Capodanno dei Green Day a Los Angeles. Tommy ci casca in pieno e, senza pensarci due volte, convince Fred e Chad a rubare il taxi del fratello maggiore e partire per un viaggio di tre giorni attraverso gli Stati Uniti. È da questo momento che Nimrods abbandona i binari della classica commedia adolescenziale e si trasforma in un road movie tanto folle quanto imprevedibile, scandito dalla colonna sonora dei Green Day.

Tre Cool, Billie Joe Armstrong e Mike Dirnt – Nimrods: a Green Day comedy

Da qui prende il via una serie di episodi che, oltre a scavare nel carattere dei tre protagonisti e nel loro rapporto, rendono omaggio all’immaginario del grande road movie americano. Dopo che Fred fa il pieno con il carburante sbagliato, gli Analog Dogs finiscono in una bettola lungo la highway, gremita di metallari e teatro di una battle tra band che richiama inevitabilmente The Blues Brothers. Stavolta, però, sono loro a vincere il contest e i 500 dollari del premio, denaro che potrebbe rimettere in moto il viaggio. La gioia dura pochissimo: scoperto che sono minorenni, la proprietaria si riprende l’intera vincita. Ma quando gli avventori scoprono che quei tre ragazzi stanno cercando di raggiungere i Green Day, decidono di aiutarli nel modo più improbabile possibile: regalando loro un vecchio furgone dei gelati.

Il viaggio riprende, con Wayne sulle loro tracce, deciso a riportarli a casa. Durante una sosta a una stazione di servizio gli Analog Dogs incontrano Olivia (Mckenna Grace) e la sua sorellina, che li scambiano per gelatai e li invitano a una festa punk nei pressi di Amarillo. Qui la ragazza si esibisce con la sua band, mentre Fred vive un surreale trip psichedelico dopo aver assunto funghi allucinogeni trovati nel taxi, finendo poi rassicurato proprio da Olivia. Tommy, invece, se ne innamora all’istante. Quando arriva il turno degli Analog Dogs, la loro “Freaking Out” incendia il pubblico. Un violento acquazzone trasforma il concerto in una gigantesca battaglia di fango, un omaggio allo spirito di Woodstock. Al termine della serata Tommy e Olivia si salutano promettendosi di rivedersi dopo il concerto dei Green Day, per quel bacio che il viaggio ha appena rimandato. Poi si torna di nuovo in strada, con Los Angeles sempre più vicina.

L’ultima tappa prima di Los Angeles è anche quella che mette davvero alla prova gli Analog Dogs. Le tensioni accumulate durante il viaggio esplodono, Chad sembra ormai deciso ad abbandonare tutto e Tommy e Fred si ritrovano coinvolti in una surreale disavventura in un motel dal sapore hitchcockiano. Quando sembra che il loro sogno sia definitivamente svanito, un ultimo, inaspettato colpo di scena rimette tutto in discussione e offre ai tre ragazzi un’ultima occasione per raggiungere il concerto di Capodanno e inseguire il motivo per cui erano partiti.

Mckenna Grace e Mason Thames – Nimrods: a Green Day comedy

Quello che succede ad L.A., però, preferisco non raccontarvelo fino in fondo. Posso solo dirvi che Nimrods ha il coraggio di non scegliere la strada più facile: quella del sogno che si realizza esattamente come era stato immaginato. Nessuno degli Analog Dogs arriva davvero dove immaginava di arrivare. Eppure ognuno trova il proprio posto: chi sul palco, chi dietro le quinte, chi semplicemente facendo pace con sé stesso.

È forse questo il messaggio più bello del film. Non parla soltanto ai fan dei Green Day, ma a tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti degli outsider. Perché i sogni, a volte, non si avverano come li avevamo immaginati: prendono una strada diversa, spesso più imprevedibile, ma non per questo meno autentica. È lo stesso sguardo con cui Billie Joe Armstrong ha ricordato gli inizi della band: “I had a young and optimistic point of view.” Ed è quell’ottimismo ingenuo, quasi incosciente, ad attraversare ogni fotogramma di Nimrods.

Per quanto mi riguarda, è stata una sorpresa. Non solo perché da fan dei Green Day ci ho ritrovato decine di citazioni e piccoli regali disseminati lungo il viaggio, ma perché Lee Kirk ha scelto di raccontare questa storia in modo tutt’altro che convenzionale, senza mai cercare la scorciatoia più facile. E no, alla fine non era affatto una marchetta. Era semplicemente un gran bel film.

So fare un sacco di cose. Male.

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