A cinque anni dalla scomparsa di Franco Battiato, era il 18 maggio 2021 quando ci lasciava dopo una lunga malattia degenerativa, il visionario cantautore e compositore che ha segnato profondamente la musica, la poesia e l’arte in Italia, riceve l’ennesimo meritato tributo.
La Fondazione Franco Battiato, istituita su iniziativa della presidente Grazia Cristina Battiato, nipote del celebre artista, con la coproduzione di Rai Fiction e Casta Diva Pictures, rendono omaggio a Franco Battiato con il film “FRANCO BATTIATO. IL LUNGO VIAGGIO”, distribuito in esclusiva come evento nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026 da Nexo Studio, con RTL 102.5 come Radio Ufficiale, in collaborazione con MYmovies. Prossimamente in onda anche su Rai Uno.
Il primo film che celebra, con uno sguardo avvincente e mai banale, la vita e le passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana.
Il biopic, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, segue il giovane Battiato, interpretato da uno straordinario Dario Aita, dalla Sicilia al suo arrivo a Milano negli anni Settanta, esplorando i momenti cruciali del percorso verso il successo.
Il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, da sempre incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole, anche attraverso l’amicizia con Fleur Jaeggy (Elena Radonicich), il rapporto con la madre (Simona Malato) e incontri fondamentali, quali l’amicizia con Juri Camisasca (Ermes Frattini) e Giuni Russo (Nicole Petrelli), fino allo storico sodalizio con Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati), amico e coautore di molti dei brani più importanti della carriera di Franco Battiato. Nel film anche Anna Castiglia e la partecipazione straordinaria di Joan Thiele.
Le musiche originali sono di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore.
Oltre agli incontri significativi che hanno plasmato la sua carriera e il suo spirito creativo, al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento musicale. Il film ripercorre infatti le varie tappe di questo percorso, dalla sperimentazione radicale alle serate con Giorgio Gaber e Ombretta Colli fino al successo commerciale, mettendo al centro il suo vero viaggio: la ricerca del sé interiore, nel tentativo di rispondere alla domanda “E io chi sono?”, titolo di un tema che il piccolo Battiato scrisse alla tenera età di 7 anni.
Un racconto intimo e visionario, in cui la musica diventa il linguaggio di una tensione costante verso il trascendente, oltre ogni forma di celebrità e successo, mai ricercato con forza, ma ottenuto per puro merito, senza mai seguire le mode o le imposizioni delle industrie discografiche. Solo quando lui stesso ha voluto “cominciare a fare soldi” ha scritto canzoni che sapeva benissimo lo avrebbero portato a scalare le classifiche di vendita e in qualche modo, lo avrebbero reso un personaggio pubblico, non per tutti certo.
Il film mette in luce il “viaggio interiore, il modo speciale in cui Battiato vedeva la vita: il suo approccio leggero, la voglia di godere delle cose belle, la sua spiritualità e la costante tensione verso la sua visione del sublime, al di là della fama. Un timbro di voce delicato e raffinato, capace di trasmettere anche ironia e spesso autoironia, come nei commenti sulla sua “mancata bellezza”, non dovuta all’essere gracile, come diceva sua madre, ma solo data dal naso storto. Incidente questo accadutogli da bambino durante una partita a calcio, scena con cui inizia i film.
Nel biopic vengono esplorati con rara sensibilità gli anni giovanili, il rapporto difficile col padre totalmente assente e in disaccordo con il suo volere vivere di musica.
La fuga a Milano, la produzione dei primi due album, “Fetus” e “Pollution” entrambi del 1972, troppo rivoluzionari per l’epoca, non capiti e apprezzati come avrebbe dovuto essere, con la copertina del primo addirittura censurata perché troppo forte.
Ripercorreremo insieme anche gli influssi artistici e alcuni degli incontri che hanno plasmato la sua carriera, come il sodalizio con il violinista Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del suo repertorio, o quello con il pianista Antonio Ballista, che insegnò a Battiato a leggere la musica. Sorprendentemente, infatti, Battiato non sapeva leggere uno spartito, non aveva mai studiato musica, ma nonostante questo, riusciva a concepire splendide melodie.
E se non è genio questo, ditemi voi di cosa si tratta.
“L’era del cinghiale bianco” nel 1979 ebbe uno scarsissimo eco commerciale e fu poco apprezzato anche dalla critica dell’epoca, per non parlare dell’album successivo, “Patriots” del 1980, troppo complicato e filosofeggiante per l’ascoltare medio.
Ecco, quindi, cruciale l’incontro con i produttori della EMI per la pubblicazione del primo grande successo discografico di Battiato, come da lui promesso, un album di 35 minuti fatto di 7 hit, che si dimostreranno tali. Infatti, “La voce del padrone”, undicesimo album in studio pubblicato nel 1981, è considerato una pietra miliare della discografia italiana. Brani come “Bandiera bianca”, “Cuccurucucù”, “Centro di gravità permanente”, che sentiremo anche nel film, cantati e interpretati magistralmente da un Dario Aita sublime nell’essere Battiato.

“Centro di gravità permanente” è forse il brano più rappresentativo delle sue tantissime opere. Basato sulle teorie psicofisiche del filosofo Georges Ivanovič Gurdjieff, studiato e approfondito dal Maestro, inerenti alle difficoltà dell’essere umano nel trovare il “proprio centro interiore”, è divenuto il punto focale del suo stesso pensiero. Gurdjieff insegnava una disciplina esoterica che porta alla conoscenza interiore tramite anche una specie di balletto, una serie di movimenti, che si vedono anche nel film e nel videoclip della canzone stessa.
Nello 1981, altro enorme traguardo. Franco Battiato e Giusto Pio vincono, come autori, il 31º Festival di Sanremo, con il brano “Per Elisa” di Alice, esibizione che rivivremo in questo film con spezzoni di immagini d’epoca, che hanno riportato alla nostra mente un altro capolavoro immortale scritto dal maestro.
Non manca la nomina nel film dell’amica Giuni Russo, per cui , sempre nello stesso anno, ha scritto il testo di “Un’estate al mare”, cucito su misura per lei e che la rese famosa come tanto aspirava.

Importante anche l’incontro avvenuto all’epoca della chiamata alla leva con Juri Camisasca, coautore di alcuni brani, ma che ad un certo punto, all’apice della carriera dall’amico Franco, decise di ritirarsi in un monastero. Scelta che Battiato, ovviamente, accolse con estrema comprensione, senza mai perdere di vista l’amico, ha continuato a mantenere un legame durato sino agli ultimi anni di vita del Maestro.

Altro momento topico nella sua carriera oltre che nella storia della musica italiana, riproposto nel film, è stata l’esibizione nel 1989 nella Città del Vaticano. Chiamato da papa Giovanni Paolo II, ha proposto un altro dei suoi brani simbolo, “E ti vengo a cercare”, seduto su uno dei suoi tanti tappeti orientali acquistati nei numeri viaggi, e che facevano così parte della sua quotidianità da non potersene separare, neanche in un’occasione così solenne.
File rouge dell’intero film sono due rapporti fondamentali per Battiato. Il primo, l’amicizia con la scrittrice svizzera Fleur Jaeggy, interpretata da una splendida Elena Radonicich. E ancora più al centro della narrazione, quello con la madre Grazia, interpretata da una magnifica Simona Malato, dall’inizio del film quando si prende cura del figlio a letto con il naso rotto o quando lo incoraggia, contro il parere del marito, a inseguire il suo sogno e andarsene dalla Sicilia, nonostante questo volesse dire allontanarsi da lei. Sino alla fine, quando i ruoli si ribalteranno, e sarà Battiato figlio a prendersi cura della madre malata, fino alla morte di lei nel 1994. L’ultima scena, infatti, segue la morte dell’adorata madre e con le splendide note e parole di quel capolavoro che è la “La cura”, dolcemente scorrono le immagini dei vinili di Battiato e noi piano piano, asciugandoci le lacrime inevitabilmente scese ad uno ascolto vero e profondo di questo brano, capiamo che le due ore di proiezione sono così giunte al termine.

Battiato aveva uno sguardo disincantato sulle cose; sapeva giocare ad essere quasi indifferente alla realtà pur essendone un grandissimo osservatore.
Un viaggio musicale. Un viaggio fisico, ma anche ideale, da Nord a Sud dell’Italia per raccontare Franco Battiato e la sua influenza sulla cultura del nostro paese, attraverso testimoni d’eccezione che ci restituiscono la storia e la personalità di Battiato.
Un meraviglioso viaggio nel mondo di Franco Battiato, un omaggio al musicista e al suo ricco lascito. Un racconto che riesce anche a celebrare l’eredità morale e non solo musicale di questo cantautore unico.
La poliedricità di Battiato è, e probabilmente resterà, unica: innovatore, sperimentatore, precursore di stili, ha segnato in modo indelebile la storia della musica italiana e di tutti noi umili fruitori della sua arte.
Dall’avanguardia al pop, dall’elettronica alla musica sperimentale, lascia un’eredità immensa e canzoni iconiche, considerate universalmente dei capolavori. Battiato ha trasformato la canzone italiana, creando testi profondi ed evocativi, che invitavano a riflettere, non certo canzonette, con un preciso gusto allegorico mediorientale, amato da sempre dal Maestro siciliano.

Le sue opere sono spesso permeate da misticismo, filosofia orientale, ricerca interiore e critica sociale, toccando temi come il “vuoto”, la reincarnazione e la crescita spirituale, di difficile comprensione ai più.
Con questo biopic, tra ricordi e materiali inediti, ripercorriamo la vita di uno degli artisti più eclettici e influenti del panorama musicale italiano, in un’esperienza intensa e toccante, oltre il tempo, oltre la musica.
In questi 120 minuti di proiezione si vedono tutte le sfaccettature del suo immenso talento: cantautore, musicista, poeta, filosofo, intellettuale e ovviamente, uomo.
Un artista di certo inimitabile, anticonformista, che ha saputo unire spiritualità, cultura, sperimentazione e musica, lasciando brani considerati capolavori intramontabili come tutti quelli riproposti nel film che ho citato nelle righe precedenti.
Lodato per la sua profondità intellettuale, la sua presenza mai ingombrante e la voce misurata, il suo rifiuto del banale e la sua ricerca del mistero, nonostante le polemiche e le difficili fasi della sua carriera, sempre con un’aura di grande libertà e autenticità.
La sua arte, perché di questo si tratta, ha ispirato e continua a ispirare intere generazioni di musicisti, perché è stato un “essere speciale” davvero.
Un genio umano e musicale senza eguali nella storia della musica italiana.
Un artista dall’anima delicata, uno dei più grandi autori italiani contemporanei, che ha saputo creare armonie perfette e melodie immortali, con l’intento, forse irraggiungibile, di trovare quel centro di gravità permanente che, più o meno consapevolmente, tutti noi cerchiamo.
Un film la cui visione consiglio non solo ai fan di Battiato, ma a chiunque sia alla ricerca del sé interiore, attraverso questo viaggio, unico per ognuno di noi, chiamato vita.
E chissà se alla fine della sua di intensa vita è riuscito a rispondere alla fatidica domanda e scrivere quel famoso tema dal titolo “E io chi sono?”. Quel che è certo, è che un giorno, capiremo tutto.

Conferenza stampa
Dopo aver assistito alla proiezione in anteprima per i media del biopic ho potuto seguire anche la conferenza stampa a cui hanno partecipato:
Leonardo Ferrara – Capostruttura Rai Fiction
Francesca Chiappetta – Produttrice Casta Diva
Renato De Maria – Regista
Monica Rametta – Sceneggiatrice
Cristina Battiato – Presidente della Fondazione Franco Battiato ETS
Dario Aita – attore protagonista
Prima di dar spazio alle domande e risposte ci sono stati interventi molto importanti di tutti i partecipanti alla conferenza stampa.
L’assessore, Sacchi Tommaso, è stato il primo ad intervenire, ribadendo l’importante di sostenere il cinema italiano, non solo a Roma, dove avvengono la maggior parte delle produzioni nostrane, ma anche a Milano, sostenendo che questo film, è un grande regalo per la città con la Madonnina.
Il capostruttura Rai Fiction, Leonardo Ferrara, dopo più di tre anni di scrittura e giunto con oggi alla sua decima visione del biopic, è rimasto inchiodato allo schermo commuovendosi, anche durante questa volta. Perché Battiato è un mito per molti di noi, rappresenta uno dei vertici della musica italiana e della cultura musicale, con una forza poetica e narrativa senza eguali., che sa toccare le corde dell’anima., come pochissimi artisti hanno saputo fare.
La Produttrice Casta Diva, Francesca Chiappetta, amica di Franco Battiato, ha cercato con questo film di restituirgli, almeno in parte, quello che da lui aveva ricevuto. Rispetto e professionalità, queste due parole le vengono in mente ricordandolo, e questo film è un enorme grazie alla sua figura e a tutto quello che ha rappresentato per lei in particolare, e per tutti noi.
Il regista, Renato De Maria, definisce “IL LUNGO VIAGGIO” un film per vedere la musica. Il personaggio di Franco Battiato in questa narrazione attraversa quattro epoche, dagli anni ‘60 agli anni ’90, e sappiamo tutti quanti che ha fatto molto altro che non si vede in questi 120 minuti. Ma come ribadito dopo anche dalla sceneggiatrice, Monica Rametta, bisogna fare delle scelte, e loro hanno scelto di rappresentare questi anni e determinati avvenimenti accaduti realmente. Un personaggio contradditorio, che ha voluto indossare tante diverse identità nella sua vita, che hanno provato a far vedere in questo film, grazie agli attori e la loro magistrale interpretazione.
Intervento emozionante quello della nipote, Cristina Battiato, che riferendosi giustamente a lui come “mio zio”, è un po’ come se toccasse le corde più profonde dell’anima di ognuno di noi, umanizzandolo, rendendolo una persona comune, che nasce, vive, e muore, togliendogli quell’intoccabilità spesso attribuitagli. Accompagnato in questo lungo viaggio da amici e parenti, che gli hanno voluto bene sino alla fine.
All’attore protagonista Dario Aita, superbo nell’interpretare un artista di tale calibro, è stato chiesto “come si diventa Franco Battiato?” e lui, umilmente, dietro quel sorriso timido che nasconde un enorme talento, ha risposto “non si diventa Franco Battiato”. Ha cercato di renderlo umano, di staccarlo dall’icona, dal mito, e dobbiamo riconoscergli, che c’è riuscito alla grande.
Elena Radonicich, non potendo essere presente, ha mandato un videomessaggio in cui ha spiegato come sia riuscita a creare una relazione vibrante, piccola e segreta con Aita, che gli ha permesso di interpretare così bene il personaggio di Fleur Jaeggy. Una magnifica scrittrice, amica di Battiato, presente in tutta la sua vita e nel film, grazie al loro rapporto di amicizia molto forte, potente e reciproco, nello scambio artistico e creativo, emancipato dalle passioni.
Ultimo ad intervenire, l’amico e maestro, il pianista Antonio Ballista, che lo ha ricordato con affetto e commozione; inimitabile e mai ritrovata la pace interiore che provava ogni qualvolta lo incontrava, perché Battiato, è stato forse in grado di trovare quella verità inattingibile che tutti noi cerchiamo.
Si ringrazia la Fondazione Franco Battiato ETS.
Il film è distribuito in esclusiva come evento nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio da Nexo Studios con RTL 102.5 come Radio Ufficiale e in collaborazione con MYmovies. Prossimamente sarà in onda su Rai 1 e Rai Play.













![PETER GABRIEL [Credits: Nadav Kander]](https://www.rockon.it/wp-content/uploads/2026/10/peter-gabriel-600x337.jpg)















